gang

Omofobia, aggressioni, chi sono gli adolescenti in branco, violenti e senza freni?


Il branco è al centro dell’attenzione della cronaca di questi ultimi tempi. Possiamo citare il caso degli adolescenti di Vigevano, in cui una decina, la maggior parte 15enni, hanno messo in atto una serie di prevaricazioni di una violenza inaudita, scegliendo come vittime predilette ragazzi coetanei molto fragili e incapaci di reagire e di difendersi. A Napoli un branco di 11 adolescenti violenta sessualmente un coetaneo vittima sistematica delle loro angherie, fino ad arrivare alla furia di persone non definibili esseri umani che insieme sono arrivati a sfigurare e uccidere un povero ragazzo innocente: Emanuele.

Oggi scatta l’arresto per 6 minorenni milanesi che nella notte tra il 22 e il 23 gennaio hanno pestato in branco, fuori da una discoteca, due giovani ragazzi omosessuali. Un’aggressione basata sul disprezzo per l’orientamento sessuale, sull’odio per i ragazzi gay, una non accettazione della libertà di scelta dell’altro, una sorta di imposizione con la forza delle proprie convinzioni.

Sono tutti tra i 15 e i 19 anni, alcuni già noti perché adolescenti cresciuti in balia di loro stessi, senza regole, senza valori, a pane e devianza. Sono ragazzi senza senso di se stessi e dell’altro e senza senso morale, quella morale che permette di capire dove mettere un punto, uno stop, che aiuta a riflettere che non c’è chi è “giusto” e chi è “sbagliato”, ma chi è semplicemente se stesso, anche se non corrisponde alle proprie ideologie.

Sono adolescenti che fanno della aggressività il loro scudo e la loro arma, che si riconoscono nei comportamenti a rischio, quelli che riescono a dargli quella adrenalina in grado di colmare il vuoto che portano faticosamente dentro e dietro tutti i giorni.

I due ragazzi vittime dell’aggressione hanno usato la denuncia pubblica, quella sui social network, per far vedere senza vergogna quello che avevano subito senza una motivazione logica. Oggi le telecamere hanno incastrato i ragazzi artefici della aggressione e hanno permesso di identificare i ragazzi nascosti dietro un branco.

Come funziona il branco?

Si deve fare un’importante distinzione, la gang o il gruppo deviante composta da amici che si conoscono, che si frequentano e che sposano la stessa filosofia di vita dalla violenza di un branco che si assembla nel momento dell’azione violenta, come nel caso di Alatri.

Quando parliamo di adolescenti che agiscono come banda o gang,  ci riferiamo ad un gruppo che ha una sua organizzazione interna, un leader, delle regole e c’è una forte solidarietà tra i vari membri.

Per questi ragazzi ogni occasione è motivo di misurarsi con se stessi e con gli altri, spesso girano armati di coltelli, tirapugni, manganelli, e a volte inventato giochi violenti, tanto per “divertirsi”, per noia, per sfida e per sentirsi potenti davanti alla loro impotenza. Infatti, generalmente, si tratta di adolescenti che canalizzano il proprio disagio interiore attraverso comportamenti a rischio come il fumo, l’abuso di alcol e l’utilizzo di droghe e attraverso condotte aggressive eterodirette come risse e atti vandalici: lo scopo di tali azioni è la distruzione fine a stessa e l’annientamento dell’altro, senza un briciolo di empatia, senza una parvenza di sensi di colpa e senza una reale motivazione scatenante. In gruppo ci si sente meno colpevoli e ciò che viene fatto in gruppo con elevata probabilità non si farebbe mai da solo.

