caso cefalù

12enne tenta di darsi fuoco in classe: l’impatto del bullismo sulla psiche dei ragazzi


A pochi giorni dal tentato suicidio in un liceo di Napoli, dalla cronaca si apprende un altro caso eclatante in provincia di Palermo, dove l’ennesimo ragazzino vede nel togliersi la vita,  l’unica via d’uscita dalla propria sofferenza.

Questa volta è successo a Cefalù, dove un ragazzo di soli 12 anni, dopo essersi cosparso di benzina mentre si trovava in classe, impugnando un accendino in mano ha minacciato di fronte a tutti di darsi fuoco e uccidersi: fortunatamente l’insegnante e i compagni sono intervenuti tempestivamente, riuscendo a fermarlo. Dai giornali, sembrerebbe che tale gesto fosse legato a episodi di bullismo di cui era vittima, come forma di protesta alle prevaricazioni e alle minacce continue che subiva da parte di un gruppo di ragazzi di altre classi. Attualmente le forze dell’ordine stanno cercando di ricostruire la vicenda e il ragazzo è seguito da psicologi per sostenerlo in questo delicato momento.


Purtroppo, si leggono sempre più casi di ragazzi che tentano il suicidio o che si sono tolti la vita, che mettono in atto gesti disperati come grido di aiuto, cercando di essere ascoltati e credendo che solo attraverso queste azioni estreme si possa mettere la parola fine alle loro sofferenze.


Il dramma del bullismo: quali sono le conseguenze?

Essere vessati, presi in giro e isolati in maniera sistematica e intenzionale dai coetanei è un’esperienza devastante che può favorire l’insorgenza di molti disagi in diverse aree dello sviluppo.

Il bullismo ha conseguenze psicologiche ed esiti gravissimi sulle vittime, sia nel breve che nel lungo periodo, andando ad intaccare soprattutto la sicurezza in se stessi e l’autostima, perché ciò che distrugge maggiormente è vedere che nessuno interviene, che in tanti assistono agli episodi di prevaricazione, senza mai fermare queste violenze.

La sistematicità e la continuità dei soprusi subiti da parte dei coetanei possono portare anche ad esiti nefasti, come dimostra la vicenda di Cefalù. Gli effetti del bullismo vanno ben oltre l’immediato e si ripercuotono nel tempo: si arriva a questo drammatico epilogo perché le vittime perdono la vitalità, la voglia di credere nella vita, e la loro fragilità li rende ancora più vulnerabili e non in grado di fronteggiare quello che stanno vivendo. A volte è un grido di aiuto, non cela sempre un reale intento suicidario, ma quello di manifestare apertamente il proprio dolore.

I dati in Italia

I dati di un’indagine combinata dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza e di Skuola.net, condotta su ragazzi di età compresa tra gli 11 e i 13 anni, mettono in luce la gravità del fenomeno: infatti, 3 preadolescenti su 10 sono vittime di bullismo. Il 70% si sente depresso e triste, il 45% ha frequenti crisi di pianto e il 33% ha messo in atto condotte autolesive. Nella fascia di età 14-19 anni, il 46% ha pensato almeno una volta al suicidio, il 32% ha messo in atto condotte autolesive, il 75% si sente depresso e triste, il 54% ha frequenti crisi di pianto. Si evidenziano, inoltre, effetti importanti nella sfera alimentare: il 43% ha messo in atto condotte restrittive sul cibo, mentre il 57% delle vittime si è abbuffato.

Nonostante nella fascia 11-13 anni i numeri relativi ai vissuti depressivi siano leggermente più bassi, non vanno assolutamente sottovalutati, perché, come dimostrano i dati, sono destinati ad aumentare e a cronicizzarsi nel corso del tempo.

Inoltre, in una fase così delicata di sviluppo, si viene intaccati nel profondo, la tristezza prende il sopravvento così come il ritiro sociale, la chiusura in se stessi, l’ansia nell’andare a scuola e il doversi confrontare quotidianamente con quei ragazzi che si divertono tanto a prendere in giro, a minacciare e ad escludere. Le vittime finiscono per identificarsi nel ruolo di “bullizzati”, costruendo le loro relazioni sulla base della paura e dell’insicurezza, senza poter esprimere ciò che sentono e senza strumenti per comunicare ciò che hanno dentro, trovando nei gesti eclatanti l’unica via d’uscita.

di Maura Manca