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Lo conoscono in rete e poi le violenta a soli 14 anni. Perché si cade nelle trappole del web?


 

Due adolescenti di soli 14 anni sono state, prima adescate sul web da un ragazzo 21enne, conosciuto attraverso un noto social network, incontrato in un secondo momento di persona, che le ha violentate con la complicità di un amico 20enne che gli faceva da palo. Si tratta di adescamento in rete di un adulto nei confronti di un minore, un problema ancora troppo sottovalutato, che riguarda invece un numero estremamente importante di ragazzi e di giovanissimi dalle conseguenze anche gravissime, come testimonia questo caso.

Ho scritto questo articolo nel mio blog dell’Espresso per far comprendere i segnali, i numeri i profili delle vittime e degli aggressori e dare dei consigli pratici ai genitori.

 

Dai social network alla violenza: come avviene l’adescamento?

Il processo dell’adescamento segue delle vere e proprie fasi. Ci si conosce, generalmente, sui social network e si passa successivamente della chat privata, una fase già più intima, che fa abbassare le poche difese che hanno i ragazzi a quell’età, perché rappresenta e diventa la fase dello stringimento del rapporto e della fiducia. Una volta creato questo legame di fiducia, non c’è più paura di conoscere l’altra persona e incontrarla diventa, anzi, quasi normale e automatico. È inutile domandarsi perché conoscono di persona gli estranei, non hanno paura, scattano tutta una serie di altri meccanismi che non fanno percepire il pericolo.

Non dobbiamo dimenticare che partiamo già da una normalità in cui si condivide tutto, anche gli aspetti più intimi e personali, per cui il passaggio successivo alla condivisione fisica e concreta di ciò che è stato precedentemente condiviso online, diviene estremamente naturale. Può capitare, talvolta, nell’incontrare l’altro, di scoprire che dall’altra non ci sia la persona con cui si pensava di chattare o, come in questo specifico caso, che una volta adescati si vivano delle bruttissime esperienze, fino a situazioni in cui si diviene vittima di violenza sessuale, come accaduto alle due 14enni e tante altre ragazze che tacciono il proprio dolore.

È una condizione estremamente traumatica perché siamo davanti ad un doppio tradimento, un doppio shock: ci si lega a quella specifica persona e ci si fida, che porta al vissuto legato al tradimento della fiducia, seguito dalla violenza sessuale e psicologica.

Di che numeri parliamo?

2 adolescenti su 10, dichiarano di aver scoperto che dietro un profilo di una persona amica sui social network si nascondesse un adulto e le vittime predilette degli adescatori sono le femmine (62%). I dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza raccolti su un campione di 11.500 adolescenti dagli 11 ai 19 anni, evidenziano come, gli adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, nel 14% dei casi accettano l’amicizia da chiunque gliela chieda, senza fare un minimo di valutazione e controllo. Il 35% ha comunque paura che possa essere contattato da qualcuno con la reale intenzione di adescarlo, soprattutto le ragazze (27%) ma, nonostante questo, oltre 6 adolescenti su 10 hanno chattato con un estraneo e più di 4 su 10 hanno incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet e, nel 6% dei casi si sono trovati di fronte una persona diversa da quella che si aspettavano.

 

Perché è così facile adescare le adolescenti in rete?

Parliamo generalmente di ragazzi più grandi o di adulti che fanno leva proprio sull’ingenuità di un’adolescente. Diviene molto facile adescare chi è ancora pieno di aspettative, chi non ha un’esperienza di vita che gli permette di comprendere anche la malignità e la cattiveria che possono nascondersi dietro determinati gesti.
Nel web c’è una sottovalutazione del pericolo, le difese si abbassano, non c’è il contatto diretto e ci si sente in una certo senso all’interno di una bolla che protegge; tante volte ciò che accade online viene visto solo come un gioco, e ci si innamora di ciò che si vuole vedere nell’altro.
Quando, come in questo caso, si subisce il fascino di un ragazzo più grande, emerge il bisogno di essere riconosciute e ascoltate, c’è anche un certo fascino esercitato dalla trasgressione e dal rischio, diviene molto facile essere adescate, perché queste ragazze hanno bisogno di conferme, le cercano nel web e vengono facilmente appagate dalle parole che, dall’altra parte dello schermo, una persona più grande riesce a trovare e a condividere con loro.

Perché non parlano e non raccontano ciò che è accaduto?

Bisogna considerare il fatto che le ragazze sentono di aver fatto qualcosa che non dovevano fare, hanno paura delle reazioni dei genitori, vivono un enorme senso di vergogna che porta ad una profonda chiusura in se stesse. Scatta la paura che gli altri vengano a conoscenza di quanto accaduto, la paura del confronto e soprattutto del giudizio, ci si dà la colpa di ciò che è successo. Spesso capita anche di subire delle minacce, per cui si ha paura anche della possibile reazione dei propri aggressori, qualora si parli e si denunci la violenza subita.

