studio e bullismo

Esclusione dai gruppi scuola: una forma di cyberbullismo


L’inserimento della più moderna tecnologia ha portato ad utilizzare Skype o Facetime per fare i compiti insieme ai compagni in multitasking, ad usare WhatsApp per condividere i risultati o più frequentemente a copiare i compiti. L’amico fa i compiti, in genere i più bravi, fa la foto e la invia al gruppo classe. Esistono tanti gruppi classe su WhatsApp e su Facebook in cui si condividono tutte le informazioni della scuola e passano i pomeriggi a postare video e messaggi vocali tante volte privi di senso, tanto per sentirsi in compagnia. Il positivo sta nel fatto che non si può sicuramente dire di non essere stati informati sui compiti o sulle interrogazioni, diciamo che questa scusa ai giorni nostri non funziona più.

Quando ci sono problemi di classe si possono risolvere in fretta e tutti insieme senza nessuno escluso tranne che non venga ESCLUSO volontariamente come nei casi di bullismo tecnologico o cyberbullismo. In questo caso il ragazzo preso di mira non viene considerato nelle attività di scuola, se ci sono lavori di gruppo da svolgere si avvicina a lui solo una limitata minoranza di compagni perché non vogliono rischiare di essere presi in giro anche loro con frasi del tipo “fai i compiti con quello sfigato”, “attenzione che puzza” ecc…..

È raro che qualcuno empatizzi con chi viene preso di mira e decida di difenderlo di sua spontanea volontà, in genere ci si smuove per “pena” che è grave quanto la prevaricazione diretta. Se ci si inserisce nei gruppi per chiedere i compiti o qualcosa inerente la scuola fioccano le battute, alcuni lo bloccano e altri scatenano il loro pubblico sarcasmo. La vittima di questa forma di bullismo, in genere, si lega a pochissimi elementi della classe, un pochino più sensibili e fa affidamento su di loro, oppure è costretta a prendere direttamente contatti con gli insegnanti che raramente si domandano perché al giorno d’oggi se tutti fanno le cose in maniera invischiata, quel ragazzo non è inserito in quel contesto.

Ho letto delle frasi in alcuni gruppi classe da far venire i brividi, “ammazza quanto sei grassa”, “ma ti sei vista quanto sei brutta”, “te credo che non ti fila nessuna”, “manco il cesso di casa mia è così brutto”, “a frocio”, prese in giro per amicizie, per i fidanzati, per i genitori e così via…..che giorno dopo giorno segnano la psiche di questi ragazzi.

 

di Maura Manca, Psicoterapeuta

Direttore Responsabile AdoleScienza.it

 

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