cyberbullismo

Cyberbullismo: il male invisibile dei nostri tempi


Cyberbullismo: il male invisibile dei nostri tempi

Comunicato stampa Roma 10/11/2015

Adolescenza oggi è sinonimo di smartphone, social network e chat di messaggistica istantanea. Il 99% degli adolescenti italiani possiede uno smartphone, il 94% ha almeno un profilo sui social network e il 98% ha almeno una chat di messaggistica istantanea. Ogni azione viene tecno-mediata: compiti, musica, film, fino agli aspetti più patologici legati all’uso distorto come il sexting (inviare messaggi con foto intime e in attività sessuali), il partecipare a social mode rischiose per la salute (selfie estremi per cui sono morti numerosi ragazzi) fino alle forme di prevaricazione e violenza come il cyberstalking e il cyberbullismo. Sono numerosi i casi di adolescenti che sono arrivati a tentare il suicidio o che purtroppo non ce l’hanno fatta a sopportare la freddezza e il cinismo ripetuto di compagni di classe o di scuola.

Il cyberbullismo è una forma di prevaricazione nei confronti di una persona presa di mira, generalmente più sensibile, più introversa, incapace di fronteggiare l’attacco dei compagni. Spesso considerato uno sfigato, secondo la loro terminologia, perché poco inserito nel contesto sociale e quindi preso in giro e prevaricato nelle modalità anche più impensabili agli occhi di un genitore e di un insegnante.

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza presieduto dalla dott.ssa Maura Manca, ricavati da uno studio condotto su circa 4.000 adolescenti suddivisi sul territorio italiano, risulta che il 6% dichiara di essere stato vittima di cyberbullismo, rispetto al 18% vittima di bullismo “tradizionale” con comportamenti più diretti come per esempio prese in giro, isolamento o violenze fisiche. Le modalità con cui sono stati maggiormente prevaricati sono attraverso le chat di messaggistica istantanea, soprattutto su WhatsApp e sui social network.

Un problema emergente è legato alle prevaricazioni nella sfera più intima e sessuale, tant’è che il 5% di adolescenti, soprattutto maschi, invia a coetanei o pubblica su internet, foto sexy o hard di amici o amiche e il 4% è stato minacciato della imminente pubblicazione di foto o video intimi e privati di cui sono entrati in possesso i cyberbulli.

Tra le varie prevaricazioni tecnologiche vengono creati gruppi nelle chat in cui la vittima viene esclusa ed isolata o se inserita all’interno del gruppo, insultata e derisa da tutti. Vengono creati dei gruppi con il nome della vittima in cui si parla solo di lei deridendola sotto tutti i punti di vista. Si fanno foto o video che la riprendono in qualche circostanza imbarazzante che vengono fatti girare dalla classe ai social network. Se ci sono i casi di violenza fisica viene ripresa l’aggressione per poi renderla pubblica in una sorta di gogna mediatica. Si costringe la vittima a fare determinate cose attraverso ricatti e prepotenze correlati di derisioni ed insulti.

Il cyberbullismo crea dei danni permanenti nella psiche della vittima, soprattutto quando è sistematico e ripetuto nel corso del tempo. L’aspetto più grave e che la vittima può essere raggiunta attraverso lo smartphone ovunque e in qualsiasi momento. Il web facilita una diffusione rapidissima e raggiunge un numero di persone elevato in pochissimo tempo. Non si sfugge dalle grinfie della rete, non si sfugge dalle grinfie del cyberbulli che attaccano quando meno te lo aspetti e colpiscono nelle parti più fragili con l’intenzione di fare del male all’altra persona, non rendendosi realmente conto delle conseguenze delle azioni che mettono in atto.

Questo genera dei forti vissuti ansioso-depressivi, viene intaccata l’autostima, spesso si perde la forza vitale, la voglia di voler interagire con il mondo, ci si chiude in se stessi, può essere intaccato il sonno, il rendimento scolastico e nei casi più gravi si può arrivare a farsi intenzionalmente del male come nel caso dell’autolesionismo o a tentare il suicidio. La metà delle vittime di bullismo del campione analizzato, infatti, dichiara di sentirsi triste e di aver pensato anche al suicidio.

 

 

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