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Il razzismo negli stadi e nel calcio


Non è il calcio che devia, è il deviato che strumentalizza il tifo per esprimere ciò che è e le sue deviazioni. Non ha senso continuare a dare la colpa agli stadi e ai tifosi. Il tifoso è colui che ama la propria squadra, che ci si riconosce, che la vive come sua e va lì per sostenerla, dare il suo supporto ai giocatori, che gioisce quando vince e sta male quando perde, che soffre insieme ai calciatori e vive la partita in prima persona. Si ribella quando ci sono le ingiustizie ma rimane aderente a quelli che sono i valori dello sport.

Chi si nasconde dietro il tifo per manifestare il proprio razzismo, il proprio odio verso altri esseri umani, usa il calcio come una scusa per scaricare la rabbia e la violenza che hanno addosso. Si nascondono dietro la bandiera della propria squadra per giustificare le proprie azioni e la propria intolleranza. Sono persone che lo sono anche nella vita di tutti i giorni, che credono di avere qualcosa in più dell’altro per poterlo insultare e manifestare le proprie frustrazioni contro chi non ha nessuna colpa. Facilitati dal gruppo e dalla coralità, dove l’identità gruppale prende il sopravvento rispetto a quella individuale.

Cosa manca a questi ragazzi?

Principalmente educazione, contenimento e valori. Non dimentichiamoci che queste persone possono essere anche bulli o mobber, a seconda del contesto, nei confronti di chi considerano diverso da loro e possono essere anche violenti contro altre etnie, fuori dal contesto calcistico.

 

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