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Condanna esemplare per due bulli. Un segnale forte contro il bullismo


Ci sono degli episodi che farli rientrare all’interno del bullismo è veramente riduttivo: parliamo di violazione della persona, di gravissime condotte come gli abusi sessuali che colpiscono la vittima nel profondo della sua psiche e del suo corpo. Purtroppo sono comportamenti estremamente gravi, sistematici e ripetuti nel tempo che non sono attribuibili in alcun modo a bravate, angherie o scherzi di cattivo gusto.

Stiamo parliamo di sopraffazione psichica, di far ubriacare contro la volontà, di far mangiare escrementi ma soprattutto di molestare un ragazzo minorenne con un ombrello oppure obbligarlo ad avere rapporti con una prostituta.

Due giovani sono stati condannati a 8 anni e 6 mesi per bullismo, con l’interdizione dai pubblici uffici. La vicenda risale al periodo che va dal febbraio del 2013 al settembre 2014, quando hanno violentato e leso in maniera ripetuta e sistematica un ragazzo di 16 anni, che frequentava la loro stessa scuola.

Questa condanna è definita esemplare in quanto ha come scopo di punire e far comprendere ai ragazzi la gravità degli atti compiuti.


Ciò che ha dovuto subire quel ragazzo è una vera e propria intrusione nel profondo della sua psiche, che lascerà dei segni e delle cicatrici indelebili. Sicuramente riuscirà a reagire e ad andare avanti, ma solo con un intervento terapeutico in grado di fargli elaborare tutti i suoi vissuti e le sue emozioni legate a questa terribile esperienza, per poi riprendersi in mano nuovamente la vita.


Questa condanna è riuscita a trasmettere un senso di giustizia sia nei confronti della vittima che nei confronti di tutte le vittime di queste violenze gratuite: è un segnale importante che viene dato contro il bullismo e contro queste forme di sopraffazione, un gesto che deve far capire che non si intende più essere tolleranti e nascondere la testa sotto la sabbia.

Certamente ci sono alcune situazioni in cui possono aver senso delle condanne con la “messa alla prova” o comunque delle alternative al carcere, ma solo ed esclusivamente se ci sono determinate condizioni e se ci sono determinate strutture di personalità.

Quando ci troviamo di fronte a queste forme brutali di violenza, si parla di ragazzi che non hanno sviluppato adeguatamente un senso morale, l’empatia e che non hanno una struttura di personalità tale da comprendere, ad esempio, il senso di una messa alla prova, che rischia di essere vista come un premio e non come una possibilità.

In questo caso la condanna è la giusta direzione per sanzionare questo tipo di condotte, che però deve andare di pari passo ad una rieducazione obbligatoria perché altrimenti, dopo anni di carcere, rimettiamo in libertà dei ragazzi che sono semplicemente più incattiviti di prima e che non hanno avuto una redenzione autonoma: per cui la sanzione sì, ma sempre affiancata dalla rieducazione.

di Maura Manca