violenza assistita

La violenza domestica assistita: i bambini invisibili


La famiglia è il primo ambiente di vita del bambino, un luogo in cui egli dovrebbe trovare sicurezza, amore e protezione ed essere accompagnato nelle diverse fasi del suo sviluppo. Può avvenire, però, che proprio all’interno delle mura domestiche si consumino litigi e atti violenti, ai quali i bambini sono costretti ad assistere come vittime passive.

Si tratta della violenza assistita intrafamiliare ossia quella forma di maltrattamento che il bambino subisce assistendo ad azioni di abuso fisico, psicologico, sessuale o economico su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative per lui adulte o minori.

Secondo i risultati di uno studio del 2011 di Save the Children (http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=295), si stima che questo tipo di violenza colpisca, solo in Italia, oltre 400mila minori, mentre dall’indagine Terre des Hommes e CISMAI del 2013 è emerso che le vittime, prese in carico, sono soltanto 16 su 1000 (http://www.terredeshommes.it/dnload/dossier-bambini-maltrattati-tdh-cismai.pdf).

Una forma di maltrattamento “invisibile”, data dalla convinzione diffusa e sbagliata che la violenza ferisca principalmente la persona cui è direttamente rivolta e non coloro che vi sono esposti. Un vuoto normativo che provoca danni profondi e duraturi. Il dato più allarmante è che a volte sono gli stessi genitori a sottovalutare le conseguenze dannose della violenza assistita dai loro bambini. Quando, ad esempio, si chiede alle madri che subiscono maltrattamenti, quale sia la percezione che i bambini hanno di tali episodi violenti, generalmente rispondono che i figli dormono in un’altra stanza o non sentono o che non sono mai stati coinvolti (Depalmas e Cilio, 2012).

Cosa significa per un bambino assistere ad atti violenti?

– Il minore vive esperienze traumatiche ripetute ed è portatore di angoscia e preoccupazione di poter perdere uno o entrambi i genitori e di essere a propria volta vittima diretta di abusi (De Zulueta, 1999).

– Il bambino non ha le capacità necessarie per gestire l’evento, si sente impotente e non riesce a cogliere le reali cause che fanno scaturire il litigio. Tende così ad addossarsi le colpe delle liti tra i genitori, attribuendole al suo cattivo comportamento (Luberti et al., 2005).

– Quando il bambino è spettatore di violenza di un genitore nei confronti dell’altro, si crea un enorme confusione nel suo mondo interiore su ciò che è amore, intimità e violenza. Cresce in un ambiente in cui l’abuso è considerato normale e da adulto tenderà a perpetrare la violenza, o da vittima o da carnefice.

Cosa si può fare per fronteggiare questo tipo di violenza?

– Fare prevenzione. Quando si tratta di violenza domestica non bisogna limitare gli interventi sulla diade direttamente interessata, ma estendere l’osservazione su tutta la famiglia.

– Interrompere per prima cosa la spirale di violenza. In molte famiglie, la violenza è così cronicizzata che si perde la reale percezione della gravità dei maltrattamenti.

– Sensibilizzare gli adulti di riferimento dei danni che, anche i litigi che diventano cronici, possono creare nei bambini.

– Individuare le risorse all’interno del nucleo familiare e rinforzare i legami di attaccamento tra il bambino e i suoi genitori. Attuare interventi psicologici e sociali specifici a seconda dei casi.

 

Redazione AdoleScienza.it

Riferimenti Bibliografici

Cilio M.G., Depalmas C. (2012), La voce nel silenzio. La violenza assistita. Aracne, Roma.

De Zulueta F. (1999), Dal dolore alla violenza. Le origini traumatiche dell’aggressività. Raffaello Cortina, Milano.

Luberti R., Pedrocco Biancardi M.T. (2005), La violenza assistita intrafamiliare. Percorsi di aiuto per bambini che vivono in famiglie violente. Franco Angeli, Milano.