alcolismo

Alcol, droghe e farmaci: adolescenti alla ricerca dello sballo


Adolescenti che abusano di alcol e di droghe non è una novità. La messa in atto di comportamenti a rischio in questa fase della crescita è una ricerca per andare contro le regole, staccarsi da quei modelli imposti dagli adulti che iniziano a stare stretti, per ricercare una propria autonomia e identità. Per questo la ricerca dei limiti è così frequente, quei limiti che però vengono spesso superati a rischio di farsi del male e di farlo agli altri. Bere, fumare, drogarsi è anche segno per tanti di loro di omologazione sociale e anche social direi, visto che tante di queste attività vengono poi ingenuamente riprodotte nei profili social per testimoniare ciò che è stato fatto, per una maggiore approvazione e riconoscimento.

Il problema oggi è che si portano sempre più al limite, si imbottiscono di ogni forma di droga senza neanche conoscenrne la provenienza e senza capire che possono lasciarci la pelle. Ed è così che si uccidono piano piano in preda al loro disagio e alla ricerca di se stessi. 

Mix di alcol, droghe e psicofarmaci. L’uso combinato di sostanze che crea ingenti danni

Adolescenti sempre più al limite, sempre più alla ricerca dello sballo perfetto. Ciò che oggi preoccupa è la ricerca dei mix, questo mischiare ciò che assumono per raggiungere più in fretta lo sballo, l’alterazione, per sperimentare più sensazioni contemporaneamente e perdere la coscienza. Il 24% degli adolescenti italiani, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, fa un mix di più bevande alcoliche nell’arco della stessa sera e beve ingenti quantità di alcol con l’intento di ubriacarsi. Sono alla ricerca dell’ubriacatura nel più breve tempo possibile ai costi più bassi. Il 28% fa anche i mix tra le sostanze energizzanti che attivano il sistema nervoso e l’alcol per mantenere più a lungo l’euforia e non sentire la fatica.

Parliamo del 55% degli adolescenti che beve alcolici, del 31% che fuma le canne (hashish e marijuana), del 17% che fuma esclusivamente erba o marijuana, del 4% che fa uso di cocaina e del 3% di pastiglie e droghe sintetiche.

La maggior parte di loro ne abusa nell’arco della stessa sera, prende queste sostanze tutte insieme o una dietro l’altra senza rendersi conto di andare a ricreare uno stato di sovraccarico non indifferente che può avere anche degli esiti letali. Tanti di loro, oltre a fare un poliabuso ossia un uso combinato di più sostanze, assume sostanze psicoattive sconosciute, che gli vengono vendute nei locali o nei luoghi di ritrovo, senza sapere minimamente che cosa stanno prendendo e quindi a quali conseguenze possono andare incontro.

Gli psicofarmaci insieme all’alcol e alle droghe

Ciò che però preoccupa maggiormente è il 10% degli adolescenti che fa uso di farmaci calmanti, di ansiolitici, di psicofarmaci perché si sente agitato, perché non riesce a gestire la quotidianità in altro modo. Sono ragazzi privi di strumenti e ricorrono troppo in fretta ai farmaci. Secondo loro si risolve il problema subito e senza faticare, non si domandano perché non sono in grado di affrontare la vita a quell’età, perché sono invasi dalle ansie e dalle preoccupazioni, perché faticano, soprattutto da un punto di vista affettivo e relazionale.
Ormai hanno tutto a portata di mano, prendono i farmaci dei genitori che ormai sembra siano tutti dotati di calmanti. Quello che mi dicono è: “Lo usa mamma, a lei fa bene, quindi lo prendo anche io”. Non ragionano su ciò che stanno facendo, sono troppo abituati a delegare e a cercare la strada più breve.

L’aspetto che mi sta maggiormente preoccupando è che i ragazzi si scambiano i farmaci anche tra di loro. Va quasi di moda, capita che gli amici li prendano, si facciano dare le indicazioni, così da assumerli a loro volta.  

Non ragionano sul fatto che ognuno è diverso, che ci vuole un medico, che si tratta di medicinali, che non è la cura, lo fanno e basta, e poi che succede nel fine settimana? Ci bevono sopra, si drogano e fanno dei mix micidiali ,perché oltre all’alcol e le droghe, ci aggiungono anche gli psicofarmaci, andando a stressare in maniera eccessiva il sistema nervoso con dei rischi di collasso altissimi, di dipendenza elevati e anche di intossicazione, che oggi è sempre più frequente tra i ragazzi, sempre più giovani.

Perché lo fanno? E i genitori dove sono in tutto questo?

Gli adolescenti però non smettono mai di trovare nuove mode, tendenze e di trovare condizioni che possano ricreare quello “sballo”, quella sensazione di alienazione che li estranea da ciò che vivono quotidianamente, che non li fa pensare ai problemi quotidiani: si tratta di una ricerca di evasione da se stessi e dal loro star male. Sono ragazzi che hanno in mano uno smartphone e nell’altra dei vuoti importanti: tanta solitudine, tante paure, preoccupazioni che devono gestirsi da soli. I genitori sono i grandi assenti, troppo impegnati, troppo concentrati sulla scuola e su tutto ciò che ruota intorno al rendimento scolastico. In casa si discute eccessivamente e non si dialoga più, gli adulti non conoscono i figli, le mode adolescenziali, non sanno chi sono veramente e ciò che realmente fanno. Non ci si deve basare unicamente sul comportamento che hanno in casa o su ciò che dicono, si deve andare oltre e capire quando si può chiudere un occhio e quando no.
Non parliamo di una ubriacatura o di un momento di omologazione sociale, parliamo di quelle condizioni per cui vanno oltre, in cui rischiano l’intossicazione, il coma e anche la morte.

Non sanno cosa stanno facendo realmente, non conoscono gli esiti a breve e a lungo termine, non hanno idea dei danni che procurano al loro cervello ancora in fase di crescita.

Non ci si può rivolgere a loro solo con il “non lo devi fare” e “se ti becco ti punisco o ti picchio”, così non si ottiene assolutamente niente: se hanno deciso di farlo lo faranno, con o senza l’approvazione genitoriale. Significa, dunque, spiegare loro in maniera molto chiara e diretta a cosa realmente vanno incontro, hanno bisogno di vedere concretamente cosa accade, di conoscere ciò che stanno facendo, se comprendono saranno anche più responsabili.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza