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Ragazzi violenti che usano le armi anche a scuola. Dove arriveremo?


I casi di cronaca dipingono un quadro decisamente preoccupante che chi lavora nel campo della devianza minorile ha quotidianamente davanti agli occhi.

È indubbio che ci sia un incremento dell’uso di armi tra i giovanissimi che ricorrono con sempre più facilità a tirapugni, manganelli, armi da taglio in genere coltelli, salvo che non si tratti di gang latine che usano con più frequenza asce o mannaie, fino ad arrivare alle armi da fuoco.

Attenzione però a non interpretarlo come il fenomeno del momento, oggi, questi comportamenti godono semplicemente di una particolare attenzione mediatica, in effetti nei giornali e nelle televisioni si parla prettamente di cronaca nera. Un attenzione particolare la forniscono anche le serie in streaming in cui la violenza la fa spesso da padrona.

Quello che è cambiato nel corso degli anni è la trasversalità dei comportamenti criminali minorili che non sono più circoscritti a specifiche situazioni o ambienti socio-culturali e l’età dei ragazzi veramente sempre più bassa, troppe volte sotto l’età dell’imputabilità. Baby criminali che agiscono da grandi criminali con la stessa freddezza ed efferatezza.

Troppe armi anche nei plessi scolastici, come testimoniano i tanti episodi di cronaca, per motivi apparentemente assurdi ma che nella loro testa sono validissimi, tali da poterli portare anche a rischiare non solo di lesionarli in modo anche grave ma anche di ucciderli. In quel momento nella testa di questi Ragazzi Violenti, come spiego anche nel mio ultimo libro dal medesimo titolo, non importa se poi dovrà fare il carcere, non c’è il pensiero del dopo o delle conseguenze, è guidato da ciò che gli dice la testa, che scatta, reagisce e attacca.

È ovvio che ci sono anche ragazzi che pianificano freddamente e agiscono con una differente lucidità non arricchita dalla rabbia, ma parliamo di altri tipi di personalità, sempre senza empatia e rimorso, ma con dei tratti differenti che cambiano notevolmente la prognosi del disturbo.

Un adolescente che esce armato è un ragazzo che è pronto ad usare l’arma che possiede, non per difesa, come dicono in tanti per “giustificare” le loro azioni, ma per attaccare. Stiamo parlando di un’aggressività proattiva, intenzionale, ricercata con l’intento di fare del male.

I dati raccolti sul territorio nazionale parlano chiaro di quanto l’uso delle armi sia diffuso tra ragazzi anche nel nostro Paese eppure non prendiamo opportune misure di sicurezza. Secondo i numeri dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza raccolti su 10.300 adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 19 anni, il 7% degli adolescenti fa uso di queste armi, circa 1 su 14.

Il problema ovviamente non sono le armi in sé, un ragazzo che acquista un’arma o se la porta da casa perché a volte usano anche coltelli da cucina, sta cercando un oggetto per essere ancora più letale, per fare ancora più male senza un briciolo di empatia, paura di ferire e anche di uccidere. Per questi ragazzi è “normale” usare un’arma, anche semplicemente per far valere il proprio pensiero. Il danno arrecato alla vittima viene reso accettabile attraverso meccanismi di disimpegno morale, basati sulla distorsione delle conseguenze, in grado di alterare gli effetti dell’azione stessa.

Ciò che fa riflettere è la facilità con cui si aggredisce un coetaneo senza un minimo di rimorso e in maniera sempre più efferata. “Mi ha fatto uno sgarro e gliela faccio pagare”, “come si è permesso a dire o a fare”, regolamenti di conti, per una ragazza o per orgoglio. Nella loro testa è giusto agire in questo modo. Ovviamente il filtro con cui viene letta la realtà è distorto, ed è lì che si deve lavorare se li volgiamo recuperare.

Altre volte invece, si tratta di pura violenza fine a se stessa senza validi motivi come quella delle bande giovanili che aggrediscono altri ragazzi per il puro gusto di fare del male. Lo fanno per cercare quella adrenalina che solo quelle azioni così a rischio riescono a dargli. Sono già assuefatti dalla vita e devono andare oltre quei confini che non hanno. Nei casi delle gang la risposta è nel branco, agiscono sempre in gruppo perché amplifica la violenza deresponsabilizzando i singoli membri.

Diventa un gioco, un divertimento, una sfida, un ricerca di quella adrenalina che fa sentire apparentemente forti questi ragazzi impotenti nei confronti della vita, che ricercano un ruolo ed uno spazio nel mondo attraverso la violenza.

Articolo tratto integralmente dal mio blog de L’Espresso AdoleScienza. Clicca per leggere l’articolo su L’Espresso

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/12/02/ragazzi-violenti-che-usano-le-armi-anche-a-scuola-dove-arriveremo/

di Maura Manca