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Bambini sempre più ansiosi e preoccupati: come comportarsi?


Paura di una verifica a scuola, di non riuscire a fare i compiti, angoscia che possa succedere qualcosa ai propri familiari o di essere esclusi ed emarginati dal gruppo di amici: sono solo alcuni dei timori che compromettono l’infanzia dei bambini, portandoli a provare dei veri e propri stati d’ansia costanti.

A metterlo in luce è stata una ricerca, condotta dalla fondazione inglese Charity Place2Be (https://www.place2be.org.uk/media/587987/childrens-survey-factsheet.pdf), che ha coinvolto 700 alunni della scuola primaria, tra i 10 e gli 11 anni.

Dall’indagine, è emerso che 2/3 dei bambini riferiscono di essere sempre preoccupati e, tra le cause principali dell’ansia, ci sono: la salute della famiglia (54%), quella degli amici (48%), la paura di andare male a scuola e di essere intimoriti sul come fare i compiti (41%). Per quel che riguarda le differenze in base al sesso, dai dati è emerso, che il 36% delle femmine ha paura di subire atti di bullismo e il 28% di poter essere giudicata sul proprio aspetto fisico, mentre i maschi temono maggiormente di sentirsi arrabbiati (24%) e di non saper gestire al meglio la rabbia.

In che modo i bambini affrontano la propria ansia?

La maggior parte dei bambini dichiara che per affrontare le proprie preoccupazioni decide di parlarne con i propri familiari (72%) o con gli amici (65%), anche se più di 6 maschi su 10 dichiarano di calmarsi esclusivamente giocando ai videogiochi.

Un dato da non sottovalutare, è che quasi 3 bambini su 10 affermano che, una volta che l’ansia prende il sopravvento, non riescono a placarla in alcun modo e non sanno minimamente cosa è meglio fare per gestirla e sentirsi meglio.

La maggior parte dei bambini svolge numerose attività durante la giornata, tra sport, compiti, corsi pomeridiani extrascolastici e spesso, piuttosto che essere dei momenti di svago e divertimento, diventano  occasioni di stress. I bambini sentono di dover ottenere sempre e comunque dei risultati ottimali, aumentando così i livelli di ansia in qualsiasi prestazione.


Come deve comportarsi il genitore di fronte alle ansie e alle preoccupazioni del figlio?

1. INCORAGGIARLO AD ESPRIMERE LE SUE PREOCCUPAZIONI

Ignorare le sue ansie e paure è il modo peggiore per aiutare il bambino a superarle. È importante permettergli di esprimere al meglio ciò che lo preoccupa, mostrando un atteggiamento accogliente e comprensivo. Il bambino, soprattutto se piccolo, non comunica i suoi sentimenti attraverso le parole, ma può farlo attraverso il pianto, i gesti, i sintomi fisici, come mal di pancia, nausea, difficoltà ad addormentarsi, ecc. Sta all’adulto comprendere ciò che prova in quel momento e aiutarlo a tirar fuori i suoi vissuti per poterli affrontare al meglio.

2. PERCHЀ A VOLTE NON BASTA RASSICURARLO CON LE PAROLE?

Se il bambino potesse da solo mandare via tutte le sue preoccupazioni, lo farebbe. Quando l’ansia prende il sopravvento, il bambino fa fatica a pensare in maniera razionale, per questo, invitarlo a non avere paura con frasi del tipo “Non devi preoccuparti, non c’è nulla da temere” non aiuta molto, anzi. Può attivare in lui un senso di insicurezza e inadeguatezza e un livello maggiore di ansia, poiché pensa che ci sia qualcosa di sbagliato in quello che prova, e sente di non essere compreso proprio da coloro che sono un riferimento per lui, i suoi genitori.

3. MOSTRARE EMPATIA

Quando sopraggiunge una preoccupazione o uno stato d’ansia, bisogna fermarsi, porsi in ascolto delle emozioni che sta vivendo il bambino e verbalizzargliele: a volte il piccolo può dire di non voler fare qualcosa, mentre in realtà ha solo paura e, sapere che il genitore ha capito come si sente, è un aspetto che lo rassicura “Capisco che puoi essere spaventato”, “E’ normale che tu ti senta preoccupato, è un compito importante!”. Inoltre, aiutarlo a riconoscere i suoi sentimenti è il primo passo per permettergli con la crescita di capire le sue reazioni emotive e imparare a gestirle in maniera efficace.

4. SPRONARLO AD AFFRONTARE LE SITUAZIONI CHE LO SPAVENTANO

Una delle risposte più comuni ed automatiche di fronte all’ansia è l’evitamento di ciò che viene vissuto come minaccioso. Bisogna aiutare il bambino ad affrontare le situazioni che teme di più gradualmente, piuttosto che agire e “buttare” il figlio nelle situazioni, e ogni piccolo passo in avanti deve essere valorizzato dal genitore. “Hai visto che ce l’hai fatta? Non era facile, sei stato bravo!” Non dimenticate di rinforzare anche i piccoli successi e l’impegno così che il bambino possa sperimentare di farcela, senza pensare troppo al risultato finale.

5. STABILIRE UNA ROUTINE QUOTIDIANA

Una routine ha la caratteristica di essere prevedibile e per questo riduce l’ansia nel bambino e gli permette di percepire un senso di controllo sulle situazioni. Conoscere cosa andrà a fare durante il giorno, il momento dei pasti, del sonno, delle attività, sapere dove si trovano i genitori e quando rientreranno in casa tranquillizza e rassicura. È necessario anche mantenere una coerenza rispetto a quello che gli si dice, non dirgli bugie ma trasmettergli fiducia e stabilità.

6. DARE PRESENZA EMOTIVA

Per sentirsi più tranquillo, il bambino ha bisogno di sapere che il genitore, in caso di bisogno, ci sarà sempre, a sostenerlo e ad aiutarlo ad affrontare eventuali difficoltà. Oltre alla presenza fisica, bisogna assicurare ai figli la presenza emotiva attraverso, non solo forme verbali, ma anche attraverso il contatto, lo sguardo, l’abbraccio che rassicurano e hanno un effetto rilassante.

7. ESSERE UN MODELLO PER I FIGLI

Non bisogna dimenticare che i genitori rappresentano un modello da cui apprendere atteggiamenti, comportamenti e reazioni emotive per cui è importante riuscire a trasmettere ai figli fiducia e sicurezza. Se di fronte a situazioni sconosciute, il genitore manifesta paura e ansia eccessiva, il bambino sarà facilmente contagiato da tali vissuti. È importante che gli adulti per primi riescano a riconoscere le proprie ansie per riuscire a contenerle in maniera funzionale, in presenza dei figli.

Redazione AdoleScienza.it