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Perché arrivare all’omicidio e non capire che già in adolescenza esiste la violenza di coppia?


Giovanissimi alle prese con relazioni patologiche che sfociano in drammi, un fiume in piena che sembra non si riesca ad arginare.

Perché?

Molto semplice, non si capisce che il problema è a monte, è nell’educazione che ricevono questi bambini che poi diventano adulti e prendono la strada della vittime e del carnefice.

Il problema vero è che NESSUNO vuole vedere che IL MALTRATTAMENTO E LA VIOLENZA ALL’INTERNO DELLA COPPIA È PRESENTE FIN DALLE PRIME RELAZIONI SENTIMENTALI.


Questi adolescenti sono lasciati al completo sbaraglio, il mondo degli adulti sottovaluta la gravità di ciò che accade nelle coppie dei più giovani perché appunto “sono ragazzi”, “sono ragazzate”, non ci si rende minimante conto che tante volte, invece, sono in balia di partner possessivi, controllanti, soffocanti.


Nella loro ingenuità tanti ragazzi scambiano il possesso con la gelosia, il controllo con l’eccesso di amore.


Vedo ogni giorno giovanissimi sia maschi che femmine, nonostante il numero di vittime donne sia estremamente più elevato, incastrati in una relazione sentimentale già a 13, 14, 15 anni, che non sanno come fare a lasciare il fidanzato perché hanno paura delle sue reazioni, che si sentono soffocare, che perdono la loro libertà, senza che il mondo intorno capisca perché in questo paese si parla solo di femminicidio, perché gli amori adolescenziali hanno meno importanza e valore rispetto a quello degli adulti, perché forse un adolescente non ha mai ucciso una fidanzata, ma perché dobbiamo sempre arrivare a questo per andare incontro ai nostri ragazzi?

Gelosia, controllo e prevaricazioni: quando l’amore si trasforma in possesso e violenza, anche tra gli adolescenti


Ebbene le violenze psicologiche, fisiche, tecnologiche ormai, messe in atto attraverso il controllo dei cellulari, dei profili social, di intrusioni senza permesso nelle conversazioni e tra i contatti, a cui sono sottoposte un numero elevatissimo di adolescenti non fanno notizia però lasciano dei segni indelebili e tutti noi adulti dobbiamo metterci una mano sulla coscienza.


Troppe volte mi trovo a dovergli dire che quello che stanno vivendo non va bene, che non è amore ma possesso e che loro non sono l’oggetto di un’altra persona, a dover contenere le paure e l’ingenuità di chi crede ancora nell’amore e nell’altro e non pensa che si possa arrivare ad un uccidere. Non si rendono conto che quello che vivono è violenza, non hanno gli strumenti per comprendere.

Ci sono dei limiti anche in amore, ci sono degli spazi privati che dovrebbero rimanere tali, e c’è la libertà che un adolescente, poi adulto, non dovrebbe mai perdere, c’è un sorriso che non può essere offuscato dalla preoccupazione e dalla paura, c’è la vita che deve essere vissuta in tutta la sua pienezza.


E allora che fare? Formare ed informare questi ragazzi, educarli e partire da loro, non mi sveglio una mattina e divento un assassino, bisogna far capire quali sono i segnali, i comportamenti che possono far pensare ad un eccesso di possessività e controllo. I coetanei non sono in grado di capire la gravità, i genitori e gli insegnanti spesso sottovalutano il problema, si pensa che sia una situazione che non possa riguardare il figlio in prima persona, perché non ci si immagina che già così giovani si possa essere così violenti.


Il 40% di un campione di adolescenti dichiara di avere ha un amico/a che subisce o ha subito qualche forma di prevaricazione nella coppia.


Il 13,5% dichiara di AVER PAURA o di aver avuto paura del proprio fidanzato e di essersi sentita maltrattata e OLTRE 2 ADOLESCENTI SU 10 DI SENTIRSI INTRAPPOLATE NELLA RELAZIONE CHE STANNO VIVENDO e il 13% si è sentito maltrattato.


Sono questi i dati che dobbiamo tenere a mente, troppo alti per l’età di questi ragazzi.


Allora non scandalizziamoci per quello che succede, se continuiamo a nasconderci dietro un dito e a non voler vedere che siamo circondati da persone che credono che l’altro sia un oggetto da usare a proprio piacimento per colmare le proprie insicurezze e le proprie ansie.

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