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Con la legge contro il cyberbullismo cosa cambierà per i genitori e per i figli?


Il fatto che sia entrata in vigore la legge contro il cyberbullismo rappresenta un obiettivo davvero importante per la tutela dei minori, vittime di tutte quelle forme di prese in giro, diffamazione, denigrazione e aggressione contro uno o più coetanei, amici o compagni.

Un genitore deve conoscere prima di tutto molto bene la definizione di cyberbullismo, altrimenti non riuscirà a capire quando è il momento di intervenire. L’errore che spesso fanno gli adulti è scambiare per ragazzate o per bambinate dei veri e propri episodi di prevaricazione. Tante volte, in buona fede, si danno dei consigli ai figli che vanno ad aggravare il loro stato emotivo: non si può dire ad un ragazzo o ad un bambino che subisce determinati comportamenti a scuola di difendersi, perché se fosse in grado di farlo autonomamente, non diventerebbe mai un bersaglio. Prima di etichettare come ragazzate, bisogna quindi capire e comprendere bene cosa si nasconde dietro quei racconti, da quanto tempo vanno avanti e quanto sono gravi quei comportamenti.

Purtroppo i ragazzi tante volte mettono in atto dei comportamenti di cyberbullismo senza rendersi conto delle conseguenze, per scherzo, per divertimento, senza capire che invece, dall’altra parte, la persona soffre e sta male. Questo è il vero problema, oggi, delle varie prepotenze online, che si celano sotto forma di comportamenti inseriti nella loro normalità e quotidianità, che sfuggono agli occhi degli adulti.


Parliamo di CYERBULLISMO quando si inviano o si pubblicano nelle chat messaggi, foto o video di insulti, parolacce, prese in giro e minacce; si esclude intenzionalmente qualcuno dai gruppi nelle chat o nei social; si creano profili o gruppi in cui la persona presa di mira viene derisa e presa in giro; si pubblicano contenuti privati, intimi, e/o con commenti pesanti sulla persona, visibili a tutti; si diffondono in rete o si inviano agli amici foto o video compromettenti; si chatta con la persona presa di mira sotto altro nome, facendole credere di essere innamorato di lui o suo amico o qualcosa di simile, per poi divulgare i contenuti delle conversazioni private; si viola il profilo personale, si fanno foto o video attraverso gli smartphone in situazioni imbarazzanti, che spesso vengono anche modificati attraverso appositi programmi; si danneggia nelle chat e in rete la reputazione della persona presa di mira.


Cosa cambia praticamente ora con la legge?

La novità secondo me più rilevante è che, se si sono compiuti almeno 14 anni, il ragazzo stesso, senza dover per forza rivolgersi ai genitori o ad un adulto in genere, potrà, mediante un apposito canale, segnalare da solo, inviando un messaggio o una comunicazione al social network, il contenuto inappropriato, ciò che non si vuole più vedere in rete, che ferisce profondamente, che è stato messo per far del male, prima che diventi virale e che si diffonda a macchia d’olio. Si può segnalare direttamente il contenuto copiando il link, e chiedendo al social media la rimozione immediata. Dall’altra parte è importante ricordarsi che hanno 24 ore di tempo per prendere in carico la vostra richiesta e altre 24 per rimuoverlo. Se non dovesse essere rimosso ci si può rivolgere al Garante per la protezione dei dati personali, il quale provvederà entro 48 ore alla rimozione definitiva.

DATA LA VELOCITÀ DI DIFFUSIONE NEL WEB E LA VIRALITÀ DEI CONTENUTI PUBBLICATI L’INTERVENTO IMMEDIATO È FONDAMENTALE.

Questo punto è fondamentale perché tante volte il cyberbullismo colpisce nella sfera più intima, più privata, dove ci sono anche riprese o immagini che non si vorrebbero, mai e poi mai, far vedere ai genitori. Tantissimi adolescenti vittime di cyberbullismo non hanno mai denunciato, portandosi dentro dei pesi emotivi enormi, per vergogna e paura del confronto con i genitori, per timore di deluderli e di farli arrabbiare. Questo aspetto permetterebbe, quindi, di salvare tante vite, visto che gli adolescenti che hanno tentato il suicidio sono anche coloro che non hanno parlato con i genitori, come del resto la maggior parte delle vittime.

PERMETTERE AI MINORI DI AIUTARSI DA SOLI SIGNIFICA UN FALLIMENTO DEL RUOLO GENITORIALE

Nello stesso tempo, aver dato la possibilità, ai minori dai 14 ai 18 anni, di intervenire senza dover informare i genitori di ciò che accade nel web significa da un lato salvare delle vite, ma dall’altro continuare a rinforzare il fatto che tra le due generazioni c’è un abisso talvolta incolmabile, è presente scarso dialogo e confronto su tutto ciò che accade nella vita dei figli e soprattutto poca fiducia. Anche i dati lo confermano, infatti secondo l’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 75% degli adolescenti dai 14 ai 19 anni non ha mai parlato con i genitori delle prepotenze che subisce da amici e compagni. Questo è un aspetto del bullismo e del cyberbullismo da sottolineare ed evidenziare, perché la maggior parte delle volte questi ragazzi sono soli nel gestire le loro sofferenze e vivono chiusi nel loro silenzio. Questo va a gravare maggiormente la loro condizione psichica e il loro peso emotivo.

Tante volte non parlano per paura di non essere compresi, di essere giudicati, di non essere ascoltati o di ferire e di creare altri problemi ai genitori. Altre volte, invece, dipende dalle reazioni dei genitori, certe volte troppo aggressive e impulsive, altre troppo leggere e superficiali. Quando si tratta di cyberbullismo non si tratta mai di un gioco o di uno scherzo di cattivo gusto, si tratta di prepotenze che fanno veramente male e che a lungo andare intaccano la vitalità e la salute di chi le subisce.

Non si devono sottovalutare mai i segnali e soprattutto si devono ascoltare i figli su tutto, anche sugli argomenti che non si vorrebbero mai sentire, anche su aspetti intimi e privati, perché è importante che si fidino di voi e chiedano il vostro aiuto anche se fanno cose che gli avevate proibito, di cui si vergognano e che non concepite assolutamente. Salverete la loro vita e preserverete la loro salute fisica e psichica. Questo è quello che deve fare un genitore. A prescindere dalla legge e dal fatto che possano segnalare da soli i contenuti che li riguardano, cercate di aprire il dialogo e di portarli a parlare di tutto con voi.

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza

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