Crisi dei 30 anni

Help me: Ho la crisi dei trent’anni!


“A me ogni tanto viene un po’ di, non ti so dire che emozione sia, però mi succede soprattutto quando sento gente della mia età che si sposa o diventa genitore e io invece sono ancora single, a casa con i miei e allora penso: “chissà quando mi succederà e se succederà!”, ma soprattutto che tra pò avrò un’età che per fare un figlio sarò “vecchia “!

Poi però penso anche che tante esperienze che faccio a quasi 30 anni hanno un peso diverso, le vivo in modo diverso e posso ancora farle appunto perché non ho una mia famiglia e dei forti legami.

I 30 anni, non si sa come definirli: sei giovane ma non tanto giovane!!”

“…Siamo la generazione invisibile!!! Non passeremo alla storia!!

Siamo tutti stereotipati da falsi miti televisivi e da lotterie che sono l’unica fede in cui sperare!!!”

“Per chi non ha un lavoro, trovarlo ad un età con il “3” davanti è già più difficile.”

“Ho l’ansia di arrivare a 30 anni e non aver concluso nulla!!”

A 15 anni gli adolescenti guardano i ragazzi di 25 anni con invidia, gelosia e ammirazione: vorrebbero avere anche loro sulla carta d’identità 10 anni in più, una foto con la barba o un bel seno e un portafoglio da sfoggiare all’occorrenza per fare colpo su qualche ragazza.

La crisi della “fase di mezzo”, quella dell’adolescenza, inizia quando non si è più bambini e neppure adulti, quando si vorrebbe urlare a tutti la propria indipendenza, ma si ha paura di farlo troppo forte, quando le figure di riferimento ormai sembrano distanti anni luce dal proprio modo di agire e di pensare. Questa è la fase in cui si preferiscono gli amici ad un abbraccio di mamma e papà e in cui ci si inizia a ribellare per affermare la propria identità; è quella che da sempre, in tutti i libri di psicologia, è stata presa in esame come età difficile e problematica.

In questi ultimi anni forse, a causa del contesto storico in cui viviamo, a causa della crisi economica che si respira ogni giorno, che sta portando i giovano adolescenti a non riuscire a staccarsi economicamente dai genitori, servirebbe aggiungerne un’altra di fase, quella della “crisi dei trent’anni”.

Ebbene sì, si arriva al momento in cui sulla torta di compleanno, dall’1, finalmente c’è un 2, ma che è quasi vicino ad un 3, che porta direttamente e indirettamente a fare i conti con la vita, con le tappe superate e con quelle in cui si è rimasti intrappolati, con la voglia di lasciar casa, ma a causa di situazioni economiche sfavorevoli si è costretti a chiedere ancora un sostegno ai propri genitori, con le strade intraprese e quelle che forse sarebbe stato più giusto scegliere.

Sono gli anni che durante l’adolescenza si vedevano ancora troppo lontani e si immaginavano pieni di certezze e soddisfazioni. In un attimo ci si accorge che quegli anni arrivano in fretta, senza dare il tempo di mettere ordine nella vita, ritrovandosi a fare i conti con la realtà: sogni e aspettative, ansie e insicurezze, un volere ma non potere, dei treni presi e persi, scelte sensate o insensate, genitori insoddisfatti pronti a tirar fuori dal taschino la mitica frase del “te l’avevo detto…” che dopo tanti anni pesa più che mai. Si rischia di sentirsi poco utili, ci si sente con il terreno sotto i piedi che frana, in un mondo ancora troppo vuoto da dover riempire.

E’ un continuare a vivere nell’incertezza dei 15 anni, ma in un corpo di quasi 30.

E’ un desiderare di costruire una vita, ma con il timore di “perdere” ancora tempo prezioso.

E’ un sentirsi soli e con nessun tassello del puzzle al posto giusto.

La disoccupazione che cresce (negli ultimi anni l’Italia, ha toccato punte di oltre seicento mila giovani senza occupazione http://www.istat.it/it/archivio/79806) alimenta i dubbi e le incertezze.

In Nuova Zelanda è stata effettuata una ricerca longitudinale, dal Dipartimento di Medicina Psicologica dell’Università di Otago, i cui risultati sono stati pubblicati nel mese di Marzo 2014, con l’obiettivo di esaminare le associazioni tra la disoccupazione ed esiti psicosociali (salute mentale, abuso di sostanze, dipendenze, criminalità, comportamenti non socialmente desiderabili). I risultati hanno mostrato come ci sia un rapporto direttamente proporzionale tra la durata della disoccupazione e una depressione grave o un uso di sostanze illecite o un abuso di alcol o arresti per atti violenti. È stata riscontrata anche un’associazione tra la mancanza di impiego e la soddisfazione nella vita. In media la percentuale di esiti psicosociali negativi dovuti alla disoccupazione, è pari al 10,8 %.

http://anp.sagepub.com/content/early/2014/02/27/0004867414525840.abstract

E allora, quando la crisi prende il sopravvento, cosa fare?

E’ importante pensare, che nella vita non è mai troppo tardi per recuperare il tempo che sembra perso e che a volte, un pizzico di rischio, può aiutare a fare quel passo di cui magari si ha tanto paura.

Provare a vedere i traguardi raggiunti anche se piccoli, le forze impiegate per rialzarsi ogni volta che si cade, rendersi conto delle proprie capacità, che a volte vengono dimenticate a causa della sensazione di fallimento che prende il sopravvento, può essere un inizio per guardare la propria vita da un punti di vista diverso. A volte ti senti come ad un angolo, ma se da quell’angolo non si riesce ad uscirne da soli, perché ci si sente troppo pesanti, perché non si vede la via d’uscita o si vede troppo lontana, non si deve pensare di essere falliti, ma è importante chiedere una mano a persone esperte per ricostruire quel puzzle che non si è ancora riusciti a costruire.

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