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Figli che si fanno male. L’autolesionismo in adolescenza, un problema nascosto


L’autolesionismo rappresenta un fenomeno di indubbia rilevanza clinica e sociale, soprattutto per la sua gravità e considerevole diffusione nella popolazione adolescenziale, già a partire dagli 11-12 anni di età.

Tali condotte autolesive sono l’espressione di un profondo stato di malessere e di disagio interiore che il ragazzo scarica sul proprio corpo attraverso attacchi intenzionali e ripetitivi troppo spesso non riconosciuti.

Autolesionismo: cos’è e quando compare

Le condotte autolesive, generalmente, compaiono intorno ai 12 e i 14 anni, durante la prima adolescenza. Con la parola autolesionismo si intende la volontà di farsi intenzionalmente del male, di attaccare parti del proprio corpo, senza però avere intenzione di suicidarsi.

È importante sfatare il mito che l’autolesionismo è una ricerca di attenzioni, ma alla base c’è una profonda sofferenza, una difficoltà nel gestire le emozioni, un bisogno di essere riconosciuti, accolti ed accettati.

Ci sono oggi delle challenge o sfide o giochi autolesivi che spesso gli adolescenti fanno, dove si fanno intenzionalmente del male, ma è un comportamento con una spinta interna e motivazione completamente diversa, da non confondere anche con i tentativi di suicidio. In effetti, in questo campo c’è molta confusione e queste rende il problema ancora più grave perché viene riconosciuto tardi o non viene mai individuato o identificato come tale.

L’autolesionismo è un comportamento intenzionale, senza intento suicidario…

Cosa spinge un ragazzo a farsi del male?………………………………………………………………

 

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