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Niente rimproveri quando gli scappa la pipì a letto: i bambini si sentono in colpa e hanno paura di non essere capiti


Sul settimanale MIO di questa settimana, uscito il 29 novembre 2017, un’intervista alla dott.ssa Maura Manca, psicoterapeuta e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, su l’enuresi notturna, più conosciuta come pipì a letto, una problematica che accomuna tanti genitori.

Se non ci sono problemi organici, che vanno esclusi da un medico specialista, fare la pipì a letto può essere anche un indicatore di un disagio che il bambino vive internamente, un segnale con cui comunica ciò che ha dentro, esprimendolo attraverso il corpo perché non riesce a farlo con le parole. Può essere un segnale di un problema soprattutto se il bambino era riuscito a raggiungere già l’autonomia e poi, all’improvviso, ha una regressione, cioè riprende a fare la pipì a letto, oppure quando il problema diventa costante. Non ci si riferisce ad un’unica volta, magari legata ad una condizione di salute o ad una situazione specifica, ma ad una condizione più sistematica.


Bisogna fare molta attenzione a ciò che il bambino sta vivendo, a inserire il sintomo della pipì a letto all’interno del contesto in cui vive e vedere se ci sono anche altri cambiamenti, anche piccoli, nelle sue abitudini quotidiane.  Può essere un segnale di problemi in famiglia, ad esempio conflitti tra i genitori, nascita di un fratellino o sorellina, separazione dei genitori, oppure rappresentare un disagio scolastico, legato ad esempio a un momento di passaggio da un ciclo scolastico all’altro, a problemi con i compagni (per esempio si viene presi di mira o si subisce bullismo), con le maestre o con i professori.


La pipì a letto può essere anche il segnale di problemi più gravi, come ad esempio abusi sessuali e violenze. Ovviamente non è detto che se il bambino fa la pipì a letto abbia necessariamente un problema o abbia subìto qualcosa di grave, per questo è importante andare sempre a fondo.

Questo tipo di problema, infatti, può essere l’espressione di vissuti che il figlio si porta dentro, di cui non parla, e che non riesce ad elaborare in altro modo.

A cosa devono fare attenzione i genitori?

“Fare la pipì a letto può diventare per i bambini un vero e proprio disagio: influisce negativamente sulla loro autostima, provano spesso tanta vergogna e hanno paura di essere giudicati o presi in giro, si sentono in colpa nei confronti dei genitori e hanno paura di non essere compresi. Per i bambini, che iniziano magari ad andare a scuola e hanno più occasioni di dormire in compagnia degli amichetti, continuare a fare la pipì a letto può essere fonte di vergogna, paura e preoccupazione. Si rendono conto di avere un problema, sentono i commenti che fanno i coetanei su chi ha questo problema e temono di essere scoperti”.

Ma si tratta di bambini più sensibili degli altri?

“Solitamente sì, sono bambini molto sensibili fanno fatica a gestire le emozioni ed è molto importante comprendere il loro disagio, comprendere questo stato interno e rinforzarli, mai colpevolizzarsi. Bisogna ricordare che questa difficoltà, anche quando il contesto familiare è accogliente, viene sempre interpretata dal bambino come un qualcosa che lo rende diverso, che non si deve fare, che crea un problema ai genitori, per cui bisogna fare sempre attenzione al suo comportamento e agli stati emotivi”.

Come devono reagire i genitori e come si devono relazionare ai figli?

“La problematica della pipì a letto, essendo molto difficile da gestire, può innescare in mamma e papà impotenza e frustrazione, fino ad arrivare alla rabbia o addirittura alle punizioni. Tanti genitori mi dicono che non ne possono più di dover pulire costantemente, che le hanno provate tutte e non sanno più cosa inventarsi. Questa sicuramente non è la strada giusta da percorrere, anzi rischia solo di esasperare la situazione. Perché non dipende dalla volontà del figlio, è un problema per lui incontrollabile di cui si fa una colpa. Quindi si devono mettere da parte sgridate e reazioni eccessive come ad esempio facce o gesti di sconforto che possono far pensare al “non ne possiamo più…” è farlo sentire un peso per la famiglia, soprattutto quando si deve lavare e pulire”.

Qual è il suo consiglio?

“Cercate di non banalizzare il problema, di non prenderlo in giro o di non dirlo ad altri familiari, amici di famiglia o coetanei.”

Mio Enuresi