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Bullismo e cyberbullismo, un’emergenza sociale


Aumentano i comportamenti violenti tra i ragazzi e sempre più spesso le aggressioni si spostano sui social network. Gli esperti: “Malattia cronica, servono controlli”. Ma che cosa induce un giovane a comportarsi da bullo? E, di contro, come si diventa vittima?

A marzo 2017 il padre di un tredicenne aggredito in strada dai bulli pubblica su Facebook le immagini del figlio con il volto tumefatto. “Vi mostro che cosa sta diventando il mondo – scrive come commento alle foto – e ve lo mostro nel modo più vero e crudo, attraverso quello che si chiama bullismo”. Interrogato sul motivo della scelta, il padre del ragazzo spiega che con quelle immagini vuole “suscitare sdegno per accendere un faro su un problema sociale” che coinvolge adulti e bambini. Poi l’appello a denunciare “perché gli autori di tali soprusi non devono passarla liscia”. In breve il post riceve decine di migliaia di condivisioni, con commenti di genitori e ragazzi che esprimono solidarietà alla famiglia del tredicenne. Sulla vicenda intervengono anche il sindaco di Mugnano, comune alle porte di Napoli in cui è avvenuta l’aggressione, e altri politici locali. Pochi giorni dopo persino Papa Francesco spende alcune parole contro i bulli. “Ragazzi – dice chiudendo la giornata milanese a San Siro insieme ai giovani cresimati – promettete a Dio e al Papa: mai bullismo”. E ai genitori: “Giocate di più con i vostri figli”. Ma che cosa si intende per bullismo? E, soprattutto, è davvero una piaga sociale?

Il bullismo consiste in una serie di comportamenti aggressivi, fisici e psicologici, nei confronti di soggetti che non sono in grado di difendersi. Si basa su tre presupposti: intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione. I ruoli del bullismo sono ben definiti: da una parte ci sono i bulli, coloro che attuano comportamenti violenti, e dall’altra ci sono le vittime, coloro che invece subiscono tali atteggiamenti. I comportamenti violenti consistono quasi sempre in offese, insulti, derisione per l’aspetto fisico, diffamazione, esclusione per le proprie opinioni fino a vere aggressioni fisiche. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Educational Psychology, il bullismo può accompagnare tutto il percorso scolastico di un bambino: dall’asilo al liceo. In alcuni casi si manifesta in Rete, attraverso atteggiamenti aggressivi che vengono messi in atto sui social network, dove il bullo può mantenere l’anonimato, ha un pubblico più vasto e può controllare le informazioni personali della vittima. Due ragazzi su tre dichiarano di aver avuto esperienza diretta o indiretta di cyberbullismo (dati della polizia di Stato).

Il professor Luca Bernardo, direttore della Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano, l’unico centro in Italia che si occupa a livello multidisciplinare di bullismo, cyberbullismo e altre forme di violenza sul web, spiega a La Stampa che “il bullismo è ormai una malattia cronica del nostro Paese, e i social network sono uno dei fattori principali dei fenomeni di violenza e presa in giro nei confronti dei giovanissimi”. I numeri gli danno ragione: sui 1112 pazienti arrivati nel 2016 al centro multidisciplinare, con una crescita dell’8% sull’anno precedente, 888 avevano avuto a che fare con il cyberbullismo. “Avevo provato a iscrivermi a Facebook e Instagram ma poi mi sono cancellato perché non mi sentivo sicuro”, confida un ragazzo. “Servono regole e controlli – dice ancora il dottor Bernardo -. Sotto i 14 anni nessuno dovrebbe usare WhatsApp. E’ una realtà pericolosa che i giovani non sanno affrontare da soli. Hanno bisogno di una rete composta soprattutto dalla famiglia e dagli insegnanti”.

Ma che cosa induce un giovane a comportarsi da bullo? E, di contro, come si diventa vittima? In entrambi i casi incide l’autostima. Il bullo mostra un’alta opinione di sé, combinata a narcisismo e manie di grandezza, ma spesso non si sente realmente così e usa l’aggressività per emergere nel gruppo. In genere ha una bassa tolleranza delle frustrazioni. “Le storie dei bullizzati – scrive invece Camilla Colombo su La Stampa -, si somigliano un po’ tutte. Zero fiducia negli amici, pochi, pochissimi quelli veri, scarsa autostima e difficoltà a esprimere le emozioni. C’è chi si nasconde in casa, chi rifiuta i contatti, chi mangia di tutto, chi diventa anoressico e chi si fa male da solo. Nei casi più estremi si arriva fino al suicido». Diversi studi hanno inoltre dimostrato che nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta le vittime di bullismo possono presentare disturbi quali agorafobia, ansia, attacchi di panico, psicosi e depressione. In alcuni casi gli stessi disturbi colpiscono anche chi è stato bullo. Ma è possibile prevenire?

Certamente sìdice la psicoterapeuta Maura Mancail ruolo educativo di insegnanti e genitori può fare la differenza”. Le terapie per recuperare bulli e bullizzati le spiega il professor Bernardo: “Fondamentale – dice – è far comprendere come gestire le emozioni. Rari i casi in cui si interviene a livello farmacologico: la relazione umana è il punto di partenza. Il cammino che i ragazzi affrontano una volta arrivati nel nostro centro, o perché costretti dalle forze dell’ordine o perché aiutati da genitori e insegnanti, è sempre lo stesso, e varia nella sua durata a seconda dei casi. Prima uno screening del pediatra, poi 6/12 mesi di percorso psicologico, quindi attività che insegnino ai giovani a stare insieme parlando. Il nuovo progetto consiste in un’uscita in barca, ma organizziamo anche corsi di musica, pittura e autodifesa. La terapia dura da sei mesi a un anno. La differenza di percorso terapeutico tra chi è un bullo e chi è una vittima sta da un’altra parte, in quello che si deve imparare a gestire. Nel caso di chi commette violenza è necessario capire come incanalare la rabbia e apprendere il rispetto degli altri. Per chi è stato preso di mira dalla violenza altrui il compito è superare l’infinito senso di colpa, difficile da esprimere a parole”.

Articolo scritto da Enrico Caporale pubblicato su La Stampa il 20/04/2017:

http://www.lastampa.it/2017/04/20/cultura/scuola/e20/cronaca/bullismo/bullismo-e-cyberbullismo-unemergenza-sociale-vFVGhZwKHarr7ixA3RyzEO/pagina.html