qutoaggressività

E quando a farci del male siamo noi stessi senza neanche rendercene conto?


Quando si parla di aggressività automaticamente si pensa a modalità “etero-dirette” cioè, rivolte verso l’esterno, caratterizzate dalla esternalizzazione dei comportamenti, attraverso le quali si scarica la propria rabbia su oggetti o persone con aggressioni fisiche e/o verbali rivolte direttamente o indirettamente alla vittima.

Al contrario, è possibile osservare anche un tipo di aggressività “auto-diretta”, cioè indirizzata verso il proprio Sé e che ha come oggetto da aggredire, il proprio corpo e la propria persona. Tra le condotte auto-aggressive più frequenti ritroviamo soprattutto: l’auto-svalutazione, le condotte autolesive e/o autodistruttive, come ad esempio automutilazioni, scarificazioni, cutting (tagliarsi la pelle e farsi delle scritte con lamette o altri oggetti), burning (bruciarsi la pelle), tentativi di suicidio, gravi disturbi alimentari, abuso di alcol o droghe, frequenti incidenti stradali, body modification e sport estremi. A volte queste forme di manipolazione e di modificazione corporea possono rappresentare delle modalità simboliche di prendere possesso del proprio corpo, di ridefinire i propri confini corporei, di trovare i propri limiti e la propria identità. Una messa alla prova di se stessi, uno scarico delle emozioni interne, una modalità disadattiva di “regolare” le emozioni, un tentativo di gestire le sofferenze.

Esistono anche comportamenti auto-aggressivi diretti e indiretti. Quelli diretti hanno un esito evidente ed immediato. Si vedono nel qui ed ora, perché possono avere anche conseguenze per la salute della persona. Mentre, tutte le forme indirette, sono ancora troppo poco studiate, gli si da troppa poca importanza, ma, a lungo andare, creano danni seri e coinvolgono un numero elevatissimo di persone, ignare di esserlo. Questo tipo di comportamenti hanno conseguenze negative più a lungo termine, come fumare molte sigarette, abusare di alcol o droghe. Effettuare con costanza e ripetitività un’alimentazione sbagliata, dormire male e poco, fare una vita sedentaria, sono tutte attività nocive per il nostro organismo; eppure, nonostante tante persone ne abbiano la piena consapevolezza, lo continuano a fare, perché gli esiti appunto non sono immediati e quindi si attiva un meccanismo di maggiore deresponsabilizzazione.

Accanto a forme di auto-aggressività più o meno esplicite, vi sono anche forme che possono essere definite “mute” poiché vengono agite attraverso, ad esempio, l’andare ad incastrarsi spesso in situazioni devastanti per la psiche, di profonda pesantezza emotiva e di difficile gestione. Ci si trova spesso invischiati nella precoce o frequente rottura delle relazioni o incastrati spesso in relazioni frustranti, maltrattanti, complesse e castranti. In questo modo si crea un circolo vizioso in cui ci si lamenta, si sta male, “non si vive” , eppure non si fa niente per star meglio, ci si trova intrappolati in un circuito autodistruttivo.

È molto più difficile riconoscere comportamenti auto-aggressivi indiretti a cui spesso non si da la giusta valenza per paura di ammettere che non ci si sta tutelando, proteggendo e rispettando.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

 

 

 

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