chirurgia plastica adolescenza

Mamma per i 16 anni mi regali il Botox?


Possono sembrare semplici party tra giovani. Ma in realtà: spritz, stuzzichini, gossip e punturine di Botox! E’ allarme tra i giovani per l’aumento del “Toxing Teen”.

Cos’è il Toxing Teen?

Il Daily Mirror ha definito questo allarmante fenomeno come “Toxing Teen”, riferendosi alle giovani adolescenti che organizzano feste nelle quali l’ospite d’onore è il kit, siringa e botulino. Le Toxing Teen sono ossessionate dalla paura di diventare vecchie, si iniettano il botulino credendo, erroneamente, di prevenire la comparsa delle tanto temute “zampe di gallina” (www.mirror.co.uk. Del 9.12.2001).

Quanto è diffuso il Toxing Teen?

I media hanno riportato un aumento del numero di adolescenti che, insoddisfatte del proprio aspetto, ricorrono ad interventi di chirurgia estetica. Pearl e Weston, in una ricerca pubblicata su Annals of Plastic Surgery, sottolineano come stia aumentando il numero di giovani che scelgono di sottoporsi a interventi di chirurgia estetica. Il 66% degli intervistati ha, tra i propri contatti, qualcuno che si è rivolto ad un chirurgo estetico per risolvere un difetto o migliorarsi; il 33%, invece, ha espresso il desiderio di volersi fare un “ritocchino” (Attitudes of adolescents about cosmetic surgery, 2003; 50:628-630).

Perché a 16 anni si pensa al Botox?

Ma come si arriva ad essere insoddisfatti della propria immagine corporea, tanto da ricorrere in modo così estremo alla chirurgia estetica? Perché l’unica soluzione per colmare le proprie insicurezze è trasformare completamente e in modo permanente il proprio corpo, quasi come voler essere qualcun altro?

Una fase delicata di vita, come quella dell’adolescenza, comporta nel giovane il dover gestire un mix di emozioni e percezioni nuove. Il corpo che cambia, una bassa autostima e un’insoddisfazione del proprio aspetto possono creare, nel giovane, il desiderio di ricorrere alla chirurgia. Il 54% delle ragazze americane, di età compresa tra i 12 e 23 anni, sono insoddisfatte del proprio aspetto e il 4% di interventi di chirurgia estetica coinvolge adolescenti che hanno un età inferiore ai 18 anni (De Silva. Plastic Surgery and the Adolescent Breast: Preliminary Patient Counseling. Pubblicato nel 2010 sullo Journal of Pediatric and Adolescent Gynecology , 23, 3:184-186).

Ad amplificare la potenza dei vissuti negativi riguardo al corpo, si aggiungono le influenze dei media, il parere degli amici e le critiche dei genitori.

Dalle bambole al Botox

Una delle prospettive di riferimento sullo sviluppo dell’insoddisfazione corporea, vede i mass media e i giochi dei bimbi, in particolare le bambole, come fonte di ispirazione dell’ideale di bellezza corporea della società moderna. Helga Dittmar e i suoi collaboratori, in un articolo pubblicato su Developmental Psychology nel 2006, sostengono che, la bambola Barbie rispecchi canoni di bellezza filiforme e influenzi il concetto di sé delle bimbe che ci giocano; la bellezza ideale, attribuita alla Barbie, viene assimilata attraverso la fantasia e il gioco. La bambina, giocando con Barbie, si identifica con lei e piano piano interiorizza la caratteristica estetica della magrezza come elemento più importante per essere bella, “essere come Barbie”. La ricerca spiega come le bambine che hanno giocato con bambole come la Barbie, mostrano un’insoddisfazione del proprio aspetto fisico più marcata rispetto alle bambine che hanno giocato con bambole esteticamente non filiformi. Questo porta i ricercatori a sostenere che sia proprio la bambola Barbie a rappresentare l’ideale di un corpo perfetto, ma in realtà distorto. Ed è proprio dietro quest’ultima parola che si annida una patologia che ci spiega cosa lega le Barbie all’uso estremo della chirurgia plastica: la distorsione dell’immagine corporea o dismorfia corporea (Dittmar, Halliwell, Ive. Does Barbie make girls want to be thin? The effect of experimental exposure to images of dolls on the body image of 5- to 8-year-old girls. Vol. 42(6):1258).

Ricorrere alla chirurgia estetica o plastica, un numero eccessivo di volte, per cercare di eliminare sempre lo stesso difetto o per voler somigliare a una bambola o a un vip, è indice di una problematica sottostante più grave, favorita da una spinta ossessiva per raggiungere una perfezione ideale che non esiste.

 

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