Il BRANCO invece, esalta, anche le patologie individuali, aiuta a sentirsi più potenti, più forti, si abbattono i limiti e la paura che si trasforma in adrenalina, ci si sente invincibili e ci si spinge con maggior facilità oltre perché si innescano tutta una serie di meccanismi che portano a commettere anche degli atti di una violenza inaudita. Nel momento in cui un branco attacca, non si rende conto in quel momento di dove può arrivare, proprio perché è l’essere in branco che rinforza questo tipo di condotte violente. È inevitabile l’effetto contagio ovvero ciò che li porta a pensare “lo fanno gli altri, sono i miei amici, lo faccio anche io, non posso tirarmi indietro” e l’effetto fratellanza, ovvero nel momento in cui viene fatto un torto ad un amico, mi sento chiamato in causa in prima persona ed intervengo comportandomi come se lo avessi subìto io. Inoltre, la responsabilità delle loro azioni viene divisa tra i vari membri attraverso l’effetto deresponsabilizzazione: il gruppo funge da scudo, ci si nasconde dietro e si può arrivare a commettere anche azioni estremamente gravi, attraverso la “giustificazione morale” ovvero autogiustificando il comportamento che stanno mettendo in atto, la “attribuzione della colpa” per cui attribuiscono la colpa all’esterno o a qualcun altro che ha scatenato la loro ira e la “deumanizzazione della vittima” in cui si pensa che la vittima se lo sia meritato per ciò che ha detto o ha fatto.

Coloro che mettono in atto questo tipo di condotte, tante volte trovano dei semplici pretesti, si nascondono dietro scuse o futili motivi per attaccare un’altra persona, sono esaltati molto spesso dall’effetto dell’alcol e dalle droghe. È come se fossero delle bombe ad orologeria pronte ad esplodere alla prima occasione. Questa volta è toccato ad Emanuele, ma poteva toccare a qualsiasi altro ragazzo.

Branco, alcol e droghe sono un mix letale che possono portare anche a uccidere. Ci si nasconde dietro dei princìpi morali, si cerca una scusa ed una giustificazione alla propria violenza. Per arrivare a comprendere questo tipo di aggressioni non si può ricercare un’unica causa scatenante, il fulcro non è la motivazione che ha spinto ad attaccare, perché si tratta di ragazzi carichi come un fucile pronto a sparare che aspettano solo un pretesto per far uscire tutto il loro malessere. Parliamo ovviamente di persone già inclini alla violenza, che conoscono bene quelle dinamiche, che devono dimostrare chi sono solo attraverso la forza, la prepotenza e l’aggressività. C’è sempre, in questi casi, una chiara traiettoria evolutiva caratterizzata da disagi relazionali, scolastici e familiari, da comportamenti devianti, si tratta di ragazzi con problemi della condotta che hanno strutturato nel corso degli anni queste problematiche. Parliamo di tratti di personalità che si sono stabilizzati nel corso dello sviluppo, sono ragazzi che si sono strutturati intorno a questo tipo di comportamenti, che non hanno più limiti, che sono completamente svuotati dai valori, dal senso morale e dall’empatia.

L’omofobia dove può portare? Dal bullismo omofobo alla violenza in branco

Purtroppo oggi, troppi adolescenti, vivono nella chiusura e nel terrore di parlare, di esprimersi, con la paura di essere scoperti, di essere etichettati come “froci”, gay, “diversi” e soprattutto di essere presi di mira da coetanei. Seguo tantissimi adolescenti che vengono identificati come bersaglio e bullizzati per il loro orientamento sessuale. Tanti ragazzi vivono già una dimensione di conflitto e una difficile ricerca di se stessi e della propria identità, se poi anche il gruppo non li integra, li isola, li massacra, per loro diventa veramente difficile vivere la propria adolescenza. E’ un aspetto del bullismo gravissimo, che purtroppo è troppo frequente e miete vittime a non finire.

In personalità già profondamente deviate, strutturate con delle convinzioni radicate, con la violenza e prevaricazione utilizzata come modalità di relazionarsi agli altri, si può arrivare anche a delle vere e proprie aggressioni distruttive, con la finalità di sopraffare intenzionalmente l’altro senza rimorso e senza pietà a costo di mandarlo all’ospedale o di intaccare la sua stessa vita.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza