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Piccoli bulli in libertà. Sotto i 14 anni nessuno li può fermare


Ho 12 anni, sai che ca…zo me ne frega di quello che mi dicono? Mi mettono la nota, mi buttano fuori dalla classe, mi sospendono e poi? La legge non mi può fare niente, posso fare quello che voglio fino a che non compio 14 anni, dopo devo stare più attento a non farmi beccare“.

Sono le parole di un adolescente accusato di essere bullo nei confronti di un compagno di classe e di tutta una serie di altri comportamenti devianti.

Oggi è più vivo che mai il tema dell’imputabilità minorile, dopo il gravissimo caso di bullismo in cui dei piccoli bulli di 11-12 anni hanno mandato all’ospedale un compagnetto, intaccando così profondamente la sua psiche, tale da essere stato valutato dai medici “invalido” e bisognoso di farmaci.

Ci sono tanti adolescenti che possono arrivare a commettere intenzionalmente atti particolarmente violenti nei confronti di coetanei, con la volontarietà di fargli del male, con il puro gusto di divertirsi sulle sofferenze dell’altro, senza provare un briciolo di pena, senza avere minimamente la capacità di mettersi nei panni dell’altro e di capire che ad un certo momento ci si deve porre un limite.

Il problema poi, è che tantissimi di questi adolescenti sono informati, sono consapevoli di ciò che possono fare e ciò che non possono fare, conoscono i limiti e sanno che dal punto di vista legale non possono fargli niente perché non sono imputabili penalmente. Leggono tutto su Internet, oggi con gli smartphone è tutto molto più semplice per loro. Non gliene importa niente se la scuola li boccia o se i genitori li sgridano e li puniscono perché tanto sanno che più di quello non gli possono fare.

ANDREI PERÒ CAUTA COL DEFINIRLI SEMPLICEMENTE BULLI PERCHÉ IN TANTI CASI È ASSOLUTAMENTE RIDUTTIVO. Quando si arriva in così tenera età a commettere determinati comportamenti in maniera intenzionale, si deve ragionare sulla struttura di personalità di questi ragazzi, sul fatto che stanno organizzando una condotta violenta e aggressiva che si cronicizza nel corso del tempo e diventa sempre più sistematica e persistente. Sono ragazzi che non sono solo bulli, che non amano e non ascoltano le regole e soprattutto, non si sono improvvisati bulli a 11-12 anni, ma hanno già manifestato altri tipi di problemi nell’ambito della condotta negli anni precedenti.

C’È BULLO E BULLO, È FONDAMENTALE FARE QUESTA DISTINZIONE, perché il bullo che ha anche un disturbo del comportamento, va tenuto sott’occhio, non ha limiti, può arrivare a distruggere un’altra persona, senza un briciolo di empatia e pietà. Può arrivare a commettere nel corso del tempo anche comportamenti gravi e la cronaca li racconta in maniera molto chiara. Quante volte abbiamo letto di adolescenti picchiati fino ad essere mandati all’ospedale, accoltellati e via dicendo. Ecco perché è importante fare una valutazione della situazione e della personalità, ecco perché è fondamentale intervenire in questi casi perché sono ragazzi che, anche davanti ad una sospensione, punizione e quant’altro, non si fermano.

Allora prima di fare di tutta un’erba un fascio bisognerebbe prendersi carico di queste situazioni, indubbiamente intervenire sulla famiglia che purtroppo spesso e volentieri non è di particolare supporto e sostegno. Ci sono dei casi che non possono non essere approfonditi, in cui non basta una semplice ammonizione, altrimenti ci troveremo davanti ad altri potenziali problemi legati alla devianza. Ci sono adolescenti che già in quella fascia di età hanno dei tratti di personalità molto chiari ed evidenti ed è ora forse di rivedere le cose se vogliamo far veramente prevenzione e tutelare le povere vittime.

Bisogna intervenire sui genitori, responsabilizzandoli e dandogli gli strumenti per contenere i comportamenti dei figli. Anche la scuola deve avere gli strumenti per riuscire a integrare questi ragazzi e non emarginarli ulteriormente, perché spesso bocciatura dopo bocciatura o sospensione dopo sospensione, finiscono tutti in queste scuole di recupero anni, che fanno spesso da parcheggio per adolescenti disagiati e deviati. Sarebbe anche indicato, se si riuscisse a far capire al ragazzo l’importanza di un percorso individuale, fargli fare un percorso terapeutico, nonostante non sia facile perché non ne riconoscono il bisogno e l’utilità.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza
Direttore AdoleScienza.it

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