DONNE

La violenza contro le donne ha le radici nell’infanzia e la vediamo già in adolescenza. Perché non riusciamo a fermarla?


“La paura crea un legame fortissimo che ti blocca e ti impedisce di scappare. Quando sei incastrata in un rapporto sentimentale non sempre è così facile uscirne. Da fuori sembra tutto più semplice; gli altri sono convinti che basterebbe lasciarlo per risolvere la situazione, ma la soluzione non è così immediata. Non è un interruttore che si accende o si spegne, ti trovi in gabbia e non sai neanche come ci sei finita. Sai che potresti anche lasciarlo, ma rischi di diventare il bersaglio delle sue reazioni. Potrebbero diventare incontrollabili e hai paura che nessuno riesca veramente a tutelarti e a impedirgli di farti ancora più male. A quella condizione di sofferenza quotidiana alla fine ti sei abituata, mentre le reazioni che potrebbe avere dopo essersi sentito abbandonato diventano un’incognita. È anche questa superficialità del mondo che ti circonda che non ti fa sentire sicura nel prendere la decisione più giusta. Le persone non capiscono quello che si prova quando si è incastrati in un amore e, vi assicuro che anche questo non aiuta minimamente ad aprirsi con loro. Non sono ragazzate, non è la gelosia tipica dell’insicurezza adolescenziale; questo è controllo e possesso, cioè violenza. Ti vuole soffocare, vuole creare il vuoto intorno a te, come se annullasse i tuoi bisogni, le tue esigenze, le emozioni e i sentimenti e ti vedesse solo come un oggetto di sua proprietà. È una condizione difficile da gestire e contrastare: sei vittima della persona che dice di amarti di più al mondo. Riesce a sentirsi forte solo con la prepotenza e con il controllo, cerca il possesso su di te per gestire le sue paure e la sua insicurezza e riuscire a dominarti. La violenza annulla anche la voglia di combattere, se lo contrasti la situazione potrebbe peggiorare e allora preferisci subire nel silenzio della tua invisibile prigione”.

Sono le parole tratte da uno dei racconti del mio ultimo libro “Ragazzi Violenti. Un viaggio nelle menti di vittime e aggressori”.

Lei aveva 16 e poi 17 e poi 18 e 19 anni quando ha subìto tutto questo. Purtroppo, non sono solo le parole di una adolescente, ma di centinaia di adolescenti che fin da quando sono piccole patiscono silenziosamente queste forme di comportamenti violenti messi in atto da parte di chi non è in grado di amare, di chi scambia il possesso, il controllo, la gestione dell’altro visto come un “oggetto di proprietà”, per amore. Di chi è rinforzato da un ambiente che dà ancora poco spazio e attenzione agli amori malati, anche in adolescenza, dimenticandosi che possono essere i presupposti per quella che sfocerà in violenza domestica e in tanti casi tentato omicidio o omicidio.

Eppure i numeri parlano chiaro e sottolineano che ciò che stiamo facendo non è ancora sufficiente.

Non bastano misure restrittive per tutelare una donna e una mamma insieme ai suoi figli, non sono sufficienti per fermare quella violenza che si scatena quando non si riesce ad accettare un no e quando non si tollera di non aver più il potere sull’altro.

E’ fondamentale che su tutto il territorio si definisca una rete sempre più fitta di centri antiviolenza, nonostante non siano LA soluzione, perché ci sono migliaia di donne che non si rendono conto del pericolo che corrono, che sperano ancora che l’altro cambi, che, in tanti casi, non pensano che l’altro possa arrivare a tanto, che danno la famosa “altra possibilità”.


Ci vuole una politica che si basi su un intervento ancora più massiccio soprattutto per apportare un cambiamento da un punto di vista socio-culturale, perché c’è ancora troppa paura, e la paura blocca, insieme ai troppi errori di valutazione.


Per arrivare prima dobbiamo partire prima, fin da quando sono piccoli dobbiamo ragionare su che tipo di modelli gli trasmettiamo, su che aria respirano in casa, perché siamo veramente sicuri che gli facciamo arrivare il messaggio che esiste la parità dei diritti o che la libertà dell’altro non deve essere violata e l’amore non è possesso? Specifici comportamenti sono ancora troppo giustificati, soprattutto in alcuni contesti familiari, per questo dobbiamo accompagnarli fin da piccoli ad una cultura del rispetto.

Mi capita spesso di confrontarmi con adolescenti impaurite che non hanno gli strumenti per gestire le situazioni in cui rimangono incastrate e da cui non sanno uscire, eppure è un fenomeno che non si vuole vedere e riconoscere nella sua gravità.

“Amori” che poi le condizioneranno anche nelle scelte future e che rischiano di lasciare dei segni importanti: “La segue, se lo ritrova ovunque, ma cosa succederà quando la vedrà con un altro, ma secondo te la può ammazzare?”È una delle paure di una ragazza di 14 anni che mi parlava dell’amica vittima di stalking. Come del resto devo contenere le angosce dei figli quando sentono e vedono litigare violentemente i genitori e temono il peggio. Una bambina mi ha chiesto: “Ma mamma viene uccisa come quelle della tv?”.


Chi li tutela i figli della violenza, chi pensa a loro che ogni giorno vivono in balìa di una coercizione, soprusi e maltrattamenti incontrollati e a quanto pare incontrollabili?


Siamo il paese delle troppe parole, delle manifestazioni, delle giornate nazionali, ma facciamo ancora troppo poco perché ci sono ancora troppe ragazze e troppe donne sole e impaurite che hanno paura di denunciare e che vivono una lenta ed inesorabile morte quotidiana.

di Maura Manca

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog del L’Espresso AdoleScienza:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/11/23/la-violenza-contro-le-donne-ha-le-radici-nell%E2%80%99infanzia-e-la-vediamo-gia-in-adolescenza-perche-non-riusciamo-a-fermarla/