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Ragazzi e devianza: perché non sempre i lavori socialmente utili sono la soluzione? L’intervista a Maura Manca


Oggi ci troviamo con sempre maggiore frequenza davanti a gruppi di adolescenti che si uniscono e si strutturano con dei comportamenti devianti, sistematici e ripetitivi.

Quando ci troviamo di fronte a certe forme brutali di violenza, parliamo di ragazzi che non hanno sviluppato adeguatamente un senso morale, che non hanno una struttura di personalità tale da comprendere, ad esempio, il senso di una messa alla prova, che rischia di essere vista come un premio e non come una possibilità.

E’ ciò che è accaduto a Ciriè, in provincia di Torino, a quattro ragazzi, condannati nel 2016 a tre anni di lavori socialmente utili dal tribunale dei minori per episodi gravi di bullismo nei confronti di un coetaneo. Questi adolescenti, dopo aver ottenuto la piena libertà, proprio davanti al tribunale, si sono filmati mentre sfidavano apertamente le autorità con frasi come “Siamo liberi, fanc… sbirri”, prendendosi gioco delle istituzioni. Sono ancora in corso le indagini.


Con la dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta, presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, in un’intervista su Rai Radio 1, al Giornale Radio 1, il 26 luglio 2019, si è parlato proprio dell’efficacia e del modo di portare avanti percorsi di rieducazione attraverso lavori socialmente utili.

In che modo si dovrebbe intervenire in questi casi? In che modo certi percorsi possono essere realmente rieducativi e riabilitativi? Di cosa hanno bisogno questi ragazzi?

Per ascoltare l’intervento cliccare sul link al minuto 19.09:

https://www.raiplayradio.it/audio/2019/07/GR1-ore-8-del-26072019-a2452821-42fd-47cc-8d58-2df2bfe06a6c.html#