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Morire tra le braccia dell’indifferenza della gente


Sei con gli amici, stai bevendo un cocktail, sei in una discoteca a divertirti come migliaia di altri giovani, ad un certo momento senti un forte mormorio, l’attenzione è catturata da una “scazzottata” tra ragazzi, sembra la scena di uno dei tanti film ma questa volta non è finzione, è una triste e cruda realtà, quella che non siamo più in grado di empatizzare con le persone che ci circondano, che siamo affetti da un profondo egoismo di fondo che ci porta a pensare a noi stessi e molto meno agli altri.

Niccolò è morto tra le braccia dell’egoismo della gente, tra gli occhi indiscreti di chi è abituato a guardare, a mettere like, a condividere e a non intervenire.

Non si tratta di bestie, gli animali sono spinti dall’istinto di sopravvivenza, ogni cosa che fanno le bestie ha un senso, ha una finalità, ma quello che fanno certi esseri umani, se tali si possono definire, non ha veramente un senso. Siamo troppo distaccati dall’altro, non si cuciono più i rapporti, non si vive più sulla propria pelle la fratellanza, quell’istinto che ti porta a difendere una persona quando è in pericolo ed è indifesa. Sono pilastri che mancano fin dall’infanzia. Non si educano più i bambini e gli adolescenti ai sentimenti, ai valori, non si rispetta più niente e nessuno, l’amicizia ha perso profondamente il suo vero significato e l’empatia è uno dei valori tristemente estinti. Viviamo tutti connessi, estremamente vicini in termini spazio temporali e nello stesso tempo profondamente distanti. E’ impressionante come nessuno intervenga quando qualcuno viene messo in mezzo, quando viene distrutto psicologicamente e fisicamente, quando un ragazzo viene brutalmente ucciso o deriso. E’ una dinamica estremamente diffusa, purtroppo, è quello che accade anche negli episodi di cyberbullismo, centinaia e migliaia di ragazzi che ridono quando un essere umano viene preso come bersaglio da altri esseri umani che condividono e non intervengono. Cosa cambia rispetto a quello che è accaduto in Spagna e che accadrà ancora e ancora e ancora?. Mancano le basi, è inutile gridare allo scandalo perché questi ragazzi non sono affetti da una patologia globale, sono l’esito di un’educazione sbagliata e di un contesto storico-ambientale che porta a vivere le relazioni sociali sui social. Il senso dell’altro si impara vivendo CON l’altro e sentendolo sulla pelle, non attraverso uno smartphone. La vicinanza psichica si costruisce e sviluppa il senso dell’altro. La tecnologia ha invaso le nostre vite, gli schermi allontano le persone.

L’indifferenza uccide, l’ignoranza uccide e l’egoismo uccide.

E’ comunque assurdo che ci troviamo a parlare di spettatori quando qualcuno viene ucciso, viene messo in mezzo, quando ci si trova in una condizione di profondo svantaggio. Non è una scazzottata tra amici, una litigata da bar, non si è più in grado di valutare in maniera appropriata ciò che si sta vivendo e che accade intorno a noi. Il vero problema è che siamo troppo abituati a guardare ciò che accade agli altri attraverso uno schermo in maniera distaccata, l’unico nostro intervento è cliccare il tasto condividi, scrivere qualche frase di rabbia e denuncia sociale e per le nostre coscienze il dovere è stato fatto. Siamo un pò troppo spettatori indifferenti della nostra vita e di quella degli altri, senza capire che anche nel guardare c’è un limite. Se si vuole cercare di “guarire” la patologia del secolo, “l’indifferenzite acuta”, si deve partire dalle basi, dai primi passi e ripristinare i legami di fondo lavorando sui sentimenti e sulla morale.

Di Maura Manca pubblicato sul blog AdoleScienza de L’Espresso

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