litigate tra fratelli

Se insegni a tuo figlio a litigare senza soppraffare l’altro, diventerà un adolescente consapevole e non sarà un prepotente


Per i bambini il conflitto e il litigio possono rappresentare un fatto naturale e spontaneo, che può accadere anche all’interno del gioco. Se episodi di maggiore aggressività richiedono l’intervento dell’adulto, e non devono essere sottovalutati, è anche vero che non si deve etichettare qualsiasi manifestazione di conflitto come violenza o bullismo.

Il litigio non va considerato necessariamente come qualcosa di negativo; se gestito adeguatamente, infatti, può svolgere diverse funzioni positive. È normale e fisiologico anche per i bambini sperimentare una certa dose di aggressività o rabbia che non vanno negate, ma riconosciute ed espresse, per poter essere elaborate.


Il bambino che impara sin da piccolo a gestire i conflitti piuttosto che evitarli, diventerà un adolescente prima e un adulto poi maggiormente consapevole, capace di ascoltare e comprendere il punto di vista dell’altro, di negoziare e trovare soluzioni alternative. D’altra parte, intervenire con punizioni e umiliazioni può provocare vergogna, paura, insicurezza e danneggiare l’autostima, vissuti che si cronicizzano e amplificano in preadolescenza e adolescenza.


Perché insegnare ai bambini a “litigare bene”?

Si tende spesso a credere che per star bene i bambini debbano essere protetti da litigi o conflitti tra loro, si tende a reprimere e non permettere l’espressione di emozioni per gli adulti tipicamente negative, come ad esempio la rabbia. Per i bambini, però, è fondamentale anche potersi arrabbiare, per comprendere come regolare le proprie emozioni, come esprimerle, quali alternative è possibile utilizzare per difendere le proprie idee.

I bambini hanno il diritto di litigare fra loro ed è fondamentale che abbiano accanto adulti di riferimento che possano aiutarli a comprendere quanto accade, senza giudizi e punizioni, aiutandoli a confrontarsi con gli altri in modo competente e costruttivo.

Il litigio, se ben gestito, permette anche di incontrare la frustrazione nella relazione con l’altro e di imparare a comprenderla e gestirla. I bambini iniziano a riflettere e comprendere le conseguenze delle proprie azioni o di quelle degli altri, riescono ad analizzare il comportamento e a dare una loro spiegazione.


È importante che i bambini possano vivere in maniera normale e positiva i loro litigi, poiché questo permette di attivare e sviluppare tutta una serie di competenze e apprendimenti, come ad esempio la capacità di autoregolazione e la possibilità di comprendere il punto di vista dell’altro.


Come devono comportarsi gli adulti? 4 regole chiave per la gestione dei litigi

– Non colpevolizzare i bambini. 

Non si deve cercare un colpevole nel litigio tra coetanei o fratelli, soprattutto quando il comportamento dei bambini rispecchia delle modalità tipiche della loro età. Ad esempio, fino ai 7/8 anni è normale che il bambino non voglia sempre condividere con i coetanei alcuni giochi o non si mostri sempre gentile e premuroso con un fratellino o una sorellina più piccoli. È importante comprendere queste emozioni e non umiliarlo o colpevolizzarlo:  imporre ai bambini di chiedere scusa, di andare in un angolo a pentirsi o riflettere, li mortifica e non aiuta ad esprimere e gestire le emozioni.

– Non imporre la soluzione.

Spesso, quando si interviene in un litigio fra bambini, si finisce per imporre una soluzione immediata, magari sostituendosi loro, parlando al loro posto, oppure obbligandoli a fare la pace. L’adulto interviene con l’obiettivo di interrompere subito il contrasto e questo non consente ai bambini di sperimentare le loro capacità di mediazione, comunicazione e risoluzione dei problemi.

– Lasciare parlare i bambini tra loro.

In alcuni momenti i bambini chiedono l’aiuto dell’adulto, quasi come un arbitro, per stabilire chi ha ragione, ma bisogna fare attenzione. È importante evitare di stabilire a priori torto o ragione, ma si può evidenziare quanto c’è di valido nelle ragioni di entrambi, sostenendo il confronto e incoraggiando ad un chiarimento spontaneo.

– Favorire l’accordo raggiunto dai bambini.

I bambini riescono da soli a fare la pace, in tempi ragionevoli e senza strascichi emotivi e, quando il livello di frustrazione o competizione non è eccessivo, imparano a gestire le diverse situazioni e a dare il giusto peso alle cose. Se sosteniamo i bambini in questo processo di confronto e comprensione, permettiamo loro di calmarsi e raggiungere in modo autonomo un accordo spontaneo e naturale, rinforzando le loro capacità e competenze.

Redazione AdoleScienza.it

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