L'eco del suicidio

L’eco del suicidio


Le ultime statistiche parlano chiaro: è  il suicidio la seconda causa di morte tra gli adolescenti (http://www.who.int/mental_health/prevention/suicide/suicideprevent/en/). In Italia, dopo che si è rilevato un calo dei decessi volontari tra il 1993 e il 2009 (http://www.istat.it/it/archivio/68812), le percentuali sono nuovamente tornate a toccare picchi molto alti: in totale tra giovani e adulti si contano circa 4 mila suicidi l’anno, per non parlare a livello mondiale, dove c’è un suicidio ogni 40 secondi (http://www.who.int/violence_injury_prevention/violence/world_report/factsheets/en/selfdirectedviolfacts.pdf).

Uno dei dati più allarmanti è che il nostro Paese è al 65° posto nell’infelice classifica internazionale, riguardante i tassi di suicidi (https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_countries_by_suicide_rate).

La modalità prevalente è l’impiccagione, seguita dall’uso di arma da fuoco e dalle precipitazioni nel vuoto. Le modalità utilizzate dipendono tanto anche dalla cultura e dalla regione di appartenenza; per esempio, in uno studio condotto nel 2013 sulle regioni del Mediterraneo orientale è stato visto che, tra i 3 più comuni metodi di suicidio, c’è l’auto-immolazione, cioè darsi fuoco (Morovatdar e coll. dal titolo: Most common methods of suicide in Eastern Mediterranean Region of WHO: A Systematic Review and Meta-Analysis, pubblicato negli Archives of Suicide Research, numero 17).

Il fenomeno è più diffuso tra i maschi rispetto alle femmine per un rapporto di 3 a 1.

Secondo uno studio pubblicato dall’ Università di Londra, tra gli adolescenti, le due cause principali di suicidio sono: l’omofobia e il cyberbullismo o bullismo online (Warwick e coll. del 2001, dal titolo: Playing it safe: addressing the emotional and physical health of lesbian and gay pupils in the U.K, pubblicato sullo Journal of Adolescence, numero 24).

Numerosi studi americani hanno riportato tassi più elevati di suicidio tra giovani lesbiche e gay, rispetto ai loro coetanei eterosessuali. Uno studio commissionato dal Governo degli Stati Uniti, ha concluso che il 30% dei suicidi giovanili è causato dall’omofobia: giovani che si tolgono la vita perché il peso degli insulti legati alla propria omosessualità, la paura di esporsi, il timore di far sentire la propria voce, l’ansia di mostrare chi si è, l’esclusione e le risa tra amici e parenti, diventano un peso troppo grande da sopportare quotidianamente.

Contemporaneamente, con la diffusione della tecnologia si è sviluppato anche il cyberbullismo: insulti in rete, parole pesanti, pagine su social network totalmente dedicate a “qualcuno” preso di mira. Il web, diventa così una trappola per le vittime prescelte e uno strumento di potere per tanti altri; la diffusione è immediata e così in poche ore il gruppo aumenta e il soggetto deriso è sempre più schiacciato.

Il problema maggiore è che nonostante il fenomeno si stia diffondendo a macchia d’olio, contando ogni anno numerose vittime, esso rimane un argomento di cui se ne parla molto poco.

È un gesto, che tra genitori e parenti crea ancora vergogna, è un gesto ancora molto sottovalutato, è un gesto su cui si fa poca prevenzione, è un gesto che spaventa e fa passare oltre anche di fronte a frasi esplicite, è un gesto pieno di solitudine ma è anche un gesto che lascia un vuoto enorme in chi rimane.

“Sento ancora sul corpo i brividi provati quella mattina d’estate leggendo un breve messaggio sul cellulare: una semplice frase che mi ha bloccato il respiro.

Lentamente e in silenzio mi sono accasciata sul letto, lacerata dal dolore, schiacciata da mille domande, distrutta nelle viscere.

E’ una di quelle situazioni in cui ti senti invadere dalla rabbia e da un solo enorme : “PERCHE’?”.

Pensi che quel coraggio l’hai cercato invano anche tu tante volte. Pensi che quel coraggio lui non l’ha solo sfiorato, ma l’ha colto al volo.

Hai gli occhi pieni di lacrime, il viso scarno, la testa che ti scoppia.

Vorresti tornare a letto e svegliarti dopo poco e scoprire che era solo uno spiacevole incubo, come quelli che facevi da piccola e dopo essere scoppiata a piangere, tua mamma correva a coccolarti e a tranquillizzarti.

Ma per dei lunghi minuti nessuna sveglia ha suonato, nessuna mano ti ha sfiorato per farti alzare dal letto, nessuna voce ha pronunciato il tuo nome per dirti che il pranzo era quasi pronto e bisognava svegliarsi.. niente e nessuno si è mosso.

Un sorriso, uno sguardo, una risata, una cazzata, che racchiudevano l’apparente significato ma anche tutto il suo opposto, che includevano nel pacchetto che lui ti regalava non solo la verità e l’apparenza, ma anche quella enorme parte del suo mondo che nessuno con grazia e delicatezza è stato in grado di raccogliere, che nessuno ha saputo spostare da sotto quel pesante velo con il quale pensava di scaldarsi…

Io credo che solo una cosa accomuna chi “rimane” e chi quel grilletto ha avuto il “coraggio” di premerlo: un insopportabile cumulo di domande, che occupano ogni minimo spazio libero della tua mente e delle tue giornate, senza trovare alcuna risposta valida che possa cancellarle una ad una.

Forse l’unica soluzione è davvero “resettare” tutto e cominciare da zero”.

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