alcolismo

Omissione di soccorso: perché i ragazzi non soccorrono gli amici in difficoltà ?


Prima si ubriacano, si drogano, fanno fesserie e poi… non sanno gestire le conseguenze e non sono in grado di assumersi nessun tipo di responsabilità, fino al punto di lasciar morire o marcire sul ciglio di una strada, su un pavimento, in un bagno, ragazzi come loro chiamati erroneamente “amici”. Ad un amico ci lega un sentimento profondo, gli vogliamo bene, vogliamo il suo bene e non lo lasceremo mai per terra privo di sensi, senza sapere se è vivo o se è morto, come un sacco della spazzatura. Forse dovremmo capire il concetto dell’amicizia di questa Generazione Hashtag, di questi ragazzi incastrati nelle emozioni e carenti nei sentimenti, che danno valore a persone e a cose un po’ troppo superficialmente, mettendosi spesso in condizioni di rischio. Abbandonati o filmati, fotografati e poi simpaticamente sputtanati nelle chat o nel web.

Questa è amicizia? Non credo proprio.

Perché un adolescente non chiama i soccorsi? Perché non aiuta l’amico in difficoltà?

Mi piacerebbe trovare una risposta complessa, quasi una giustificazione a questo comportamento di una violenza inaudita: abbandono di corpo incapace di intendere e di volere bisognoso di aiuto, e invece no, non la ho. La risposta è tristemente immediata e l’ho sentita troppe volte in tutti questi anni di lavoro con ragazzi. NON è un problema dei tempi odierni. Anche allora, quando qualcuno collassava perché aveva bevuto troppo o si sentiva male perché aveva fumato eccessivamente, ci si poneva la domanda in gruppo: “e mò, che si fa?”. Si cercava di capire se stava bene, se fosse vivo, si cercava di svegliarlo, di varare le ipotesi su chi chiamare in soccorso. Però, una cosa è certa, NON si abbandonava mai un corpo privo di sensi al suo triste destino. Ho sentito tanti racconti, di chi ha lasciato l’amico davanti al Pronto Soccorso o lo ha riaccompagnato a casa e ha suonato e si è allontanato per paura delle reazioni dei genitori. Ho sentito altre storie di amici che hanno vegliato ore e ore sul compagno o lo hanno fatto vomitare e spurgare per disintossicarlo.

Oggi, invece, è sempre più frequente sentire di corpi abbandonati alla solitudine e alla morte, di prove offuscate, di droga nascosta, messaggi cancellati, per evitare di essere chiamati come soggetti infornati sui fatti o peggio ancora, come complici. Significa che con lucidità si abbandona un corpo e si lascia morire: in poche parole, omissione di soccorso.

La risposta dei ragazzi più frequente è: “per paura”, per timore delle conseguenze, per quello che gli potevano fare dopo, sia le autorità che i genitori. Per paura delle conseguenze si fa morire o si rischiano di creare danni permanenti ad un amico. Sembra assurdo, ma è proprio così. Alcuni raccontano di non aver capito la gravità della situazione e di aver sottovalutato ciò che stava accadendo, altri dichiarano di non sapere cosa fare e quindi hanno fatto passare il tempo, a volte prezioso per salvare una vita.

E’ vero che la paura è un’emozione che blocca, che frena, che in tanti casi non permette di ragionare in maniera lucida e fa prendere delle decisioni che a freddo probabilmente non si prenderebbero mai. Se riflettiamo, è un po’ ciò che accade quando le persone che investono qualcuno per strada e scappano, non per forza sono dei criminali o delle bestie, la paura talvolta fa fare delle azioni completamente prive di senso.

È un po’ ciò che è accaduto a Genova, parliamo di Adele, la ragazza di 16 anni morta per overdose e soccorsa solo dopo che un operatore ecologico ha chiamato assistenza perché gli amici non hanno cercato aiuto per salvarla. L’hanno lasciata morire forse nella inconscia speranza si potesse in qualche modo riprendere, mi auguro ipotizzando fosse solo un’intossicazione e non una morte cerebrale.

Ciò che fa riflettere è che questi ragazzi, hanno paura delle conseguenze, ma non hanno paura di lasciar morire qualcuno per terra buttato come una busta dell’immondizia e, nel contempo, non hanno paura di infrangere le regole, di comprare la droga, di drogarsi, di sballarsi, di superare i limiti. E’ proprio questo il nesso su cui noi adulti ed educatori dobbiamo ragionare se vogliamo impedire altre assurde morti come questa e se vogliamo fare una prevenzione efficace, per aiutare veramente i nostri ragazzi.

Fondamentalmente non hanno paura di andare oltre ma hanno paura di assumersi la responsabilità delle proprie azioni, di individuare il proprio ruolo e di ammettere di essere parte attiva di un problema o la causa. Oltretutto, non si può neanche dire che non abbiano più neanche il senso della vita perché è evidente che della loro vita, il senso lo abbiano e come, la paura del carcere e delle conseguenze, hanno vinto sulla vita.

Allora che fare?

Forse andrebbero educati anche da questo punto di vista, forse qualcuno gli dovrebbe dire che quando fanno stronzate ci sono delle conseguenze e non possono abbandonare al loro destino gli amici.
I ragazzi oggi non hanno più il senso della vita degli altri, non hanno il rispetto della vita umana. Non c’entra niente la droga o l’alcol. Le sostanze amplificano, alterano, ma non creano mostri dove non c’è già una base ed una predisposizione interna.

Purtroppo oggi, non sanno neanche loro quali schifezze assumono e sta accadendo che chiamino il Pronto Soccorso che si trova ad intervenire in situazioni in cui non è chiaro neanche cosa abbiano in corpo, con delle reazioni psicofisiche gravissime, dovute alle nuove droghe che girano tra i più giovani.

L’ultima frontiera dello sballo. Una video inchiesta su AdnKronos con Maura Manca

 

Vanno aiutati ad aiutarsi e ad aiutare. Sono soli ed inconsapevoli, tante volte, della gravità delle azioni che commettono. Questo però non li giustifica, ma ci deve aiutare a comprenderli, per poi intervenire in maniera efficace.

Non sono ragazzi che sono diventate bestie, sono cresciuti male, educati male, tante volte non educati o mal-educati. Se non gli si danno i limiti fin da piccoli, se non gli si insegna l’importanza del rispetto di se stessi e dell’altro, anche, e soprattutto, con l’esempio diretto, se non gli si impongono in maniera autorevole i limiti fin da bambini, non saranno in grado di vederli da grandi e non si renderanno conto che la vita ha un valore enorme.

L’articolo è stato ripreso integralmente dal mio blog AdoleScienza de L’Espresso:

http://adolescienza.blogautore.espresso.repubblica.it/2018/03/04/omissione-di-soccorso-perche-i-ragazzi-non-soccorrono-gli-amici-in-difficolta/

 

Di Maura Manca