vittima bullismo e cyberbullismo

Omofobia e bullismo omofobico: cos’è e quali sono le conseguenze


L’OMOFOBIA indica l’intolleranza, i sentimenti negativi e l’odio nei confronti delle persone omosessuali, sia uomini che donne, e anche verso tutti quelli che non aderiscono agli stereotipi sessuali normativi, come per esempio ragazzi con tendenze femminili o ragazze con tendenze maschili.

Queste forme di discriminazione, messe in atto in maniera sistematica e intenzionale, sono molto diffuse nel nostro paese e purtroppo portano di frequente a comportamenti di isolamento, di derisione e rifiuto, fino alle minacce e alla violenza fisica. Si tratta di aggressioni spesso agite in gruppo, basate sul disprezzo per l’orientamento sessuale, sull’odio per i ragazzi omosessuali, sulla non accettazione della libertà di scelta dell’altro, una sorta di imposizione con la forza delle proprie convinzioni.

L’omofobia è comunque il risultato di un’educazione non solo familiare ma anche legata al contesto socio-culturale in cui si cresce.

Una cultura basata sul pregiudizio, che stigmatizza e che non educa tenendo conto delle differenze individuali, spinge non solo adulti già formati a mettere in atto comportamenti di tipo omofobico ma rappresenta anche per un bambino o un adolescente un esempio da seguire.

Quali sono le conseguenze?

Durante la fase adolescenziale, i ragazzi vanno incontro a numerosi cambiamenti fisici ed emotivi e sono alla ricerca della propria “dimensione”, nel difficile compito di separarsi dai modelli familiari e diventare persone autonome. In questi momenti, è ancora più forte il bisogno di sentirsi accettati dai propri compagni, di condividere insieme al gruppo, senza vivere nella paura di essere denigrati, isolati, presi in giro, e talvolta anche aggrediti.
Il coming-out, ovvero la decisione di dichiarare apertamente la propria omosessualità, è un momento fondamentale in cui finalmente si dà ascolto alle proprie emozioni, al proprio corpo e si accetta che si è attratti da persone dello stesso sesso, affrontando il mondo esterno, senza condizionamenti e senza paura di essere “diversi”. Sono troppi, però, gli adolescenti che hanno il timore di farlo, tanto che molti di loro preferiscono nascondere la propria omosessualità e reprimere se stessi, per la paura di essere giudicati e di sentirsi rifiutati dagli altri.


Dai dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, è emerso che il 6% degli adolescenti, tra i 14 e i 19 anni, si è fidanzato con una persona dello stesso sesso e quasi la totalità di loro (il 95%) vive nella paura di essere preso in giro e di non essere accettato per la sua omosessualità. 


Questo tipo di atteggiamenti e di comportamenti discriminatori possono lasciare nelle vittime prese di mira delle ferite molto profonde da un punto di vista psicologico, le portano a chiudersi in se stesse e, in un certo senso, a rifugiarsi nel proprio dolore.

Si sperimentano vissuti di colpa, sentimenti di vergogna e di inadeguatezza, si svuota il proprio valore personale e si vive costantemente in uno stato di allerta che non permette di abbassare mai la guardia, nel terrore che questo tipo di violenze si possano verificare nuovamente.

I genitori che ruolo hanno?

Un aspetto che non va sottovalutato e che deve far riflettere è che il 92% degli adolescenti che hanno dichiarato di aver avuto relazioni con una persona dello stesso sesso, non lo ha mai detto ai genitori (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Spesso, infatti, i ragazzi non chiedono aiuto ai loro genitori, si tengono tutto dentro perché hanno paura delle loro reazioni, di non essere accolti, compresi, capiti e addirittura accettati, non solo dai compagni, ma neanche dalla famiglia, vivono un senso di solitudine e un livello di sofferenza interiore che rischia di sopraffarli. Tutto questo, in alcuni casi può portare ad esiti tragici fino ai casi più estremi al suicidio, perché l’emotività negativa prende il sopravvento e non avendo altre risorse interne, si può entrare in un tunnel senza via d’uscita.

La violenza agita attraverso la rete e i social network

Ciò che accade in rete, spesso, rappresenta l’amplificazione del reale. Quando si vive in una cultura basata sulla mancanza di rispetto e di empatia, si agisce la violenza anche attraverso la rete, ci si nasconde dietro ad uno schermo e si oltrepassano troppe volte i limiti. Si può sfociare nel cyberbullismo con la condivisione di continue prese in giro e la diffusione di foto o video denigratori, o anche nel cosiddetto hate speech, termine che identifica quei discorsi e parole carichi di odio, che hanno lo scopo di distruggere o prendere di mira qualcuno o un gruppo con specifiche caratteristiche, come accade molte volte con le persone omosessuali.

La scuola insieme alla famiglia deve assolutamente adoperarsi per favorire un’educazione che si basi sul rispetto, sull’accettazione dell’altro, dove le differenze siano considerate la “normalità” delle persone.

Bisogna coinvolgere insegnanti e genitori, in percorsi di sensibilizzazione per arginare ogni forma di violenza e discriminazione e per rompere il muro del silenzio e dell’omertà che alimentano questa forma di prevaricazione che riguarda non solo coloro che la attuano e la subiscono, ma anche chi ne è testimone e non parla.

Redazione AdoleScienza.it