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Me lo avevi detto! Come si può morire a soli sedici anni in un modo così orribile?


Lei è un’adolescente come tante altre, ha quindici anni e mi si è buttata al collo spaventata guardandomi con i suoi occhioni verdi. Mi ripeteva ininterrottamente: “me lo avevi detto”, “me lo avevi detto!”. Avevo capito a cosa si riferisse, ma aspettavo che mi dicesse cosa la scuotesse così nel profondo.

È una delle tante adolescenti che si sentono grandi e che davanti ad un problema in grado di far tremare le loro pseudo certezze si sentono sole e indifese.

Un cervello adolescente, e purtroppo anche quello di tanti adulti rimasti adolescenti, non ha ancora acquisito la capacità di discernimento tale da poter aver chiaro il concetto di rischio, di conseguenze, di un dopo che può lasciare anche cicatrici molto profonde.
Si fumano le canne, si drogano in vari modi, bevono alcolici, si sentono grandi, evadono le regole e gli schemi sempre più latitanti e meno presenti nella loro vita.


Si sentono vivi facendosi del male, senza rendersi conto che troppe volte giocano a carte con la loro vita, la mettono in gioco come un giocatore d’azzardo mette al centro del tavolo la sua posta, dandogli un valore decisamente troppo basso, sempre che la vita abbia un prezzo.


Quando vincono, la maggior parte delle volte direi, si sentono ancora più forti ed onnipotenti, invincibili, come se si mettessero una tuta da super adolescente in grado di proteggerli e di contenere nel contempo le loro fragilità.

Vanno a comprarsi la droga anche da sole, si infilano in tuguri, in appartamenti o luoghi dimenticati da tutti, in mezzo a chi non conoscono e a chi gioca con la loro vita senza pietà, monetizzando tutto, potenzialmente capaci di tutto.

La piccola-grande adolescente al mio collo aveva letto la notizia della povera Desirée di solo un anno più grande di lei, massacrata probabilmente da un branco di freddi assassini con sembianze di esseri umani privi di umanità che hanno approfittato di lei drogandola, violentandola e lasciandola buttata lì, come se quel corpo non avesse un’anima, come se quella non fosse una persona, come se quella adolescente fosse un oggetto da sopraffare come un branco di lupi affamati intorno alla loro preda.

“Me lo avevi detto di stare attenta quando mi vado a comprare il fumo da sola in questi posti. Me lo hai detto tante volte che è pericoloso e io so che tu mi dici la verità, però non pensavo potesse capitare una cosa del genere e forse neanche lei lo pensava, forse anche lei faceva come me, forse a lei nessuno le ha mai detto di stare attenta, perché io alla fine ti ho ascoltato e se non lo avessi fatto forse sarebbe capitato anche a me”.

Tocco quotidianamente con mano l’ingenuità in cui si incastrano senza neanche rendersene conto, le condizioni di grave rischio che corrono inconsapevolmente, la ricerca di questa euforia, di questo sentirsi grandi e potenti in un sistema che tende a schiacciarli con un dito puntato senza dargli una mano concreta.

Purtroppo tante volte le parole non bastano, per comprendere nel profondo le cose hanno bisogno di sbatterci il muso e in alcuni casi farsi anche del male.

La vita quando insegna è una madre crudele, non te la manda a dire, arriva dritta come un treno in corsa. Siamo noi che dobbiamo comprendere i suoi insegnamenti, siamo noi adulti che dobbiamo essere credibili se vogliamo essere efficaci con gli adolescenti.

Non è vero che non ascoltano, hanno solo bisogno di qualcuno che li prenda per mano e li guidi, hanno bisogno di qualcuno che li comprenda e gli dia concretezza, non solo parole.

Per essere credibili ed efficaci si deve essere prima di tutto coerenti.

Questi ragazzi sono vittime di un disallineamento generale del sistema, sono figli del conflitto e della disarmonia valoriale che li spinge ad una deriva educativa che loro tentano di gestire attraverso questi comportamenti devianti e a rischio.

di Maura Manca

L’articolo è tratto integralmente dal mio blog del L’Espresso AdoleScienza:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/10/24/me-lo-avevi-detto-come-si-puo-morire-a-soli-sedici-anni-in-un-modo-cosi-orribile/