cyberbullismo bambini

Cyberbullismo nelle chat e nei gruppi classe dei bambini della scuola primaria


Ci si approccia ancora all’infanzia come l’età dell’innocenza, si pensa che i bambini possano essere creature spensierate che vedono solo il mondo a colori. Ma non è sempre così, ci sono tantissimi bambini che soffrono in silenzio, che stanno male, che non sono felici, che vivono delusioni, che subiscono violenze e ingiustizie e tengono dentro tutto questo malessere che li spegne giorno dopo giorno.

L’errore più grande che possa fare un genitore è sottovalutare i comportamenti dei bambini, è non pensare che possano arrivare ad essere intenzionalmente violenti, che si possano coalizzare contro qualcuno più debole o che possano essere già dei piccoli hackerini informatici e utilizzare uno smartphone meglio di un adulto.

Il bullismo tra bambini

Il bullismo alle scuole primarie, ormai anche alle scuole materne, è estremamente frequente, più diffuso che alle scuole secondarie di II grado. A noi arrivano unicamente le notizie degli adolescenti e delle loro violenze e si pensa erroneamente che il problema sia prettamente lì, mentre ciò che cambia, è solo la diversa modalità tra i bambini e gli adolescenti. Ovviamente, più sono grandi più si strutturano intorno ad una condotta aggressiva e quindi i loro comportamenti diventano sempre più gravi ed efferati, ma anche tra i bambini sono frequentissime le prese in giro, l’isolamento, le spinte, i colpi, il rubare le cose, rompere le cose, creare gruppi ed escludere il bambino preso di mira, non invitarlo alle festicciole, lasciarlo solo e non apprezzato. Questi comportamenti distruggono l’autostima del piccolo, non capisce perché accadano tutte queste cose, perché sono così cattivi con lui ed inizia a sviluppare la paura e la voglia di non andare più a scuola.

Il cyberbullismo. Troppi tecnologici questi baby cyberbulli?

A questo calvario, oggi si è sommato il cyberbullismo anche tra i più piccoli. Ci sono tanti bambini presi di mira anche via chat, insultati e aggrediti attraverso WhatsApp.


Perché accade tutto questo? Il problema vero è che questi bambini hanno libero accesso troppe volte ai cellulari dei genitori che gli permettono di chattare con gli amichetti o di entrare su Internet ed usare i loro social, pensando erroneamente di avere un controllo sui contenuti nel momento in cui usano il loro telefono.


Guardano chi scrive, vedono che è l’amichetto e quindi gli girano il telefono, lasciandoli completamente soli nel potersi scrivere qualsiasi cosa che poi può venire cancellata. Come se usare il cellulare del genitore a briglia sciolta fosse una garanzia, tanto vale dargli un telefono. Nel momento in cui i figli non hanno uno smartphone si pensa siano protetti. Io ho visto bambini guardare i video peggiori su YouTube con i cellulari dei genitori, ho visto bambini passare ore a guardare gli alterchi e le parolacce degli youtuber e commentare con insulti e parolacce con l’account del padre o della madre. Ho visto bambini postare sui social le loro foto e commentare quelle degli altri e ho letto frasi che fanno cadere dalle nuvole i genitori quando gli si fa vedere che il problema lo hanno hanno proprio lì, sotto i loro occhi.

Sulle chat i bambini sono più disinibiti perché non vedono la persona davanti e non percepiscono il loro dolore e la loro sofferenza, si sentono leoni, sono anche nascosti e protetti dal fatto che il numero è del genitore, quindi ancora più deresponsabilizzati.


La cattiveria esiste fin dalla tenera età, e non parliamo di leadership, parliamo di prevaricazione, parliamo di aggressività gratuita nei confronti dei bambini più sensibili e introversi, considerati già diversi, già sfigati, fin dalla tenera età, in un mondo in cui la pressione sociale schiaccia i più piccoli, in un mondo di talent e di talenti, in cui devi essere perfetto.


Bambini che sono estremamente volgari, maleducati e aggressivi: “sei una merda” scrisse un bambino di 9 anni alla compagnetta di IV elementare via chat con il telefono del padre, “fai schifo, sei brutta e sfigata”. “Puzzi, sei grasso”. “Non ti voglio come amico, non mi rompere”. “Non ti sei vista”. Sono tutti esempi di bambini che rivolgono queste parole che imparano a casa o online, su YouTube e le ripropongono ai compagni presi di mira. Quando, poi, i bambini hanno i loro cellulari in mano, fin dalla tenera età, diventano mitra distruttivi per sparare a zero, fare video, foto, prendere in giro e diffondere, perché già a quell’età, tanti di loro hanno i primi social network. “Cosa c’è di male? Io monitoro quello che fa!” Dicono i genitori, peccato che cancellano, peccato che sono più furbi, peccato che non si può monitorare tutto ciò che fanno e gli si dà un mezzo potentissimo che si trasforma troppo spesso in un’arma, perché non si fanno dei patti alla consegna, perché non sono educati ad un uso corretto della tecnologia.

Gli effetti del bullismo e del cyberbullismo sono tra i più devastanti

I bambini tendenzialmente non parlano con i genitori e con gli insegnanti di quello che gli accade e a volte quando trovano il coraggio di farlo, cercano di alleggerire la situazione, di dire cosa gli accade, ma che rimane lì troppe troppe volte. Non si pensa che i bambini possano arrivare a questo  e quindi si considerano “bambinate”, scherzi tra bambini, cose transitorie, non intenzionali. I piccoli si portano per anni un calvario silente che ho visto decine e decine di volte. Il bullismo inizia quasi sempre alle scuole materne o alle elementari e la maggior parte di loro non è stato aiutato correttamente dagli adulti. Li ho visti quando ormai l’ansia e l’insicurezza aveva preso il sopravvento, quando l’autostima era scivolata sotto zero, quando la depressione era lì già presente e la voglia di vivere si spegneva come una candela al vento. Ho visto bambini vomitare per non andare a scuola, con il terrore di andarci, che supplicavano i genitori di non mandarli, che si ammalavano spesso e che avevano mal di testa e mal di pancia costanti. Il corpo racconta quello che le parole non riescono ad esprimere.

Il cyberbullismo è devastante, non si sentono protetti neanche dentro il telefono dei genitori, vengono invasi anche nella propria intimità e aggrediti sistematicamente ed ingiustamente.


Non si deve mai sottovalutare il racconto dei bambini, senza neanche creare falsi allarmismi per tutto, perché anche in quel caso smetteranno di parlare. Serve un contenimento, un ascolto, un dialogo che vada oltre “mio figlio sa fare questo, mio figlio sa fare quello”. Che vada oltre i voti di scuola o le performance sportive e musicali. Che veda le persone, i sentimenti e le emozioni, che si guardino negli occhi e si veda se stanno bene o male, oltre le apparenze.


 

Di Maura Manca, Psicoterapeuta

Presidente Osservatorio Nazionale Adolescenza