bambina vetro scuola

Il lutto nei bambini rimasti orfani dopo un terremoto o una tragedia. Riusciranno mai a superarlo?


Quando si è vittima di disastri naturali e di eventi tragici in cui si rischia direttamente la vita, a volte si deve lavorare su una doppia elaborazione: non solo la drammaticità dell’evento e il rischio diretto della propria vita, ma anche la perdita di una persona cara, di un affetto e di un legame.

IL DISCORSO DIVENTA ANCORA PIÙ DELICATO QUANDO SONO COINVOLTI I BAMBINI CHE SI TROVANO AD AFFRONTARE LA PERDITA DI UNO O DI ENTRAMBI I GENITORI. L’elaborazione del lutto nei bambini dipende da numerosi fattori individuali ed ambientali.

Innanzitutto si deve sottolineare che il piccolo si trova ad affrontare una situazione completamente inattesa, deve gestire la sua paura più grande, la perdita più difficile da elaborare senza minimamente aver mai pensato di doverlo fare o di essere minimamente predisposto al pensiero, come può accadere nel caso di una malattia. Il bambino dipende completamente dal genitore, affida a lui la gestione completa della sua vita, e rappresenta il riferimento affettivo e il suo sostegno fisico ed emotivo. Quando tutto questo viene a mancare in un modo estremamente violento e inaspettato, lascia un vuoto emotivo che segnerà la vita di questi bambini.

Si trovano a dover affrontare il terrore generato da un terremoto, da una valanga, da un disastro naturale, senza il contenimento e il conforto del genitore. Quando i più piccoli hanno paura corrono immediatamente a cercare la protezione genitoriale e in questo caso si trovano a dover affrontare tutto questo da soli.

È vero che nell’immediato sono assistiti da persone preparate e da esperti che però non sono la mamma e il papà. Una delle frasi che i bimbi dicono in questi casi è: “Mi trovo molto bene qui, sono tutti molto buoni con me, ma quando tornano mamma e papà?”.

L’ELABORAZIONE DEL LUTTO OLTRE CHE DALLA GRAVITÀ DELL’EVENTO CHE SI È SUBITO , DALLA VICINANZA E DALLA SUA INVASIVITÀ, CAMBIA DA BAMBINO A BAMBINO E DIPENDE DALLE SUE RISORSE INTERNE, DAL SUO TEMPERAMENTO E DALLA SOLIDITÀ DEI RAPPORTI COSTRUITI IN PRECEDENZA.

Un’altra variabile che influisce pesantemente è legata alle esperienze di vita precedenti. Se il bambino ha dovuto affrontare già altre perdite importanti, se ha subito altri eventi di vita particolarmente stressanti, come anche una separazione conflittuale, si può trovare in una condizione di maggior vulnerabilità che rende più difficile il recupero.

Come reagiscono i bambini piccoli e come comportarsi con loro?

I bambini piccoli, generalmente sotto i 5 anni, non hanno ancora chiaro il concetto di IRREVERSIBILITÀ legato alla morte, per via del loro sviluppo cognitivo non sono ancora in grado di aver chiaro che la morte rappresenta una scomparsa definitiva. Pensano che sia in un certo senso una condizione transitoria, che i genitori torneranno.
CHIEDONO SPESSO QUANDO TORNERANNO I GENITORI E QUI SCATTA IL PROBLEMA DEL COME DIRGLIELO E DEL QUANDO. Quando sono molto piccoli si potrebbe pensare anche ad una breve fase di preparazione al distacco, dicendo che stanno poco bene, che si stanno curando perché il concetto di malattia e dello star male lo hanno già e possono capire che può anche avere un esito negativo.

Non sono molto d’accordo sul discorso del “è andata/o in cielo”, “è partita/o per un lungo viaggio” perché attivano maggiormente la condizione di essere stati abbandonati dal genitore. Spesso si sentono pure in colpa e pensano di essere stati dei bambini cattivi e quindi sono stati abbandonati dai genitori. Sono comunque frasi che lasciano in lui viva l’attesa, un’aspettativa e attiva una speranza legata al ritorno del genitore che però non tornerà più. Ho seguito tanti adolescenti e giovani adulti che si sono portati dentro per anni la morte di un genitore vissuta non solo come un abbandono ma come un tradimento.

Intorno ai 7-8 anni sono già in grado di comprendere il concetto di morte e si può parlare più diretti e chiari con loro perché si accorgono quando gli viene nascosto qualcosa e si fanno una sorta di film mentale per colmare i dubbi, sviluppando magari credenze errate.

Cosa fare per aiutarli ad elaborare il lutto?

La cosa più importante è ricreare intorno a loro un ambiente il più familiare possibile, contenitivo, che sia in grado di ridare solidità e stabilità. Devono intervenire i parenti più vicini, coloro che richiamano nel bambino il concetto di famiglia, con la speranza che ci siano parenti già molto presenti nella sua vita. Solo all’interno di un contenitore solido loro possono aprirsi e riescono a tirar fuori ciò che hanno dentro.

È molto importante ricreare nel più breve tempo possibile le loro abitudini e soprattutto attivare i canali espressivi, fargli tirare fuori ciò che hanno dentro attraverso il gioco e i disegni, standogli vicino e rispettando i loro tempi, senza mai forzarli, rispondendo a tutte le loro domande nel modo più naturale possibile.

Anche quando sembra che il bambino non abbia particolari problemi è bene farlo parlare con un professionista perché a volte i traumi rimangono latenti nella nostra psiche e appaiono sotto altre forme o anche a distanza di mesi e di anni per cui non bisogna sottovalutare nessun segnale.

di Maura Manca, Psicoterapeuta
Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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