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La violenza del branco. Fin dove si possono spingere i ragazzi in gruppo?


Da tempo assistiamo ad un evolversi sempre più cruento e preoccupante del comportamento in gruppo di amici che spesso finiscono ad agire come un branco. Si tratta magari di amici con i quali ci si conosce da anni, con cui si condividono le serate, le uscite in discoteca e i momenti di divertimento.

Come può allora un gruppo arrivare a tentare di uccidere o ad uccidere anche per futili motivi?

Le persone in gruppo funzionano in maniera diversa rispetto a quando sono da soli, scattano tutta una serie di meccanismi che portano a commettere anche degli atti di una violenza ed efferatezza inaudita. Nel branco la paura si trasforma in adrenalina, ci si sente più forti, più potenti e ci si spinge con facilità oltre.

Scattano in primis:
l’EFFETTO CONTAGIO, ossia l’effetto che porta a dire “lo fanno gli altri, sono i miei amici, lo faccio anche io, non posso tirarmi indietro”. Se ci si tira indietro si diventa vigliacchi, se non si agisce si rischia di essere poi isolati ed emarginati dal gruppo.
L’EFFETTO FRATELLANZA. Succede qualcosa ad un membro del gruppo ed è come se succedesse a me. Viene fatto un torto ad un amico e mi sento chiamato in causa in prima persona ed intervengo comportandomi come se il torto l’avessi subìto io.
L’EFFETTO DERESPONSABILIZZAZIONE. In branco vengono messi in atto tutta una serie di meccanismi di disimpegno morale, cioè quelli che autoregolano la condotta morale. Si attua un meccanismo di “divisione della responsabilità” tra i membri, sono meno colpevole o lo sono quanto gli altri, comunque mi nascondo dietro il gruppo e posso arrivare a commettere anche azioni estremamente gravi, il limite non è più individuale, è del gruppo. Nelle aggressioni di massa scattano anche dei meccanismi di “giustificazione morale” e di “attribuzione della colpa” per cui si autogiustificano il comportamento che stanno mettendo in atto e attribuiscono la colpa all’esterno o a qualcun altro che ha scatenato la loro ira. C’è anche una sorta di “deumanizzazione della vittima” che a detta loro se lo meritava per come si è comportata o per quello che ha detto o fatto.

Nel momento in cui un gruppo attacca non si rende conto di dove può arrivare, difficilmente si riesce a mettere un limite e un freno. Ovviamente si tratta di persone che non sono abituate a risolvere il problema con le parole e a gestire le situazioni in un modo che non sia violento o comunque impulsivo o aggressivo.

A volte ci si nasconde dietro scuse o futili motivi per aggredire e attaccare un’altra persona, spinti ed esaltati molto spesso dall’effetto dell’alcol e dalle droghe.

Branco, alcol e droghe sono un mix letale che possono portare anche a distruggere o uccidere. Ci si nasconde dietro dei princìpi morali, si cerca una scusa ed una giustificazione alla propria violenza.
Si crede di poter fare tutto, di disturbare gli altri, anche nei luoghi pubblici, senza che le persone intorno possano rispondere o reagire. È importante sottolineare che non hanno un codice comportamentale definito, ma agiscono insieme e purtroppo arrivano anche a compromettere la vita della persona o delle persone identificate come bersaglio e che comunque sono ragazzi che hanno internamente un profondo disagio. Una persona con un senso morale sviluppato, con una capacità di ascolto ed empatica non arriverebbe mai a tentare di uccidere o a uccidere un’altra persona, l’aggressione non diventerebbe l’unico modo di risolvere un problema.

Cosa scatta quando davanti si trova un altro gruppo o branco?

Quando poi ci si trova davanti un altro gruppo contro o un branco è importante sottolineare che il livello della violenza sale perché scatta anche la supremazia del gruppo e il dover dimostrare di essere più forti. C’è un escalation della violenza, si può arrivare anche a usare qualsiasi tipo di arma da coltelli, spranghe, tirapugni o sfollagente. A volte possono scattare anche dei meccanismi legati alla territorialità e all’orgoglio del gruppo. Se poi ci sono dei pregressi e delle storie passate allora ogni volta si mette in conto tutto.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza