emetofobia

E se la paura fosse quella di vomitare?


Molto spesso si sente parlare di ragazze e ragazzi che si auto inducono il vomito per paura di ingrassare, per controllare il peso corporeo, che soffrono di disturbi della condotta alimentare, ma se invece esistesse una patologia basata proprio sulla fobia di vomitare?

L’ EMETOFOBIA è, infatti, letteralmente la paura di vomitare, che si manifesta con il terrore di vomitare e di vedere qualcun altro farlo. Ogni sintomo di malessere fisico è percepito dalla persona che ne soffre, come un stimolo che può portare al vomito, nonostante le persone che soffrono di questa patologia vomitino raramente. Una delle paure più importanti legate a quella di vomitare sono: la paura di perdere il controllo e la paura del giudizio degli altri che può portare in alcuni casi a sviluppare anche una fobia sociale.

Negli emetofobici (persone che presentano i sintomi della fobia di vomitare), il senso di nausea è cronico, gli impedisce di svolgere normalmente qualsiasi attività quotidiana poiché il sintomo si potrebbe presentare in ogni situazione (come ad esempio mangiare nei ristoranti, andare al cinema, usare i mezzi pubblici…), fino al punto in cui si arriva a temere di stare male sistematicamente.

La forte preoccupazione che ci si possa sentire male e vomitare porta ad avere episodi di ansia e pensieri ricorrenti del tipo: “E se ora mi sentissi male?”; “E se vomitassi davanti a tutti?…”, che possono diventare, in alcuni casi, veri e propri attacchi di panico. A causa di tale paura, l’emetofobico, vive controllando in maniera ripetitiva ogni tipo di sintomo del proprio corpo, arrivando anche a ridurre drasticamente la quantità di cibo assunta e, di conseguenza, a perdere anche peso notevolmente.

 In uno studio pubblicato sulla rivista Depression & Anxiety del 2001 (vol. 14:149-152) condotto online da Lipsitz e colleghi, che ha coinvolto gli iscritti a blog e forum sull’emetofobia, è emerso che la maggior parte delle persone colpite da questo disturbo sono donne con un’età che va dai 14 ai 59 anni, di cui:

• Due terzi del campione presenta una maggiore paura di vomitare non indotta dal vedere qualcun altro;

• I sintomi associati più frequenti sono: nausea (82%), mancanza di respiro (62%) e disturbi gastrici (57%);

• Il 62% degli intervistati ha mostrato una compromissione sociale dimostrata ad esempio dall’evitamento di feste;

• Circa il 44% del campione femminile ha dichiarato di aver ritardato o addirittura rinunciato alla gravidanza per paura delle nausee.

L’origine dell’emetofobia è dovuta di frequente a traumi legati al vomito stesso, ma come tante altre fobie, può essere scaturita da molteplici fattori. Alcuni studi evidenziano come la propensione e la sensibilità al disgusto possa rappresentare un aspetto predittivo della fobia di vomitare (van Overveld et al. del 2008, pubblicato sullo Journal of Anxiety Disorder, vol. 22: 524-531 e van Overveld del 2008, Disgust in specific phobias, a dirt road to anxiety disorders. Dissertation, pubblicato per Universitaire Pers Maastricht).

 L’emetofobia resta comunque una patologia ancora poco conosciuta, ma molto diffusa, che si sviluppa a partire dalla prima adolescenza. Nei blog e nei forum presenti su internet (ne esistono molti!) si può leggere che sono molto numerose le persone che soffrono di questo disturbo anche da tantissimi anni, che hanno potuto dare un nome alle loro sensazioni di malessere solo recentemente. Attraverso il confronto con chi ha lo stesso problema, hanno iniziato lentamente a capire il vero senso del proprio stato psico-fisico.

L’emetofobia NON è da confondere quindi con l’anoressia, in quanto non è caratterizzata da insoddisfazione del proprio corpo, dispercezione della immagine corporea o dal desiderio di essere magri. Questa fobia può condurre anche ad un marcato isolamento o a evitare le interazioni sociali per ridurre gli stati ansiosi derivanti dalla paura che si possa vomitare in qualsiasi momento. Per questa ragione si cerca di evitare posti chiusi o affollati come per esempio i cinema o i ristoranti, si rinuncia ai viaggi e si cerca di non prendere i mezzi pubblici. Talvolta di evita di mangiare anche cibi ritenuti “pesanti” come quelli ricchi di grassi per paura di non riuscire a digerirli. Come è facile immaginare questi comportamenti conducono con il tempo ad interferire sulla qualità della vita e sul benessere psico-fisico della persona che ne soffre.

Redazione AdoleScienza.it

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