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Autolesionismo, suicidio e depressione nelle vittime di cyberbullismo e bullismo


Prese in giro sistematiche, spinte, risatine alle spalle, isolamento, provocazioni e a volte anche botte, questa è la tortura che subiscono troppi adolescenti italiani, parliamo di 2 ragazzi su 10 spesso e volentieri, e più del doppio, qualche volta e ogni tanto. La scuola diventa una prigione, si sviluppa una sorta di mal di scuola, di paura interna perché ci si sente in gabbia, una preda di uno o più ragazzi che si divertono a far del male, a prendersela con chi è più sensibile e più debole di loro, con chi magari ha altri valori e priorità nella vita. In più a tutto questo si somma spesso anche il cyberbullismo, ossia tutte le prevaricazioni messe in atto attraverso lo smartphone o ogni forma di tecnologia, isolamento ed esclusione dai gruppi WhatsApp, derisioni pubbliche, foto e video e prese in giro sui social e nelle chat, riprese sgradevoli ed imbarazzanti e violenze fisiche immortalate da un obiettivo, di cui sono vittime sistematiche il 6.5% degli adolescenti italiani, di cui solo il 4% sono femmine, è infatti in netta crescita il bullismo al femminile.

Tutto questo devasta la psiche di un ragazzo che non sa più dove attaccarsi, i compagni di classe e scuola troppo spesso stanno inermi a guardare e a volte a ridere, nessuno che tira fuori il coraggio e si scaglia contro chi si diverte con la sofferenza degli altri.

Fa male, troppo male, ci si chiude perché non si trova più un posto sicuro, ci si rifugia nel proprio dolore, gli insegnati spesso non vedono tutto questo e a volte, troppe volte, sottovalutano la gravità di quello che succede in classe. Anche se un ragazzo non lo fa vedere apertamente soffre e prova un dolore immenso che troppe volte non riesce a condividere con la famiglia, si ha paura di far soffrire i genitori, di dargli altri pensieri, di non essere capiti e che il tutto venga o sottovalutato o sopravalutato con reazioni esagerate.

Questo dolore si trasforma spesso in tristezza e depressione, basti pensare che la maggior parte degli adolescenti vittime di cyberbullismo, si sente depresso o ha pensieri di farla finita perché non riesce più a gestire le emozioni che si vivono. Il numero delle femmine che pensa al suicidio è nettamente superiore rispetto ai maschi.

Il cyberbullismo è vissuto come molto più invasivo, è meno diffuso ma è molto più grave, viola l’intimità e la privacy della vittima e può portare con molta più facilità a tentare di togliersi la vita, rispetto alle forme tradizionali.

Tantissime vittime scaricano il proprio dolore e la propria sofferenza attaccando parti del corpo, in genere braccia e gambe o posti nascosti che gli altri non vedono. Si usano spesso lamette, oggetti appuntiti, qualcosa di tagliente che incida la pelle.

Quella tra autolesionismo, depressione e suicidio, non è una relazione ascrivibile al caso, come riportano i dati di una ricerca condotta da noi di AdoleScienza e Osservatorio Nazionale Adolescenza e Skuola.net, è l’essere vittima sistematica di tutta questa violenza che può portare un ragazzo a pensare di togliersi la vita, che gli ruba il sorriso e la felicità, che gli fa decidere di attaccare il proprio corpo e di farsi del male nel silenzio e nella solitudine della propria stanza o del proprio bagno.

Le vittime di cyberbullismo sono molto più a rischio suicidario rispetto alle vittime di bullismo fisico e verbale e soprattutto rispetto a tutti gli altri adolescenti.

Bisogna fare attenzione a tutto questo, bisogna rendersi conto di cosa il cyberbullismo e il bullismo provoca nella psiche di questi ragazzi, perché solo così si possono salvare!

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

Direttore AdoleScienza.it