bullismo omofobico

Bambini leader o bulli, come riconoscerli?


Tra i bambini o i ragazzi, si creano facilmente dei gruppetti in cui c’è tendenzialmente chi si pone in una posizione di leader e chi invece in una di gregario, in base al tipo di temperamento, attitudine e di educazione ricevuta.

Essere un leader, però, non significa essere un prepotente o un bullo: spesso, tuttavia, si confonde la leadership con la prevaricazione, mentre è importante che gli adulti in primis conoscano bene la differenza per riuscire a cogliere precocemente i primi campanelli d’allarme e eventuali dinamiche pericolose.

In un gruppo, c’è chi si integra di più e chi di meno, chi è più estroverso e chi introverso, chi è più competitivo e chi meno e questo è normale, i bambini e i ragazzi non sono tutti uguali, hanno un temperamento differente e all’interno del gruppo ciascuno di loro tende a ricoprire una posizione diversa.

La leadership può essere positiva, se viene insegnata bene ai ragazzi, anche a scuola, come ad esempio nelle attività sportive o nei lavori di gruppo, dove c’è un leader che trascina e coinvolge tutti i membri, con l’intento di raggiungere un obiettivo concreto. Un leader positivo è colui che ha più carisma e spirito d’iniziativa, è un trascinatore ed è in grado di dirigere e sostenere il gruppo verso un traguardo che può essere, ad esempio, prendere una buona valutazione ad un compito oppure vincere una gara.

Quando, invece, il gruppo si allea intorno ad un “capetto” che utilizza le sue caratteristiche individuali, il temperamento e la forza, per spadroneggiare, per intimorire e approfittare degli altri si inizia a parlare di prevaricazione dove non c’è più un obiettivo concreto, se non quello di schiacciare l’altro, solitamente colui che è più introverso, sensibile, poco spigliato, che si vergogna e si imbarazza facilmente.

Il problema sussiste quando all’interno del gruppo si vengono a creare delle dinamiche più subdole in cui qualcuno inizia a subire gli atteggiamenti e i comportamenti di coloro che, per prevalere, fanno di tutto, arrivando perfino a calpestare gli altri.

Quando le dinamiche di gruppo diventano pericolose?

Alla materna o alla scuola primaria può capitare che un gruppo di bambini inizi ad escludere qualche compagnetto, anche con frasi come “tu non giochi con noi”, “sei brutto”, mentre alle scuole secondarie possono comparire tra gli adolescenti battutine e prese in giro verso chi magari è più introverso “ecco che non parla”, “tanto sta zitto”, oppure può scattare l’estromissione verso chi ha caratteristiche ritenute diverse, è meno alla moda o è il più bravo a scuola. Se, in un primo momento, possono sembrare “bambinate” o “ragazzate”, è sempre bene osservare e approfondire. Queste battutine, fatte ogni giorno, possono provocare sofferenza e andare ad intaccare l’autostima di bambini e ragazzi che, se già sono in una condizione di fragilità, subiscono senza essere in grado di rispondere o reagire.

Certe dinamiche possono essere dei precursori al bullismo per cui è necessario rompere subito la catena delle prevaricazioni. Chi subisce, a lungo andare, inizierà a vivere la scuola o il gruppo di coetanei non più in maniera positiva: “vado a scuola, non sono accettato e integrato, vivo sempre nel timore che magari, non oggi, ma magari domani, mi faranno qualche battuta o mi prenderanno in giro”.

Se si strutturano i ruoli e la dinamica diventa ripetitiva, non c’è un confronto alla pari, c’è chi attacca e chi subisce e non è in grado di reagire, ecco comparire all’interno del gruppo il bullo, i sostenitori e la vittima.

Non si parla più di competitività sana o di leadership positiva, ma di vere e proprie azioni di prevaricazione, di attacco, di isolamento che, se non contrastate alla radice, rischiano di diventare croniche con tutti gli esiti negativi che comportano nelle vittime.

Redazione AdoleScienza.it