giustizia per desirée per ado

Quando le vittime vengono accusate di essere colpevoli della morte di un figlio. La madre di Desirée denunciata per abbandono di minore


Ho conosciuto di persona la mamma di Desirée. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con lei, di ascoltare le sue parole, di guardarla negli occhi e di stringerle la mano. Non credo ci si renda conto di cosa significhi perdere una figlia in un modo così atroce, disumano e brutale; ricevere quella telefonata che nessun genitore vorrebbe, e dovrebbe, mai ricevere in tutta la sua vita.

Non credo ci si renda conto cosa significhi dover fare i conti se stessi, con il vuoto, con tutto ciò che rimane, ed essere nel contempo esposti ad un bombardamento mediatico in cerca solo di scoop e di sensazionalismo.

Ogni parola fuori luogo, ogni forzatura, ogni falsità, ogni fantasia mediatica, è una pugnalata al cuore.

Non credo si capisca cosa significhi aver lottato con i propri mezzi per salvare una figlia, rivolgersi al servizio pubblico in cerca di aiuto, alla scuola e a tutte le strutture conosciute per aiutarla, per cercare di impedire che le succeda qualcosa e per tentare di “rimetterla nella retta via”. Non credo che sia chiaro cosa significhi per un genitore non essere riuscito a salvare un figlio.

Mi hanno risuonato fortemente le parole della mamma di Desirée quando raccontava di essere costretta a sentire quotidianamente falsità su sua figlia e sulla sua famiglia. Si conosce solo la fine, non si ha idea di tutto ciò che c’era prima.

Troppe parole che non permettono di elaborare la sofferenza. Ogni volta è come una miccia che si accende e che riattiva quel dolore assordante.

Mi sono venute le lacrime agli occhi quando ha detto che “il confronto più duro non è con i media, è con la stanza della figlia che non c’è più”, con quel vuoto quotidiano, con quelle domande che non avranno mai una risposta.

Adesso mi domando veramente cosa vogliamo ancora da lei e dalla povera Desirée.

“Se la ragazza quel giorno fosse stata in casa con i familiari, io Salia Yusif non sarei in carcere”. Tradotto: “Se avessero fatto i genitori lei non sarebbe morta”. Chi ha potenzialmente contribuito a quel massacro (con tutti i ruoli ancora da definire vista la complessità dell’indagine), si permette anche di aprire bocca e di attaccare chi ha tentato con tutti i suoi mezzi di salvare una figlia che ingenuamente si è affidata a delle bestie senza un briciolo di umanità. Come si apprende dai giornali, infatti, la difesa del pusher ha presentato una denuncia per abbandono di minore.

Mi sembra tutto senza senso, umiliante e assurdo. Le vittime vengono accusate di essere i carnefici. Questa non è giustizia. Io non lo so, veramente non lo so, so solo che non dobbiamo, e non possiamo, permettere questa barbarie.

Sto parlando da un punto di vista psicologico, non giuridico e, per me, non possiamo permettere che si continui a “uccidere” con le parole.

di Maura Manca

Tratto integralmente da L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2019/10/11/quando-le-vittime-vengono-accusate-di-essere-colpevoli-della-morte-di-un-figlio-la-madre-di-desiree-denunciata-per-abbandono-di-minore/