droghe da stupro

In un tema gli abusi del padre. Una denuncia diventata pubblica con effetti devastanti


“Le cose sono più facili da scrivere che da dire”. Non vale solo per bambini e adolescenti, è una grande verità anche per noi adulti. Basta semplicemente riflettere sul fatto che su un biglietto riusciamo a scrivere anche parole che probabilmente non avremmo il coraggio di dire guardando la persona a cui sono indirizzate negli occhi.

La verità è che siamo disabituati a parlare di noi, dei nostri sentimenti, cresciamo in un clima in cui tutti si raccomandano con noi “quando hai un problema me lo devi dire” e poi? E poi non è così. Viviamo ancora in un clima in cui chiediamo scusa se ci emozioniamo in pubblico, se ci trema la voce, se ci escono due lacrime, come se ci fosse qualcosa di cui vergognarsi. Cresciamo in una società in cui la sensibilità è roba da femminucce, è fragilità, in cui bisogna essere duri e non far trasparire i sentimenti per evitare di essere presi in giro o di mira.

Il problema quindi non è raccontare ciò che abbiamo vissuto, è l’accoglienza!

Se una persona non si sente realmente accolta nel suo dolore, ascoltata empaticamente, compresa e soprattutto tutelata, non aprirà le porte del suo mondo interiore. Il confronto con un ambiente poco accogliente, in grado di prendersi carico delle emozioni e dei sentimenti di una persona è difficile, soprattutto quando si tratta di bambini, soprattutto quando il problema nasce ed è legato alla propria famiglia. Per questo è più facile farlo con gli esterni, con qualcuno con cui non si hanno coinvolgimenti affettivi.

Per questa ragione i bambini, in genere, usano dei canali comunicativi come il gioco o il disegno, soprattutto attraverso le immagini esprimono ciò che hanno dentro, raccontano i propri “mostri” interni sperando inconsciamente che qualcuno intorno a loro possa accorgersi di ciò che non riescono a dire con le parole.

Quando si cresce cambia il simbolismo con il quale i ragazzi si esprimono, si comunica maggiormente con le parole, con frasi, con testi di canzoni, un adulto non deve sottovalutare mai quando un ragazzo chiede di ascoltare una canzone, di leggerne il testo, o di vedere un pezzo di film o di una serie, c’è sempre un messaggio indiretto. Tante volte scrivono e, se potessero parlare tanti diari segreti, racconterebbero quanta violenza e abusi ci sono dentro le case, di quanto maltrattamento infantile e adolescenziale esiste, di quanto la nostra cultura NON voglia vederlo, rendendoci tutti complici degli obbligati silenzi dei minori.

La scuola è spesso investita di un ruolo importante, non solo formativo ed educativo, anche di ascolto delle problematiche dei ragazzi che donano ai docenti le loro emozioni e i loro sentimenti con la speranza di essere accolti, almeno da loro.

Quello che i non addetti ai lavori non sanno è che un bambino o un adolescente arriva a parlare quando non regge più il peso di ciò che si porta dentro, è sempre un processo molto doloroso, non è il gesto impulsivo di un attimo.

Si racconta il proprio vissuto quando si ha bisogno di aiuto, quando diventa ingestibile ciò che affligge dentro, come nel caso della ragazza che ha denunciato gli abusi sessuali ripetuti da parte del padre. La paura che riaccadesse, la vergogna, il dolore, obiettivamente è troppo per una ragazza di soli 14 anni. Una madre che non si è accorta o non si è voluta accorgere di ciò che accadeva sotto i suoi occhi, come del resto succede molto spesso.
Si tende a nascondere, a lavare i panni sporchi a casa propria, alcuni genitori mi hanno raccontato che lo hanno fatto per paura di farlo sapere agli altri, di ciò che potessero dire amici e parenti, delle reazioni dei conoscenti e dei vicini. E i figli? E il loro vissuto? Esiste davvero protezione per i minori che vivono con i nemici dentro casa?

E’ stata messo in pasto ai media

Gli abusi da parte di padri e di madri lacerano la psiche. Quando sei piccolo non hai strumenti per difenderti da solo, lo devono fare i genitori. Nel momento in cui coloro che ti dovrebbero voler bene fanno il tuo male non sai veramente dove aggrapparti, ti senti tradito da tutti i legami e perdi la fiducia nella vita e ti senti profondamente solo a combattere la tua battaglia interiore.

