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Cyberbullismo. Pro e contro dell’ammonimento. La prima applicazione della legge in Italia


La procedura di ammonimento è uno degli aspetti più salienti della legge proposta dalla senatrice Elena Ferrara ed è stata pensata in un’ottica puramente rieducativa e riparativa, non repressiva, con la finalità di rendere consapevole il minore delle sue azioni aggressive e della gravità di certi episodi e avvertirlo del fatto che certe condotte sono perseguibili da un punto di vista penale.

In questo modo, non sono stati ancora infranti articoli del codice penale, il questore può richiamare questi ragazzi che devono essere accompagnati da almeno un genitore o da chi ne fa le veci e ammonirli. Significa fargli capire la gravità di ciò che hanno fatto, fargli rimuovere il materiale e impedirgli che possa essere usato contro qualcuno o diffuso in rete.

Questa procedura permette di non lasciare inascoltate anche le forme di cyberbullismo quotidiane che avvengono purtroppo quasi tutti i giorni, che sono meno evidenti ma non per questo sono meno gravi soprattutto per le conseguenze che hanno sulla vittima dal punto di vista emotivo e comportamentale. Il procedimento decade al compimento del 18esimo anno di età.

Nello specifico, il minore di Imperia, primo caso di ammonimento in Italia, è stato convocato insieme ai suoi genitori, come previsto dalla legge, e ammonito dal questore, per aver inviato all’ex fidanzata tramite chat una foto, scattata durante la loro relazione, che la ritraeva in un momento di intimità, molto probabilmente con il fine di minacciarla di diffonderla in rete, per vendicarsi della rottura del loro rapporto.
L’ammonimento è avvenuto in seguito all’istanza presentata dal padre della ragazza alla Polizia Postale che ha poi informato la Questura. Il ragazzo è stato così invitato a rimuovere la foto da qualsiasi strumento informatico e a non divulgarla, in caso contrario, avrebbe rischiato un procedimento penale per divulgazione di materiale pedopornografico, minacce e violenza privata.

Quali sono i pro e i contro dell’ammonimento?

E’ indubbio che ci siano dei pro e dei contro. L’aspetto più importante è che in questo modo non si lascia impunito nessuno. Anche coloro che non hanno ancora commesso nessun reato possono essere ammoniti.

Il cyberbullismo nasce e si diffonde negli smartphone degli adolescenti, nelle loro abitudini quotidiane, tantissimi ragazzi subiscono nel loro silenzio minacce legate alla pubblicazione di video intimi e privati, ritorsioni, vengono derisi e presi come bersaglio per quello che i cyberbulli, nella maggior parte dei casi, identificano come gioco o scherzo. “Ma ci stavamo solo divertendo” sono le parole che più spesso sento pronunciare da loro. Non si rendono conto della reale gravità di ciò che stanno facendo e degli esiti che i loro comportamenti hanno sulla vittima, nonchè l’impatto devastante da un punto di vista psicologico.

Questa non è una giustificazione, è una comprensione del problema. Per questo si deve lavorare soprattutto su questi ragazzi per responsabilizzarli e farli ragionare. La maggior parte di loro sono “normali”, ovvero non sono aggressivi e violenti nella vita o manifestano chissà quale forma di disagio e deviazione. Su questi ragazzi l’ammonimento può essere decisamente efficace. Quando si lavora sugli adolescenti “inconsapevolmente” cyberbulli, un messaggio forte come quello di essere portati in Questura, di essere ammoniti con un procedimento che rimane fino ai 18 anni, li fa riflettere sul fatto che sono finiti dal questore per ciò che hanno fatto e per come si sono comportati. Anche gli amici saranno informati di ciò che hanno fatto, sapranno che sulla testa pesa un’ammonizione.

Il problema è che non deve rimanere fine a se stessa, ma ci deve essere un coinvolgimento della famiglia, una rieducazione, un lavorare sul perché e sul fatto che quegli atteggiamenti non devono più essere messi in atto, non solo in quella circostanza e non solo perché si viene puniti, ma perché è sbagliato far del male ad un’altra persona e non ci si deve divertire sulle spalle degli altri.

Ci sono anche dei limiti, soprattutto quando, a commettere questi atti, sono adolescenti che hanno dei tratti di personalità antisociali, un disturbo della condotta e mettono in atto tutta una serie di comportamenti devianti. Se parliamo di ragazzi con questi problemi,ci riferiamo a minori con un deficit di senso morale, hanno una scarsa o assente capacità di mettersi nei panni dell’altro, non sono in grado di riflettere in autonomia sulla gravità delle loro condotte, ricercano questo tipo di prevaricazioni, sono furbi e intelligenti e si possono nascondere dietro gli altri, cercando di non farsi scoprire, a volte mandando avanti i più deboli.

Quando parliamo di questo tipo di adolescenti parliamo di ragazzi che non si fanno intimorire dall’ammonimento di un questore, che la possono vivere come un “alla fine non mi succede niente” o con un “la prossima volta starò più attento”. In questo caso, non si tratta di atti messi in atto inconsapevolmente ma si tratta di intenzionalità. Per questa ragione sarebbe importante anche fare una valutazione della personalità di questi ragazzi e capire la profondità del problema ai fini rieducativi e preventivi di episodi futuri. Sono adolescenti che hanno famiglie che non sono in grado di assolvere efficacemente al proprio ruolo genitoriale e che quindi non saranno neanche in grado di seguire efficacemente un ragazzo dopo l’ammonimento.

Questa procedura è comunque un segnale importante che le istituzioni stanno dando ai ragazzi che si sentono troppo spesso impuniti e quindi in un certo senso indirettamente “autorizzati”.