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Quanto è diffuso l’autolesionismo?


Numerosi studi scientifici condotti in ambio nazionale ed internazionale che hanno analizzato la diffusione dell’autolesionismo in adolescenza hanno riportato dati con una percentuale che varia dal 17% al 41% cioè, prendendo come esempio il valore più elevato, si parla di 41 adolescenti su 100. Queste percentuali sono state rilevate in campioni di studenti di scuole secondarie di II grado o di college negli altri Paesi (Whitlock et al., 2006; Cerutti et al., 2011).

L’autolesionismo è un fenomeno molto diffuso soprattutto tra i più giovani ed insorge in genere nella prima adolescenza, a partire dagli 11-12 anni di età.

Spesso si prova tanta vergogna per il proprio comportamento e per i segni che si hanno sul corpo per cui si cerca di nasconderli, di mantenere il proprio segreto, si ha paura di non essere compresi e di essere derisi e rifiutati. Per queste ragioni è un fenomeno ancora troppo sottostimato rispetto alla sua reale diffusione.

 Ma perché tutta questa variabilità?

 I dati possono variare per differenti ragioni:

– in base al tipo di strumento utilizzato perché alcuni questionari sono più selettivi nei criteri di inclusione rispetto ad altri che considerano l’autolesionismo come condotte intenzionali di attacco al corpo messe in atto almeno una volta nella vita senza intento suicidario (Gratz, 2001).

– in base al criterio temporale, ossia alcuni autori incentrano le valutazioni relative agli ultimi 6 mesi, altri sugli ultimi 12 mesi, altri ancora nell’arco della vita, generando importanti differenze tra le riposte.

– un altro aspetto che incide notevolmente sull’oscillazione dei dati è legato alla definizione stessa di autolesionismo. Alcuni autori (Gratz, 2001) inseriscono all’interno delle modalità anche per esempio l’interferire con il processo di cicatrizzazione delle ferite e il mangiarsi o stuzzicarsi le pellicine in maniera ripetitiva fino a farsi uscire sistematicamente sangue. È implicito che in questo modo le percentuali siano più alte rispetto a chi considera autolesionismo solo tutti quei comportamenti di attacco al corpo mesi in atto con la volontà di farsi del male e ferirsi.

 In un recentissimo articolo pubblicato da Manca e colleghi sulla rivista Psychiatry Research nel 2014 sono stati riportati i dati di due studi condotti dagli Autori nell’ambito della validazione italiana di uno strumento in grado di valutare l’autolesionismo ripetitivo secondo i recentissimi criteri indicati dal DSM-V.

Il primo studio è stato condotto su un campione di 634 persone divise tra giovani adulti adolescenti. Il 41% dei partecipanti dichiara di essersi fatto intenzionalmente del male almeno una volta nella vita rispetto al 3,5%, ossia 22 persone, che lo fa in maniera sistematica e ripetitiva.

 Il secondo studio è stato condotto su un campione di 953 adolescenti da cui è emerso che, poco meno della metà, ben 449 (212 maschi e 237 femmine) ragazzi di età media 16 anni, riportano di aver messo in atto condotte autolesive intenzionali almeno una volta nella vita. Dei 449 adolescenti autolesionisti, 382 sono Occasionali e 67 Ripetitivi, di cui 32 maschi e 35 femmine. La differenza tra autolesionisti occasionali e ripetitivi sta nel numero dei comportamenti autolesivi. Le persone che ne fanno meno di 5 vengono etichettate come Occasionali mentre coloro che si ledono con 5 o più modalità, come Ripetitivi.

Questo dato è molto interessante perché sottolinea come l’autolesionismo NON sia più un fenomeno che riguarda prettamente il sesso femminile, ma ci sia una sorta di equidistribuzione tra i due sessi. Quello che cambia sono le modalità, il cutting, ossia il tagliarsi, rimane sempre un comportamento legato maggiormente alle ragazze.

In un altro studio (Giletta et al., 2012) condotto nel 2012 in Italia, Olanda e Stati Uniti è emerso che circa il 24% degli adolescenti intervistati ha riferito di essersi fatto del male almeno una volta nei sei mesi precedenti negli Stati Uniti , il 23.6% nell’anno precedente in Italia e il 25.8% nei precedenti 12 mesi in Olanda.

Questo studio evidenzia come l’autolesionismo non sia un fenomeno legato alla cultura, ma un problema che riguarda l’adolescenza e gli adolescenti a partire dagli 11 anni di età.

 di Maura Manca

Riferimenti Bibliografici

Cerutti, R., Manca M., Presaghi F., Gratz K.L. (2011). Prevalence and clinical correlates of deliberate self-harm among a community sample of Italian adolescents. Journal of Adolescence, 34 (2): 337-347.

Giletta M. et al. (2012). Adolescent non-suicidal self-injury: A cross-national study of community samples from Italy, the Netherlands and the United States. Psychiatry Research, 197: 66-72.

Gratz K.L. (2001). Measurement of deliberate self-harm: preliminary data on the Deliberate Self-Harm Inventory. Journal of Psychopathology and Behavioural Assessment, 23: 253-263.

Manca M., Cerutti R., Presaghi F. (2014). Clinical specificity of acute versus chronic self-injury: measurement and evaluation of Repetitive Non Suicidal Self-Injury. Psychiatry Research, 215: 11-119.

Whitlock J., Eckenrode J., Silverman D. (2006). Self-injurious behavior in a college population. Pediatrics, 117: 1939–1948.

 

 

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