alcol cambiamenti

Cambia la “moda” del bere e aumentano i danni durante lo sviluppo


Chi non beve è considerato un outsider e si cerca la sbronza volutamente per stordirsi.

Si beve alcol in grandi quantità per divertirsi, sentirsi disinibiti, euforici e parte del gruppo.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) considera l’alcol il terzo fattore di rischio principale per la malattia e mortalità in Europa. I risultati del rapporto ISTISAN 2014 (http://www.iss.it/binary/publ/cont/14_1web.pdf), forniti dalla Società Italiana di alcologia e dall’Osservatorio Nazionale Alcol dell’Istituto Superiore della Sanità, rilevano che, nella fascia di età al di sotto dell’età legale per l’assunzione di bevande alcoliche (11-17 anni), il 22,0% dei ragazzi e il 17,3% delle ragazze hanno bevuto almeno una bevanda alcolica nel corso dell’anno.

Negli ultimi anni si è assistito a un cambiamento delle abitudini di consumo alcolico che ha portato alla diffusione di nuovi comportamenti a rischio. Non solo si inizia a bere ad un’età più precoce, ma si sono consolidate pericolose abitudini, come il consumo di bevande alcoliche lontano dai pasti e l’assunzione occasionale di grandi quantità di alcol in un arco di tempo ristretto, il cosiddetto binge drinking. Le percentuali di binge drinker di entrambi i sessi aumentano a partire dai giovani al di sotto dei 18 anni e raggiungono i valori massimi, quasi il 30%, nei giovani tra i 18 e i 24 anni.

Questi comportamenti, incentivati da gare o sfide a chi riesce a bere di più, sono pubblicizzati e veicolati anche attraverso i social network. Si fanno perfino le cosiddette “nomination”: si beve il più possibile, si viene ripresi con lo smartphone e si viene postati su bacheche che ricevono migliaia di like e follower.

L’alcol si beve per stordirsi e viene usato spesso per lo sballo di una sera nell’inconsapevolezza che è uno dei principali fattori di rischio per la salute sia dopo anni di assunzione abituale, sia in seguito a un singolo episodio di consumo.

Dai dati ISTISAN è emerso che le abbuffate di alcol, in un intervallo di tempo ristretto, nei giovani al di sotto dei 25 anni, conducono a una riduzione del volume dell’ippocampo, parte del cervello deputata all’orientamento e alla memoria, e sempre più spesso al coma etilico. L’alcol inoltre si insinua nei problemi della sfera relazionale, emotiva e familiare e provoca danni dovuti ad incidenti stradali e a fenomeni di violenza, aggressività o difficoltà nei rapporti sociali e affettivi.

Cosa si può fare?

È necessario analizzare i cambiamenti nelle abitudini del bere, prendendo in considerazione tutti i problemi che ruotano attorno al fenomeno alcol, attuando campagne di sensibilizzazione dei rischi con il coinvolgimento di tutte le persone che sono a contatto con i giovani.

Redazione AdoleScienza.it