Una cosa è certa, lei NON voleva che tutti sapessero, non voleva leggere le sue parole su tutti i giornali, se lo avesse voluto fare avrebbe usato i social, altri canali e non la scuola. In questo modo lo ha vissuto come un’ennesima violenza, come un tradimento, come si fiderà più di qualcuno?

Prima di metterla in pasto ai giornali qualcuno poteva pensare che è una minore e che questa è violenza nei suoi confronti!

Sicuramente non voleva che il padre si ammazzasse, non voleva l’attenzione mediatica, non voleva i giudizi e le critiche della gente che prima di aprire la bocca dovrebbe imparare ad azione almeno un neurone. Ora si porterà dentro anche il peso del suicidio del padre, penserà che si è ucciso per colpa sua, dovrà convivere con un altro dolore. In questo modo si rischia di farla pentire di aver parlato, di farla ritrattare, pur di scappare dal suo dramma.

Abbiamo pensato poi all’esempio che è stato dato a tutte le altre ragazze e a tutti gli altri ragazzi che non racconteranno più ciò che hanno vissuto per evitare questo accanimento mediatico? No, a questo non ci abbiamo pensato. Pur di far notizia schiacciamo pure i diritti dei minori e di tutte le vittime.


Questa non è tutela, questa non è accoglienza ed è per questo che emergono solo le punte degli iceberg. E’ vergognoso apprendere quando viviamo in una società che non è in grado di proteggere i bambini e gli adolescenti e che non è pronta a capire quanto sia diffusa la violenza.


La reazione della madre che mette in dubbio le parole della figlia fa capire perché abbia usato il canale della scuola. Se non ci si fida pienamente e non si ha la percezione di essere accolti o magari lo si è fatto già in tanti modi che non sono stati visti, si arriva ad una chiusura.

Non è tutela, è semplicemente vergognoso quello che è accaduto

Tutti parlano di questo suicidio del padre, ci si preoccupa di capire cosa abbia spinto l’uomo che ha ucciso psicologicamente la figlia a commettere questo gesto, e non di lei, anzi ho sentito con le mie orecchie tantissime persone mettere in dubbio le sue parole, pensando siano invenzioni, che non sia vero, che siano racconti. Eh sì, i bambini dicono le bugie, non raccontano la verità, si inventano tutto, soprattutto quando parlano dei genitori.


La colpa è della mentalità che non vuole vedere quanta patologia e perversione ci sia dentro le mura domestiche. Per questa ragione i minori hanno paura del confronto con le persone che giudicano e non accolgono, per colpa della cultura basata sull’onora il padre e la madre e sul fatto che ciò che fa e dice un genitore è legge.


Vi farei vedere ciò che ho visto e sentito in quasi vent’anni di carriera e allora forse, vi ricredereste. Non significa estremizzare, attaccare una categoria o fare di tutta un’erba un fascio, significa vedere la realtà delle cose e capire che le mele marce sono ovunque e vanno estirpate se veramente vogliamo proteggere e tutelare i minori.

Lo stigma che ruota intorno agli abusi e violenza sessuale

Gli occhi e le facce della gente parlano da sole, vieni guardata come se avessi una malattia, ti trovi stampati addosso gli occhi della finta compassione che una vittima di abusi e violenze sessuali non vuole, si ha bisogno di comprensione, non di reazioni eccessive, non di sentirsi diversa, sporca e colpevole.
Le vittime hanno paura che nessuno le voglia più, che nessuno le voglia più toccare, fare l’amore con loro per quello che è accaduto, hanno paura che l’altro non sia pronto ad accettare un corpo abusato perché in buona parte non lo sono loro, nonostante esistano ancora persone che si fanno condizionare dal passato di una persona.

Come se fosse una colpa subire un abuso o una violenza, come se qualcuno se la fosse andata a cercare, come se fosse una macchia che non va più via che si ripropone costantemente.

Si tende a dire sempre di denunciare, ma coloro che incitano alla denuncia costantemente e continuativamente soprattutto nei casi di abusi sessuali e di violenze sui minori hanno idea di cosa si scateni contro chi ha già subìto un danno, anche in maniera ripetuta? Giudizi, critiche, messa in discussione, ricerca di una colpa, accuse, dubbi, stigmi, ancora violenza su violenza, ragioniamo su questo per cambiare le cose e tutelare le vittime di questi crimini contro la persona.

di Maura Manca

L’articolo l’ho ripreso dal mio Blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/01/23/in-un-tema-gli-abusi-del-padre-una-denuncia-diventata-pubblica-con-effetti-devastanti/