Quali sono i segnali della violenza sessuale e gli effetti dell’adescamento online?

 

Un adulto deve stare attento, innanzitutto, ai cambiamenti, non necessariamente macroscopici, che possono verificarsi nel comportamento e nelle abitudini, e i genitori devono stare attenti a cogliere questo tipo di segnali per scoprire se una figlia ha subito delle violenze. In questo specifico caso, ad esempio, la madre della 14enne è riuscita a cogliere con grande attenzione e sensibilità i cambiamenti di comportamento e abitudini della figlia, riuscendo poi ad effettuare la denuncia.
Si manifestano ad esempio cambiamenti nelle abitudini quelle legate al rapporto con il cibo, per cui spesso non si riesce a mangiare e si rifiuta il cibo o, al contrario, ci si abbuffa oppure al sonno, per cui possono verificarsi sogni o incubi ricorrenti, insonnia, difficoltà di addormentamento. Può verificarsi anche un cambiamento nella cura di se stessi, nell’igiene personale e nella pulizia del corpo, perché dopo la violenza ci si sente sporchi e si vive perennemente con quella sensazione di sporco addosso.
Possono verificarsi cambiamenti nelle relazioni, che portano, ad esempio, a chiudersi nella propria stanza o a diventare un po’ più schivi e un po’ più restii a interagire con gli altri come si faceva solitamente. Ci sono spesso problemi legati all’umore, che diventa altalenante, si manifesta una profonda tristezza legata al sentirsi più fragili e vulnerabili e, infine, segnali e sintomi fisici, come ad esempio frequenti mal di testa o mal di pancia; il corpo, infatti, esprime spesso il dolore e la sofferenza che si hanno dentro.
Tante ragazze, dopo essere state violentate, vivono anche nella paura di aver preso delle malattie, di essere state contagiate o nel terrore di essere rimaste incinte, e finché non si riesce a scoprire se questi timori non corrispondono alla realtà, si vive una profonda angoscia.

Cosa possono fare i genitori?

Un genitore, quando coglie i cambiamenti negli atteggiamenti, nelle abitudini, nei comportamenti e nell’umore dei figli, deve cercare di capire cosa è successo e parlarne con loro. La condizione ideale è, ovviamente, che ci sia già un buon dialogo tra genitore e figlio, anche perché è estremamente difficile che, quando si verificano violenze di questo tipo che coinvolgono anche la sfere sessuale, una ragazza riesca a parlarne. Bisogna, quindi, monitorare sempre il figlio e cercare di avere la situazione il più possibile sotto controllo; questo non significa invadere la loro vita, non lasciarli liberi di sperimentare la loro autonomia, anche nel web, significa piuttosto monitorare, controllare, prestare attenzione e, soprattutto, quando ci si accorge che qualcosa non va, intervenire tempestivamente.

 

Informazione e monitoraggio sono compiti fondamentali dei genitori

La prevenzione è fondamentale: si deve spiegare ai figli con esempi pratici, concreti, anche di cronaca, i reali rischi e pericoli, le trappole che nasconde il web. Un grande problema, purtroppo, è legato al fatto che la maggior parte dei genitori non si rende conto della facilità con cui possono verificarsi queste situazioni e della loro gravità. La maggior parte di loro non conosce il reale funzionamento dei social network e delle piattaforme online, né le dinamiche del web, per cui si trovano tante volte ad arrivare in ritardo e a dover mettere dei cerotti. Un genitore, per poter essere efficace, deve informarsi, deve conoscere il web, non demonizzarlo, non deve mettere dei muri nella relazione con il figlio, ma diventare essere un suo alleato, perché è l’unico modo per capire se c’è un problema e a che livello, ed è l’unico modo per poter davvero aiutare i ragazzi.

 

Qual è il possibile profilo degli aggressori?

Si tratta sicuramente di persone che approfittano del proprio ruolo e della propria posizione, approfittano della facilità con cui nel web si possono lanciare delle esche per raggiungere le ragazze più fragili e ingenue, consapevoli anche della facilità con cui queste ragazze possono cadere nelle loro trappole.
In questo specifico caso, come spesso accade, c’è anche una premeditazione e una reale intenzionalità nel compiere un gesto tanto grave come la violenza sessuale. Per questi ragazzi, è importante sperimentare questa sensazione di dominanza psichica, il riuscire a portare nella propria rete una ragazza e portarla a fare ciò che si vuole. L’altro diventa, quindi, un corpo oggetto che deve soddisfare i propri bisogni e la persona viene spogliata di ogni caratteristica umana, si agisce senza un minimo di empatia nei confronti della vittima e senza rendersi minimamente conto delle conseguenze a breve e a lungo termini, e dei danni causati sull’altra persona.