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Ucciso dopo una banale lite. Come si arriva ad essere così violenti e senza pietà?


Emanuele è stato ucciso con una violenza efferata dopo una banale lite in un locale, non era una vendetta, non era un regolamento di conti, era una discussione come tante, un litigio che poteva coinvolgere ognuno di noi. È questo che tocca maggiormente di questa situazione, come è possibile che una motivazione così futile possa accendere così tanta furia, crudeltà e disumanità? Ma questi ragazzi andavano in giro come bombe ad orologeria, pronte ad esplodere ed era solo questione di tempo?

Il giorno prima erano stati arrestati per droga e rilasciati e prima ancora?

E’ importante fare una breve precisazione se vogliamo capire meglio cosa scatta nella mente di questi ragazzi. Comprendere, prima di tutto, non significa giustificare nessun tipo di comportamento violento, bensì capire per poi intervenire in maniera efficace.

Il termine violenza deriva dal latino “vis” (forza), ed esprime una violazione dell’altra persona, tutta la brutalità con cui si compie un abuso di potere o di forza che determina un danno. Essa rappresenta il lato distruttivo dell’aggressività, l’oggetto della violenza è, infatti, deumanizzato ossia spogliato completamente delle sue caratteristiche “umane” per cui gli si può infliggere qualsiasi tipo di attacco. Le emozioni che accompagnano il comportamento violento, finalizzato a soddisfare un bisogno personale, possono essere correlate a stati d’animo transitori, come l’ira o la collera oppure l’odio e il rancore.

Questo tipo di azioni o di comportamenti non sono “nuovi” in un ragazzo, hanno accompagnato a braccetto la vita di queste persone, in maniera più o meno grave, più o meno marcata. Sono gli studi presenti nella letteratura scientifica, che hanno messo in evidenza come il comportamento aggressivo possa stabilizzarsi e cronicizzarsi nel corso tempo. Significa che sono ragazzi che hanno già manifestato problemi nell’ambito del comportamento e delle relazioni, di prevaricazione e di disagio anche in altri contesti come per esempio scolastico o familiare. Ci sono difficoltà con i coetanei, di rendimento scolastico, di auto-controllo, nell’attività sportiva, più o meno marcate. Le regole stanno strette, le imposizioni pure, c’è un “fregarsene” di ciò che dicono gli adulti, si è già leader e magari anche bulli nel corso dello sviluppo.

Sono ragazzi che non sono stati contenuti dalla famiglia e dalla scuola come sarebbero dovuti essere instradati. Non sono stati riconosciuti i segnali precoci e poi i campanelli di allarme e non si sono voluti vedere i problemi della condotta.

Le modalità e la frequenza con cui si manifestano i comportamenti aggressivi, in età evolutiva, sono legate principalmente all’età della persona. Nel bambino piccolo, infatti, si possono osservare modalità di interazione con i coetanei, di tipo aggressivo, con finalità di difendere oggetti personali o di mantenere una sorta di dominanza rispetto agli altri, piuttosto che nuocere intenzionalmente ad un’altra persona. I bambini più piccoli utilizzano forme di tipo più diretto, con lo sviluppo cognitivo e l’acquisizione del linguaggio e del pensiero operatorio, il bambino utilizzerà, invece, modalità di tipo verbale e forme più indirette e complesse. In adolescenza, i comportamenti trasgressivi si manifestano con modalità che si differenziano per persistenza e gravità, da atteggiamenti più di natura oppositiva, quali il disobbedire o mentire, la violazione di leggi, l’uso e l’abuso di sostanze stupefacenti, il vandalismo e gli atti contro la persona. Anche questi ultimi si differenziano per gravità: dal bullismo nelle scuole, all’omicidio volontario. Quando un ragazzo manifesta questo tipo di comportamenti fin da piccolo, parliamo di un comportamento più grave, già cronicizzato all’interno della struttura di personalità, denominato life-course persistent, che può sfociare in azioni estremamente violente come queste.


I percorsi evolutivi di questo tipo di condotte sono molto chiari da decenni a noi esperti e allora perché non si interviene in altro modo? Perché non si riesce a fare prevenzione e si mandano potenziali assassini in giro? È una traiettoria evolutiva quella violenza, caratterizzata da aggressività, scarso autocontrollo, disturbi della condotta, in età scolare e da comportamento delinquenziale, disturbo antisociale di personalità in adolescenza e in età adulta.


di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza