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La devianza dei figli di papà: il finto benessere dei ragazzi benestanti


Negli ultimi anni la devianza minorile ha subito profonde trasformazioni. Il disagio minorile si sta manifestando in forme nuove, adeguandosi a tempi e contesti. I recenti episodi di violenza non hanno più un movente riconducibile a furti, rapine o sono legati ad organizzazioni di stampo criminale e mafioso.

Stiamo assistendo all’espressione massima del disagio giovanile che viene urlato attraverso la distruzione fine a stessa, l’annientamento dell’altro, senza una reale motivazione, ma per scarico, divertimento, perché “è giusto”, perché non ci sono più limiti e più regole, per un po’ di popolarità sul web, di notorietà che alimenta l’adrenalina e per la consapevolezza che in qualche modo non verranno puniti.

Questo tipo di comportamenti, come sottolineano anche gli episodi di cronaca, non hanno più come attori protagonisti ragazzi disagiati, appartenenti a contesti sociali “ a rischio”, ma adolescenti di BUONA famiglia, se per buona famiglia intendiamo solo di un livello socio-economico alto, a cui, apparentemente, non manca niente, che frequentano le migliori scuole o università private. Per me “buona famiglia” significa in grado di insegnare dei “buoni” valori, disciplina, educazione, senso di sé e dell’altro.


La devianza sta cambiando veste, si trasferendo anche nei quartieri meno disagiati e sta diventando quella che io chiamo abbastanza ironicamente “la devianza ben vestita”. Ragazzi senza nessun precedente penale, con un buon inserimento nel tessuto sociale e una situazione economica stabile o agiata, tanti soldi in tasca che spendono in giro per le città, in tecnologia e droga e un enorme vuoto interiore da colmare. Questo aspetto ha portato anche ad una presenza di una cospicua componente femminile coinvolta in questi comportamenti.


Il silenzio o l’indifferenza delle famiglie che comprano la tranquillità dei figli con oggetti di valore e paghette a dir poco fuori luogo, l’incapacità di educare perché impegnati nelle loro mille attività, l’anaffettività e la delega della crescita del figlio ad una tata, sono tutti fattori che non permettono di creare nella psiche del bambino un legame affettivo stabile e duraturo tale da porre le fondamenta stabili per uno sviluppo sano della personalità.

L’assenza di no, di paletti, di regole di vita, alimentano l’onnipotenza di questi ragazzi che non si sentono amati, contenuti, che rischiano di sviluppare una personalità con i confini labili, non in grado di percepire il rischio per se stessi e per gli altri e le conseguenze delle proprie azioni. I genitori hanno rinunciato all’autorevolezza del ruolo, a quella sorta di potere, soprattutto decisionale, di influenza sul comportamento dei figli, per non sentirsi odiati da loro, per illudersi di aver creato una famiglia unita, almeno per forma, agli occhi degli altri. Si pompano i figli per egoismo personale, per competizione con gli altri.

La famiglia non è più uno spazio basato sulla differenza dei ruoli, ma è diventato un luogo basato sulle relazioni simmetriche, in cui tutto è permesso, in cui, talvolta, il genitore è più adolescente dei figli stessi, annientando il concetto di rispetto e di confini.

Questo modello, i ragazzi devianti ben vestiti, lo riapplicano anche a scuola, nella relazione con gli insegnanti, che non si possono permettere di riprenderli, di mettergli i paletti perché “mio padre paga”. La disciplina è diventata un optional e questi insegnanti non hanno la motivazione giusta. Ci sono rette scolastiche talmente tanto alte per cui i ragazzi hanno l’onnipotenza di comprare i voti, i diplomi, la laurea, si sentono onnipotenti e i genitori li sostengono in questo atteggiamento. Quindi non devono studiare, hanno tutti i pomeriggi liberi per girare con macchine e macchinette truccate, per bere e per drogarsi, per fare a botte o per fare danni, tanto per ridere un po’.

Sono aumentate le violenze di gruppo perché si sentono legittimati su tutto anche sul pretendere che una ragazza “ci stia” con loro. Molte ragazze, pur di fare la bella vita, si prostituiscono in cambio di regali di lusso, di locali “in”, di vacanze. Sono ragazzi che cercano sempre la soluzione più facile, che non conoscono la fatica, a costo di annullare la propria persona. Sono vittime di una società del benessere, individualista, che ha favorito una generazioni di adolescenti narcisisti, tanto arroganti, quanto insicuri e fragili.

In realtà, il benessere di cui godono i giovani di oggi, non è un ben-essere, ma è prettamente legato ai beni materiali e alla popolarità sui social network. Per questa ragione i reati commessi sono spesso legati a quello che loro individuano come divertimento, che deve colmare i vuoti interiori, che serve a mantenere un ruolo sociale, che non permette di riconoscere l’altro perché non si riesce a riconoscere nemmeno se stessi, che porta a ricercare forme sempre più estreme, difficili da prevedere dal punto di vista preventivo.

Sono spesso ragazzi colti e molto ben preparati anche da un punto di vista legale. Mi confronto spesso giovani che hanno la consapevolezza che in determinate circostanze, il sistema giudiziario italiano, non li può condannare. Sanno come sviare le situazioni, sanno aggirare l’ostacolo meglio di chiunque altro, con estrema freddezza, sanno quello che devono dire e possono pagarsi i migliori avvocati: in poche parole onnipotenti.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

 

 

 

 

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