self harm

Che cos’è l’autolesionismo?


mi sono fatta questo… perché stavo male,

mi stressavano tutti, non capivo più niente,

mi scoppiava la testa e dovevo farmi del male…

prima lo facevo solo per rabbia

ora lo faccio perché provo sollievo dopo ogni ferita…”

Queste sono le parole di una adolescente quando descrive quello che prova prima e dopo farsi del male. Quando si vivono queste emozioni il corpo non piace, spesso ci si vede brutte e grasse, si arriva ad odiarlo, ed è per questo che diventa facile attaccarlo e scaricare sulla pelle tutta la rabbia e la frustrazione che si ha dentro.

Le condotte autolesive, generalmente, compaiono intorno ai 12 e i 14 anni, durante la prima adolescenza. Con la parola autolesionismo si intende la volontà di farsi intenzionalmente del male, di attaccare parti del proprio corpo, senza però avere intenzione di suicidarsi.

Negli anni della adolescenza si affrontano numerosi cambiamenti fisici, psichici e il corpo assume un significato diverso rispetto a prima. Si inizia ad esprimere e a comunicare i propri cambiamenti, la propria crescita, anche attraverso le modificazioni del corpo, che viene attaccato e modificato in tutti i modi (capelli, piercing, tatuaggi). Alcune forme sono transitorie, occasionali, legate in genere ad un gesto di rabbia transitoria che diventa un modo di  scaricare, ma altre volte, scaricare sul corpo, rappresenta l’unica strategia per affrontare pensieri ed emozioni dolorose ed insopportabili.

Si ha paura di non essere capiti, di essere scoperti.  I genitori, gli amici e gli insegnanti molto spesso non posso capire perché lo trovano un gesto inaccettabile. Per questa ragione ci si nasconde, si coprono le ferite o ci si fa del male in parti del corpo nascoste, dove nessuno può vedere il proprio dolore e la propria vergogna. Ci si sente soli ed incompresi e spesso si approda nei rifugi virtuali dove si trovano tanti “amici” che posso capire, che possono ascoltare, perché anche loro “sono come te”.

L’autolesionismo nell’era digitale: uno strumento di comprensione e una guida per genitori

Uno studio del 2014, che ho condotto con altri colleghi, ha evidenziato come gli adolescenti autolesionisti mettono in atto anche altri comportamenti a rischio la salute, come per esempio fare uso di droghe o alcool. Gli adolescenti che si fanno del male con ripetitività hanno anche un’immagine negativa del proprio corpo e mostrano una minore tendenza a proteggerlo e a prendersi cura di lui.

In genere le forme più comuni di farsi del male sono:

il cutting: tagliarsi la pelle con lamette, forbici, coltelli o altri strumenti;

il burning: bruciarsi con sigarette, accendini, fiammiferi.

Esistono anche altre forme come: mordere parti del corpo, procurarsi dei graffi sul corpo, incidersi la pelle al fine di procurarsi cicatrici permanenti o interferire col processo di cicatrizzazione delle ferite sul corpo.

L’era digitale ha influenzato anche le modalità di farsi del male e la nuova forma è il self-cyberbullying che consiste nel cercare intenzionalmente gravi insulti e offese, la mortificazione verbale sul web che hanno lo stesso effetto delle lamette sulla pelle.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Riferimenti Bibliografici

Manca M., Cerutti R., Presaghi F. (2014). Clinical specificity of acute versus chronic self-injury: measurement and evaluation of Repetitive Non Suicidal Self-Injury. Psychiatry Research, 215: 111-119.

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