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Ansia da prestazione. I talent show sono diventati un modello per i ragazzi


Basta accendere la tv per imbattersi in uno dei tanti talent che appassionano i giovanissimi: si passa da programmi di cucina di grande successo, a trasmissioni di canto, di ballo, di recitazione, fotografia che tengono incollati alla televisione grandi e piccini.

Insomma esiste ormai un talent per tutto.

 

Qual è l’obiettivo dei talent show?

Il talent ha l’obiettivo di “scoprire dei talenti” e selezionare i più bravi in un determinato ambito, che in ogni puntata si sfidano, valutati da giudici esperti, il tutto accompagnato da un sottofondo musicale al cardiopalma che amplifica ancora di più la tensione.

In queste vetrine televisive succede di tutto:

– E’ presente il CONFRONTO continuo con l’avversario.

– Non è raro vedere crisi di PIANTO, manifestazioni di RABBIA e momenti di grande CONFUSIONE.

– Si tende a parlare male degli altri attraverso COMMENTI NEGATIVI e prese in giro.

– Ad ogni prova vengono individuati i MIGLIORI e i PEGGIORI del gruppo.

– E’ presente una PRESSIONE PSICOLOGICA continua basata sulla prestazione.

– I giudici sono severissimi e in caso di errori tendono a mortificare e a SVALUTARE il concorrente.

– Spesso si tende a confondere il VALORE DELLA PERSONA, con il valore delle sue capacità.

 

Qual è il rischio per i più giovani?

Negli adolescenti scatta inevitabilmente un processo di imitazione che può alimentare il rischio che esperiscano vissuti ansiosi, visto che non è facile raggiungere determinati livelli di espressione artistica.

Dai nostri lavori nelle scuole emerge chiaramente che i ragazzi sono molto sensibili alla valutazione da parte di un adulto e al giudizio e sperimentino troppa ansia da prestazione legata al rendimento scolastico, ai voti e ai risultati sportivi: blocchi emotivi, mal di testa, mal di pancia, sudore, tremori, nodi alla gola, sono solo alcune delle manifestazioni che ci riportano.

Se da un lato ci si sente emotivamente rapiti da queste trasmissioni così coinvolgenti e spettacolari, dall’altro lato c’è il rischio che questa costante ricerca di talenti e di doti particolari possa rinforzare le insicurezze, la paura di fallire e di non essere all’altezza, soprattutto in una fase di crescita e di strutturazione della propria identità. I genitori spesso osannano questi ragazzi, si parla di quanto è bravo quello e di quanto è bravo quell’altro e i figli a volte sembrano vittime della “sindrome dell’essere normale”.

 

Che fare?

Sarebbe auspicabile che a scuola si parlasse liberamente con i docenti di questa spasmodica ricerca di talenti e che il genitore guardasse insieme al figlio questi programmi, per poterne parlare insieme. E’ importante non fargli sentire troppo il peso di dover essere sempre al top, della competizione, della gara, della valutazione e a tutti i ragazzi “normali”, quelli che non sanno ballare, suonare, cantare, recitare e cucinare, fateli sentire unici ed importanti perché le doti sono interne e il talento è essere se stessi.

 

Redazione AdoleScienza.it

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