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Tombe e lapidi profanate: ennesimo caso di vandalismo tra gli adolescenti


Ecco l’ennesimo caso di vandalismo tra i giovanissimi, dove un gruppo di 15enni durante la notte ha devastato le tombe del cimitero Verano di Roma, profanando lapidi, distruggendo lastre di marmo, statue e tutto quello che hanno incontrato in quegli attimi di violenza estrema. I ragazzi sono stati fermati, dopo essere stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza e tutt’ora stanno indagando sulle dinamiche di quanto avvenuto.

Si tratta di fenomeni sempre più estesi, se si pensa che rispetto all’anno scorso, i numeri del vandalismo messi in atto dagli adolescenti tra i 14 e i 19 anni sono aumentati dal 16 al 22% (Dati Osservatorio Nazionale Adolescenza).

Sono atti compensatori di un disagio interno, della noia, dell’assenza di punti di riferimento che porta i ragazzi ad andare alla ricerca di quei limiti che non ci sono e che quindi vengono superati facilmente.

Lo scopo di tali azioni è la distruzione fine a se stessa, non c’è una reale motivazione, i ragazzi sono spinti dall’impulso di agire, non si pongono un freno e provocano danni, alimentando così la loro adrenalina. La presenza di un gruppo, inoltre, amplifica i comportamenti devianti, c’è una sorta di deresponsabilizzazione, tanto che ciò che viene fatto insieme agli altri con elevata probabilità non si farebbe mai da soli.

Non è colpa della tecnologia e dei videogames

Troppe volte, quando succedono questi fenomeni, si va alla ricerca di un capro espiatorio e si è pronti a puntare il dito verso la tecnologia: anche in questo caso, sembra che ci sia un videogioco, molto conosciuto dagli adolescenti di oggi, che possa avere portato a tali azioni violente.

È importante, dunque, sottolineare che NON sono i videogiochi in sé a favorire la messa in atto di certe condotte devianti ma che questi strumenti possono influenzare le menti e i comportamenti dei ragazzi soltanto se c’è già un terreno fertile, un disagio e una devianza insita, quindi condizioni pregresse di rischio.

Non si può scaricare sempre la colpa sulla tecnologia ma sarebbe il caso di riflettere sul fatto che molto spesso questi ragazzi non sono contenuti da nessuno, vivono in uno stato di noia, hanno un vuoto interiore da colmare che viene compensato con comportamenti estremi. Tentano in qualche modo di farsi vedere e vanno alla ricerca di quei confini e di quei riferimenti sempre più assenti e instabili.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza