coltello

Padre vieta l’uscita serale: il figlio 18enne lo accoltella


Ecco l’ennesimo caso di cronaca che vede come protagonisti adolescenti che agiscono in preda alle loro “validissime” motivazioni, che si spingono contro il potere e l’autorità genitoriale, fino ad arrivare a prendere un coltello da cucina e ferire gravemente un genitore. Purtroppo, si è in preda ad un’incapacità a regolare le proprie emozioni per cui si agisce impulsivamente, senza pensare alle conseguenze.

E’ ciò che è accaduto a Santa Maria delle Mole, una piccola frazione di Marino, dove un ragazzo di 18 anni è stato arrestato per tentato omicidio, dopo aver accoltellato il padre al collo. A chiamare i soccorsi è stato proprio il giovane che, dopo aver cercato di allontanarsi, è stato raggiunto dalle forze dell’ordine e ha ammesso con difficoltà il suo coinvolgimento, facendo rinvenire la lama e i pantaloni del pigiama sporchi di sangue. Le condizioni di salute della vittima sono piuttosto gravi e attualmente si trova in prognosi riservata. Sono in corso le indagini per capire il movente, anche se la violenza sembrerebbe essere stata innescata dall’ennesimo “no” del genitore, che gli impediva di uscire e di andare al cinema insieme al fratello più piccolo.


Adolescenti violenti che non tollerano regole e limiti

Quando la violenza si scatena in modo così brutale, con adolescenti che agiscono sull’impulso del momento, senza alcuna capacità di riflessione sulle gravi conseguenze delle proprie azioni, si tratta solitamente di un percorso che parte da molto lontano e che è influenzato dall’ambiente in cui si vive e dall’educazione ricevuta.

È fondamentale, dunque, anche riflettere sul senso delle regole e dell’educazione e su quanto l’ambiente familiare possa condizionare lo sviluppo psichico di un adolescente.

Parliamo di ragazzi che sono deresponsabilizzati, che spesso sono accuditi soprattutto da un punto di vista materiale e troppo poco sul versante emotivo, senza confini, con strutture di personalità labili, che rappresentano un terreno fertile per la messa in atto di comportamenti devianti. Questi ragazzi si trovano ad attraversare un periodo evolutivo in cui le priorità non sono la scuola o la famiglia, ma le proprie esigenze. Sperimentano un conflitto interno che li porta anche a odiare il padre e la madre, a sentirsi quasi perseguitati, bloccati, soffocati da regole e confini che vengono vissuti come richieste continue e pressanti.

In adolescenza si verifica, anche fisiologicamente, una messa in discussione di se stessi e delle figure genitoriali, tuttavia, per molti adolescenti si tratta di un’opposizione che diventa continua e reiterata: non vogliono regole, pretendono libertà e autonomia senza controllo e limitazioni e vorrebbero fare sempre ciò che desiderano, senza vincoli imposti dalla scuola e dalla famiglia.


Come è possibile arrivare a tanto?

Oltre ai casi di cui veniamo a conoscenza attraverso la cronaca, esistono numerose famiglie in cui si respira un clima di elevatissima conflittualità, in cui i figli manipolano, sono violenti, aggressivi e si vive come se potesse scoppiare una bomba da un momento all’altro. I ragazzi vivono in balia dei loro impulsi, per cui se non hanno sviluppato un senso morale adeguato, se non hanno limiti, l’emotività interna può prendere il sopravvento, fino ai casi in cui si giunge a commettere anche gesti estremi.

In quel momento la rabbia prevale su tutto, si pensa di poter così risolvere o eliminare il problema, si scatena un profondo conflitto interno tra il pensiero che “sono i miei genitori” e, allo stesso tempo, “sono le persone che mi fanno star male e mi stanno rovinando la vita”, identificando la fonte di tutti i loro problemi nei genitori che diventano un oggetto da attaccare e distruggere.

Si tratta di ragazzi che hanno bisogno di essere riconosciuti nelle loro esigenze distorte e nella loro persona, troppo spesso frutto di un fallimento educativo che non è stato in grado di creare confini e contenimento.

di Maura Manca