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Psicofarmaci sempre più assunti da bambini e adolescenti. Quali sono le conseguenze?


Farmaci per dormire, per essere più attivi e concentrati, per gestire l’umore, per dimagrire, per sballarsi. Si sta pericolosamente normalizzando l’uso di psicofarmaci, assunti per ogni cosa, tanto che in adolescenza, i ragazzi arrivano ad avere un atteggiamento sempre più disinvolto nei confronti di questo tipo di sostanze.


Una pillola per dormire meglio

È stato lanciato l’allarme per l’uso diffuso di psicofarmaci e sonniferi, a partire sin dall’infanzia. Un’abitudine pericolosa in cui i protagonisti sono i genitori stessi che, di fronte alle difficoltà dei figli ad addormentarsi e ai loro frequenti risvegli, ricorrono ai farmaci per riuscire a farli dormire, senza sapere che il consumo di sonniferi da parte dei bambini può comportare conseguenze sulla salute, andando ad alterare il ciclo sonno-veglia, aumentando il rischio di crisi respiratorie e di dipendenza da queste sostanze (http://www.wz-net.de/wz_28_111251378-1-_Gefaehrlicher-Trend-Zaubertropfen-fuer-Kleinkinder.html).

Si agisce sul problema con una pillola, troppe volte senza considerare quanto il sonno sia un importante campanello d’allarme e una delle prime condizioni che salta quando c’è un problema emotivo o un disagio psichico.

Un comportamento genitoriale che funge da modello sbagliato per i figli, i quali crescono pensando che, se c’è una difficoltà personale, si può ricorrere facilmente a un farmaco come soluzione magica al problema, con il rischio di una pericolosa normalizzazione dell’uso. Non a caso, l’Italia ha il primato, rispetto all’Europa, del consumo di sostanze psicoattive non prescritte da parte dei ragazzi.

Adolescenti alle prese con psicofarmaci non prescritti e sostanze sconosciute

Un fenomeno rilevato dall’Espad Italia (https://www.cnr.it/it/comunicato-stampa/6033/droghe-mi-faccio-ma-non-so-di-che) che evidenzia come il 10% di bambini e ragazzi abbiano assunto almeno una volta psicofarmaci, in particolare le femmine. Oltre ai sonniferi, i ragazzi tra i 15 e i 19 anni consumano farmaci per essere più attivi ed efficienti nelle attività, come lo studio, e per potenziare la concentrazione (il 3%), mentre il 2,4% fa uso di farmaci che stabilizzano l’umore o che inibiscono lo stimolo della fame.

Stiamo parlando di ragazzi che non dormono, che hanno sbalzi d’umore, che non si piacciono e vogliono dimagrire, che si preoccupano di avere prestazioni migliori e pensano di non farcela da soli, che hanno paura di crescere e di affrontare le responsabilità della vita. Ricorrono così facilmente all’uso di sostanze, pensando che con una pillola, che altera le capacità fisiche e mentali, possono ottenere ciò di cui hanno bisogno.

Il dato preoccupante è che 1 ragazzo su 10 consuma tali sostanze, senza la prescrizione e quindi senza il consenso di un medico. Spesso consultano il web per bypassare il controllo dello specialista alla ricerca di sostanze che possono essere acquistate tramite semplici carte prepagate su “farmacie online” oppure recuperano i farmaci direttamente dall’armadietto delle medicine che i genitori hanno in casa.

C’è poi una fascia di adolescenti a rischio che alza il tiro, che consuma sostanze psicotrope senza sapere cosa siano e quali effetti possano causare. Si tratta di un miscuglio di erbe in forma liquida o in pasticche, vendute su Internet sotto forma di prodotti naturali legali (smart drugs), spacciati come innocui, capaci di dare effetti stimolanti o allucinatori, spesso mischiati dai ragazzi anche con alcol e altre droghe (farma-party).


Il dato preoccupante è che si sta normalizzando l’uso di psicofarmaci all’interno delle famiglie, si tratta di sostanze che sono alla portata di tutti e i ragazzi iniziano a considerarle una soluzione semplice ai loro problemi, sottovalutando il fatto che provochino dipendenza, alterino la percezione e possano avere conseguenze serie per la salute.