solitudne

Troppi adolescenti tentano il suicidio. 13enne tenta di impiccarsi ad un albero: i genitori sono riusciti a salvarla in tempo


Una preadolescente di 13 anni della provincia di Venezia, sabato mattina è arrivata a tentare il suicidio, utilizzando una corda e impiccandosi sull’albero del suo giardino. Fortunatamente, i genitori affacciandosi dalla loro abitazione hanno visto la figlia in fin di vita appesa all’albero e sono intervenuti tempestivamente per salvarla. Attualmente la ragazza è ricoverata in ospedale in gravi condizioni e sono tutt’ora sconosciute le motivazioni dell’estremo gesto.

Purtroppo, si leggono sempre più casi di ragazzi che tentano il suicidio o che riescono nel loro intento. Quando ci si interroga sul suicidio di un adolescente, non esiste mai un’unica causa e non è mai legato ad un singolo episodio, per quanto traumatico possa essere. Quello che manca a tanti ragazzi è il vero sostegno e supporto della famiglia, quello che dovrebbe tenerli su, quando tutto sembra crollare.

Il suicidio rappresenta un grido di aiuto, la voce di un adolescente che si sente incompreso, inascoltato, che vive un’ingiustizia, che cerca di essere ascoltato e crede che solo attraverso questo gesto estremo possa ottenere ciò che in vita non è riuscito ad ottenere.

Adolescenti sempre più tristi e depressi

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, 1 adolescente su 2 si sente triste e depresso molto di frequente e a circa il 30% (3 su 10), sia di scuola media, che di scuola superiore, viene spesso da piangere e gli capita di avere vere e proprie crisi di pianto. La tristezza, la demoralizzazione e la depressione sono problemi che riguardano maggiormente le ragazze. I dati sono allarmanti anche perché il tasso dei tentativi di suicidio dal 2015 al 2016 è raddoppiato, passando dal 3,3% al 6% nella popolazione adolescenziale.

Perché aumentano i casi di suicidio in adolescenza, come si arriva a prendere la decisione di togliersi la vita e cosa devono fare i genitori?

Cosa manca a questi ragazzi?

I figli hanno bisogno di essere riconosciuti in primis dai genitori, poi dagli altri ambienti significativi che frequentano come la scuola e successivamente dagli amici e dal gruppo dei pari. Hanno bisogno di sentirsi accettati dai genitori anche se non corrispondono alle loro aspettative, anche se non sono il figlio che i genitori volevano. Il fatto che spesso vengano riconosciuti solo in funzione del rendimento scolastico o di ciò che fanno, piuttosto che di ciò che sono, è un elemento che li rende piuttosto fragili da un punto di vista emotivo e sicuramente più a rischio.

È importante non sottovalutare i cambiamenti nelle abitudini dei ragazzi, soprattutto quelli repentini e inaspettati, come per esempio nel ciclo sonno-veglia, nell’alimentazione e nell’appetito, la presenza di abuso di sostanze, vissuti depressivi e la tendenza all’isolamento, crisi di rabbia o umore particolarmente altalenante, e anche i cambiamenti sui profili dei social network, perché molti adolescenti trasferiscono la propria vita online e spesso, anche in via indiretta, scrivono frasi e pensieri che possono far pensare a gesti estremi, che hanno il sapore di un grido d’aiuto silente.


Il più delle volte i segnali sono minimi, ma per loro sono macroscopici: cambia qualcosa nel loro sguardo, nei loro comportamenti e nei loro atteggiamenti, sono piccoli ma ci sono e il genitore deve saper cogliere i segnali d’allarme e intervenire prima che sia troppo tardi.


di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza