#sue

Il suicidio in un hashtag. Il nuovo modo di comunicare degli adolescenti


Ana, Annie, Mia, Deb e Sue e tanti altri non sono nomi di ragazze. Sono le abbreviazioni o i nomi in codice che gli adolescenti utilizzano per identificare i loro disturbi alimentari o i loro stati d’animo su Instagram.  Tutti accompagnati da altri hashtag come #depressione #cutting #selfharm #help #solitudine #tristezza e altri ancora.

  

Eccoci davanti agli  #adolescenti ossia coloro che esprimono il disagio interno e le loro difficoltà attraverso il web, il MEZZO DI COMUNICAZIONE e relazionale che prediligono, ormai diventato un automatismo. I ragazzi utilizzano hashtag con nomi di persona, così da dare un significato digitale alle loro problematiche e renderle ancora più difficili da smascherare per chi come molti genitori ed insegnanti non sono così digitalizzati.

L’hashtag SUE per esempio è quello utilizzato per parlare di SUICIDIO ed è estremamente diffuso sui social network, ed è associato a immagini o video che rappresentano la sofferenza di chi le scatta e che attacca o pensa di attaccare il proprio corpo: tagli sulle braccia, ai polsi, sulle gambe, bruciature, ferite oppure in bilico su un ponte senza avere il coraggio di riuscire davvero a togliersi la vita, ma con la voglia di farlo. 

L’Osservatorio Nazionale Adolescenza ha una sezione dedicata interamente alla ricerca di queste tendenze e mode social e spesso segue passo passo i ragazzi nei meandri più impensabili del web.

Se si cerca l’hashtag #sue per esempio su Instagram, estremamente utilizzato dai più giovani soprattutto nella fascia della prima adoelscenza,  si ottiene, prima di una lista di foto e commenti al suicidio, un importante avvertimento che a quella ricerca potrebbero corrispondere immagini forti e d’impatto visivo: Questi messaggi possono contenere materiale forte. Per informazioni e supporto per il suicidio e autolesionismo, cliccare qui.” Il link rimanda direttamente al sito della prevenzione del suicidio Befrienders in tutto il mondo (http://www.befrienders.org/). Questo è l’aspetto positivo del web e dei tanto criticati social che comunque hanno dei sistemi che in qualche modo cercano di tutelare i ragazzi.


Qual’è il ruolo della rete?

Gli adolescenti utilizzano internet, le chat, i blog, i social network per esprimere il loro disagio perché spesso non si sentono ascoltati dalle loro famiglie e dall’ambiente che li circonda ed affidano le loro richieste di aiuto alla rete.

È importante conoscere anche i nomi o i codici con i quali i giovani esprimono i loro disagi, la NON CONOSCENZA non permette di monitorare e di conseguenza risulta più difficile anche poter rintracciare comportamenti a rischio, in una rete già così ampliamente vasta.  

Purtroppo nel web ci sono tantissime community on-line in cui si rifugiano tanti adolescenti soli e incompresi che cercano sostegno e supporto e trovano invece spesso rinforzo ai propri problemi e ai propri comportamenti.

Cosa si può fare realmente?

Se si parla di suicidio o tentato suicidio o autolesionismo soprattutto in adolescenza ci si approccia con il tentativo di trovare una motivazione razionale, un problema specifico che abbia portato la persona a star così male a tal punto di decidere di togliersi la vita. In realtà ciò che porta una persona a compiere un gesto simile, non è un’unica causa ma si è influenzati dalla complessa interazione di fattori biologici, psicologici, culturali e ambientali che devono essere costantemente studiati e monitorati, per far sì che si possa intervenire precocemente ed in maniera realmente efficace su tali condotte. I social network rappresentano solo quella vetrina che ci permette di vedere in maniera esplicita il mondo interno di tanti ragazzi che soffrono e nascondono una richiesta di aiuto dietro un #. 

Redazione Adolescienza.it

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *