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L’autolesionismo nell’era digitale


Gli adolescenti autolesionisti sono tantissimi, sono oltre 2 su 10, è un problema che sembra meno grave del bullismo solo perché se ne parla di meno, ma i ragazzi coinvolti sono veramente tanti e soffrono in silenzio, scaricano le tensioni emotive sul proprio corpo, si vergognano, hanno paura di essere stigmatizzati e si chiudono a riccio nel loro dolore. Si parla di allarme autolesionismo perché la percentuale di adolescenti che si fa del male in maniera RIPETITIVA, ossia costante e continuativa, è passato in un solo anno dallì11,5% al 14% (Dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza).

A marzo 2017 è uscito il mio nuovo libro dal titolo L’AUTOLESIONISMO NELL’ERA DIGITALE. Approfondisce un tema importantissimo e poco trattato anche dai media: l’autolesionismo e le modificazioni corporee e le sfide social, i giochi online e  le challenge autolesive.

copertina Manca Autolesionismo piatto

La forma di autolesionismo più frequente è sicuramente il tagliarsi o cutting: ragazzi si tagliano con lamette, forbici, coltelli, con ciò che trovano di appuntito o tagliante. Non c’è un intento suicidario, i tagli sono fatti in modo che non si muoia dissanguati ma che si scarichi tutta la sofferenza interna che non si riesce a gestire con una modalità più adattiva.

Chi sono gli adolescenti autolesionisti? Sono vittime di bullismo, sole e depresse che abusano di alcol

I social network sono spesso i luoghi in cui condividono il loro dolore e la sofferenza. Dietro l’hashtag ‘#cut, #selfharm, #cutting  si nasconde un mondo sommerso. Sono decine di migliaia i video su YouTube e centinaia le comunità in cui vivono questi ragazzi. Ci sono gruppi in cui si scambiamo immagini di autolesionismo, si istigano a farlo, ci sono gruppi in cui si parla di suicidio, chiamati gruppi della morte. A volte sono una via d’uscita, un conforto, un luogo protetto altre, luoghi di rinforzo, di esaltazione di questi comportamenti e di emulazione (Leggi anche il libro Generazione Hashtag di Maura Manca, Alpes edizioni).

Il rapporto tra social media e autolesionismo è molto stretto e rischia di condizionare la vita di questi ragazzi, soprattutto dei più giovani e di coloro che sono più vulnerabili. Non ci dobbiamo dimenticare che l’autolesionismo insorge intorno agli 11-12 anni, un età estremamente delicata da affrontare.

I genitori spesso non si accorgono di cosa accada sotto i loro occhi, credono a ciò che raccontano i figli, ai graffi, alle cadute, ai gatti e quant’altro produca la fantasia di questi ragazzi. Spesso nascosti dietro le maniche lunghe o le file di braccialetti. Ci sono dei segnali a cui il genitore deve fare assolutamente attenzione e deve intervenire nella maniera più giusta ed efficace. Il libro ha un capitolo dedicato completamente ai genitori, è una sorta di guida che li prende per mano e spiega come è meglio comportarsi.

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