rabbia adolescente

La banda allo sbando. Parliamo dei ragazzi che hanno “causato” la strage di Corinaldo


Ci si domanda come sia possibile non fermarsi neanche davanti alla morte e non provare un minimo senso di colpa per ciò che è successo. Come è possibile rimanere concentrati solo su se stessi e sui propri interessi?

Lo possiamo capire se comprendiamo chi sono questi ragazzi e come agiscono.

I membri della banda dello spray urticante, spruzzato dentro la Lanterna Azzurra quella maledetta notte di dicembre, sono tutti giovanissimi, poco più grandi dei ragazzi che hanno perso la vita quella stessa sera. Un piccolo gesto che ha creato il panico generale, che ha causato un fuggi fuggi all’interno di un locale strapieno di gente in cui non ci si poteva muovere, probabilmente non idoneo a contenere tutte quelle persone, trasformato drammaticamente in lanterna Rosso sangue e Nero morte. Una struttura che si è sgretolata sotto i piedi di mamme, papà e ragazzini che volevano semplicemente realizzare il loro sogno.

Ma chi sono questi ragazzi?

Sono giovani che hanno già alle spalle una carriera criminale abbastanza importante nonostante l’età. Sono lo spaccato di una società allo sbando che zoppica nel tentativo di contenere la devianza giovanile, di quei ragazzi che si nutrono della sensazione di riuscire a cavarsela davanti alla legge e della convinzione di potersi muovere in piena libertà, senza essere ostacolati e bloccati da nessuno.


Sono ragazzi privi di ogni scrupolo morale, deprivati del senso dell’altro, che sfruttano le situazioni e le persone muovendole come pedine su una scacchiera. Non conoscono la paura, non hanno sviluppato neanche un briciolo di empatia e di senso di responsabilità, rendendoli socialmente pericolosi.


Rapina dopo rapina si sono sentiti sempre più forti. Man mano che cresceva il loro gruzzoletto e la loro sensazione di impunità, cresceva anche il loro senso di illusoria potenza dell’Io che li ha portati ad agire anche durante e dopo la tragedia. Esistono solo loro, solo i loro scopi, solo i loro guadagni: “A me piacciono i soldi…a me piacciono i soldi” sottolinea più volte uno dei membri, “e a me soldi e adrenalina”, prosegue un altro. Cercano quella sensazione al limite, quella condizione di rischio in grado di generare adrenalina, ovvero quella attivazione interna che li fa sentire vivi, che evidenzia quel vuoto colmato solo dai comportanti devianti.

Non ci si improvvisa criminali, perché in questo caso parliamo di un’organizzazione criminale con tanto di ricettatore esterno che li spalleggiava. Sono mossi dal guadagno economico e da quello personale.

Si muovono insieme, ognuno ha il proprio ruolo e la propria specificità. Si rinforzano e si sostengono a vicenda, in modo tale da sentirsi ancora più forti. Sono tutti ragazzi che hanno già una storia di disagio e di devianza alle spalle piuttosto importante.


Non hanno sviluppato un Io morale, non hanno introiettato le regole, hanno dato problemi, soprattutto del comportamento, fin dall’infanzia.


Gradualmente iniziano a rubare qualche soldo in casa, a scuola, fanno qualche scippo più isolato, vedono che funziona, che nessuno li ferma, che hanno un profitto facile ed immediato. Si strutturano in una banda, si riconoscono nei valori e nella visione della vita: “da soli non si va lontano, insieme sì”.

Ed è così che dei singoli ragazzi allo sbando si trovano ad agire in gruppo e si strutturano in una gang.

Diventano sempre più abili, studiano le tecniche più efficaci di furto, pianificano i luoghi, inquadrano le loro vittime e l’ambiente anche effettuando dei sopralluoghi. Le loro parole così fredde e dure fanno riflettere. I loro dialoghi ascoltati durante le intercettazioni fanno capire che si sarebbero spinti anche oltre, sempre più al limite, che sarebbero arrivati probabilmente a compiere rapine a mano armata.

Quando sei nel vortice dell’onnipotenza criminale non ti fermi, ti rinforzi e ti strutturi intorno alla carriera criminale, soprattutto quando inizi in giovane età.

C’è un però in tutta questa storia che non può essere trascurato. Loro sono la miccia, l’hanno solo accesa, ma la bomba era lì, pronta ad esplodere.

Allora, siamo davvero sicuri che siano saltate tutte le teste? Siamo sicuri che sarebbero morti lo stesso se ci fosse stato all’interno della struttura il numero congruo di persone, se il locale fosse stato a norma, se ci fosse stato l’adeguato livello di sicurezza? Ad oggi, purtroppo, siamo sicuri solo di due cose: del numero delle vittime e che giustizia non è ancora stata fatta.

di Maura Manca

Tratto integralmente da L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/08/05/la-banda-allo-sbando-parliamo-dei-ragazzi-che-hanno-%e2%80%9ccausato%e2%80%9d-la-strage-di-corinaldo/